
REGIA: ANDRE OVREDAL
ATTORI: JACOB SCIPIO, LOU LlOBELL, MELISSA LEO
REPERIBILITÀ: ALTA
GENERE: HORROR SOPRANNATURALE
ANNO: 2026
“Passenger” è un film del regista norvegese Andre Ovredal (“Scary stories to tell in the dark“, “L’autopsia di Jane Doe“) un buon regista che solitamente ci regala discreti film, quest’ultima opera narra la vicenda di una giovane coppia che viaggia in lungo e in largo con un furgone. Una vita spensierata e fuori dagli schemi finchè una sera vengono affiancati da un’auto che sembra guidata da un passeggero molesto e ubriaco, i due lo lasciano passare ma poco dopo lo ritrovano deceduto dopo un incidente stradale. Dopo aver avvisato la polizia i due riprendono la loro strada ma si accorgono di essere seguiti da un’oscura entità. Fermatisi in un punto di ritrovo di campeggiatori apprendono di una misteriosa leggenda, un demone che segue i viaggiatori per ucciderli “attaccandosi” come una nera peste ad altri sventurati, gli ultimi che vengono a contatto con le precedenti vittime. Dopo un breve
antefatto un po’ sanguinolento arriva in scena la coppia, è un film che preferisce creare un’atmosfera inquietante piuttosto che buttarsi a capofitto in scene sanguinolente che comunque sono talvolta presenti (basti pensare alla testa strappata da dietro) la tensione sale in maniera continua ma graduale svelando il mistero, abbiamo pochi personaggi in scena, i protagonisti sono interpretati da Jacob Scipio e Lou Llobell e incarnano la classica coppia comune che cerca il proprio equilibrio nel mondo moderno. I due incarnano la fuga dalla routine, dalla città asfissiante, cercano una vita di libertà girovaga ma vedremo che qualcosa sta cambiando. Fra i film di Ovredal forse questo non si attesta nei gradini più alti della sua filmografia piazzandosi a mio avviso in una posizione mediana, si tratta di un buon B-movie girato bene che ha una tematica abbastanza originale, l’idea di un demone che si “attacca” come la peste in una “catena“
difficile da rompere diventando uno sgradito passeggero demoniaco che come da copione trae la sua forza maggiore dalle tenebre. C’è una certa attenzione all’uso delle luci e ai loro “giochi” creando interessanti sfumature (come nei casi in cui si vira sul rosso), colori che fanno da abbellimento a jumpscare quasi sempre riusciti, la simbologia dei camperisti si abbina molto bene alla tematica demoniaca in quanto i segni dei campeggiatori sembrano quasi appartenere ad un alfabeto esoterico cosi come ha un sapore magico il simbolo che la ragazza trova fra i post it della bacheca dei viaggiatori scomparsi. C’è chiaramente anche il tema delle urban legend che prendono vita e diventano una allucinante realtà, storie che si sussurrano attorno al fuoco di sera, fatti a cui pochi hanno assistiti e di cui spesso non si hanno prove ma che parlano di una realtà tangibile ma di difficile accesso per l’uomo medio,
ma che qualcuno fatalmente è destinato a incrociare. Il viaggio è sempre un percorso piacevole ma ma può anche trasformarsi in un incubo per le coppiette, un incubo fatto di incidenti, cattivi presagi, e “terzi incomodi” non umani come in questo caso. Infatti il demone incarna un po’ il terzo incomodo di cui non riusciamo a liberarci, quello che mette zizzania, che ti rallenta ed infine ti manda fuori strada. “Passenger” è un vero e proprio horror on the road, ci sono spesso inquadrature in campo lungo e profondo su queste strade maledette dove poi (in campo medio) si intravede questo demone sul ciglio della strada piantato lì come un autostoppista da un altra dimensione. La musica non sembra avere una posizione di rilievo ma accompagna l’opera come un semplice riempitivo con non molte pretese, nel loro “viaggio dell’eroe” (teorema sul quale si basa gran parte dei film di qualsiasi genere) i protagonisti non guadagnano niente, cambiano poco le loro direttive ma piuttosto si liberano di un pesante e inaspettato fardello che rischiava di ucciderli. “Passenger” è un degno B-movie fatto come si deve e che intrattiene bene tuttavia è anche un film che una volta visto difficilmente fa venire voglia di una seconda visione, nonostante l’impegno siamo lontani dai picchi creativi e originali che il regista norvegese ci aveva mostrato con “L’autopsia di Jane Doe“, è un buon compitino svolto come si deve, abbastanza originale e che scorre via in modo piacevole e poco impegnato.

