DANGEROUS ANIMALS

REGIA: SEAN BYRNE

ATTORI: HASSIE HARRISON, JAI COURTNEY, JOSH HEUSTON, ROB CARLTON

REPERIBILITÀ: ALTA

GENERE: THRILLER-SURVIVAL

ANNO:  2025

“Dangerous animals” rientra in parte in quella categoria di horror estivi e poco impegnativi, quelli a tema di isole piene di insidie, surfisti in pericolo oppure di pazzi che irretiscono innocenti vittime su spiagge da sogno. Il regista Sean Byrne (“The loved ones”, “The devil’s candy”) ci propone questa storia in cui Tucker (Jai Courtney) un tipo ambiguo, gestisce un attrazione turistica basata su immersioni in gabbia per ammirare gli squali. Tucker li porta la largo con la sua vecchia barca ma l”attrazione turistica è in realtà una trappola sadica in cui finiranno irretiti anche i giovani Zephyr (Hassie Harrison) e Moses (Josh Heuston) con conseguenze drammatiche. La sceneggiatura di Nick Lepard è semplice e lineare, ci sono pochi personaggi ma ben caratterizzati: la Harrison interpreta una ragazza comune in cerca di un po’ di avventure sia sentimentali che surfistiche e si ritrova invece prigioniera sulla scalcinata barca di Tucker. Il suo è un personaggio comune a tanto thriller la ragazza carina che lottando per la vita si scopre una final girl agguerrita che sa lottare per la sua sopravvivenza, tutto questo in un crescendo di situazioni sempre più pericolose. La Harrison è un’attrice molto versatile che si adatta bene a quasi tutti i generi, dalla fantascienza di “A.X.L.” al western della serie “Jellowstone” alla commedia di “Quasi”. Jai Courtney è Tucker il suo è un personaggio schizoide di cui si conosce poco del suo passato ma si presumono molti menefreghismi da parte di sua madre, un ragazzino solo e introverso che ha un incidente in mare e uno squalo lo azzanna. Questo episodio però segnerà il sorgere di una patologia psichica che lo lega a doppio filo a queste creature diventandone una sorta di estimatore deviato, che le utilizza per i suo terribili snuff movies in cui le vittime vengono divorate dagli squali sotto l’occhio vigile della sua fedele telecamera. Poi c’è Josh Heuston che è il belloccio Moses, un personaggio poco incisivo che si ritrova invischiato nella storiaccia in quanto vuole ad ogni costo ritrovare la donzella con la quale aveva passato la nottata. Rob Carlton interpreta un personaggio gradevole ma secondario, il classico vecchietto un po’ andato che non si rende conto della situazione, un personaggio un po’ comico e ingenuo, i personaggi sono più o meno tutti questi quindi il film ha principalmente solo tre pietre angolari sulle quali far ruotare tutta la storia. Un film dall’ impianto semplice con ambienti sporchi che accentuano l’aura di degrado morale, la vecchia imbarcazione con i suoi interni sporchi e talvolta rugginosi è l’esempio lampante di questo tipo di atmosfera, c’è il tema degli snuff movie, argomento sempre delicato e difficile da trattare, solitamente inteso come ignobile commercio di morte, qui ridotto di portata e trasportato in una visione ad uso privato. Tucker è un voyeurista della violenza dura e pura, un deviato che ama vedere la sofferenza sullo schermo riducendola a intrattenimento per i suoi pranzi solitari, la sua è una personalità borderline, capace di camuffarsi sotto le spoglie di un tipo apparentemente ingenuo e maleducato, il suo delirio talvolta un po’ bambinesco sfocia in balletti stupidi sotto l’effetto di alcool e la sua sarà una fine in linea col suo personaggio, con un esito che è come un cerchio che si chiude. La domanda che il film pone è semplice: chi è il più spietato predatore, un uomo psichicamente instabile o un famelico squalo? Il regista sembra puntare proprio sulla seconda risposta, infatti in una scena-simbolo che racchiude in un ceto senso l’essenza del film vediamo uno squalo che non aizzato nè infastidito se ne va per la sua strada senza aggredire nessuno. Il personaggio di Tucker vive una sorta di simbiosi psicologica con questi animali credendo (erroneamente) di porte piegare il loro istinto a tutti i suoi capricci, crede che essi siano come lui, che ci sia una qualche somiglianza caratteriale, uno pseudo legame, la vecchia barca con le sue cabine è un luogo sporco e scuro dove assistiamo a vessazioni che ricordano vagamente certi prodotti torture-porn e dove è invitabile che lo spettatore si identifichi totalmente con la protagonista facendo un gran tifo per lei restando incollato allo schermo per vedere come possa cavarsela. “Dangerous…” La violenza c’è ed è piuttosto cruda, questa crudezza è uno degli aspetti migliori del film, uncini e arpioni piantati nella carne, persone calate in mare fra tre o quattro squali affamati e sbranate senza riserve, pur non inventando niente e non avendo chissà quali assi di originalità nella sua faretra scorre bene senza cadute di tono. Un film buono per una visione one shot piacevolissima ma forse da non ripetere una volta visto e capito lo schema del film, consigliato a chi ama i thriller con un approccio un po’ survival dove la vittima è il topo che deve scappare dal classico folle gatto. 

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