LA CASA CON LA SCALA NEL BUIO

REGIA: LAMBERTO BAVA

ATTORI: ANDREA OCCHIPINTI, ANNY PAPA, MICHELE SOAVI, LARA NASZINSKY

REPERIBILITÀ: MEDIA

GENERE: THRILLER-MYSTERY

ANNO:  1983

“La casa con la scala nel buio” è un thriller del 1983 anno in cui il cinema di genere italiano non era morto ma iniziava a scricchiolare, si tratta di un thriller di serie B girato da Lamberto Bava che a fronte di un budget modesto riuscì a incassare tanto. Notiamo subito alcune presenze importanti e forse curiosamente insolite per un modesto thriller di serie B come il regista-attore Michele soavi e il produttore-attore Andrea Occhipinti (fondatore della Lucky Red) e per finire l’attrice Lara Naszinski nipote del famoso attore Klaus Kinski. La sceneggiatura del duo Sacchetti-Briganti ci mostra (dopo un breve prologo) Bruno (Andrea Occhipinti) un compositore di musiche per film sta prendendo in affitto una villa isolata per svolgere in tranquillità il suo lavoro. Egli collabora con la regista Sandra la quale nei loro incontri gli dà delle direttive da seguire, tornato alla villa trova Katia (Valeria Cavalli) la quale gli dice che cercava la vecchia affittuaria Linda. Poco dopo la ragazza scompare, intanto Bruno sente strani rumori e trova tracce insolite. Il compositore ritrova il diari di Katia la quale viene aggredita da un misterioso killer. Bruno riceve poi l’inaspettata visita della sua fidanzata la quale più ingelosita che impaurita lo esorta a lasciar perdere le strane storie e concentrarsi sul lavoro. Qual’ è il segreto di Linda citato nel diario di Katia? Cosa sono quelle voci impresse nelle registrazioni fatte alcune ore prima? Chi è il misterioso killer che uccide le donne? Siamo davanti a un B movie che somiglia vagamente a certi prodotti anni ’70 ma fuori tempo massimo in cui la musica (anche per esigenze dettate dalla sceneggiatura) svolge un ruolo abbastanza rilevante, la colonna sonora è composta da Guido e Maurizio De Angelis si tratta di una melodia da pianoforte elegante e un po’ sinistra che ricorre spessissimo durante il film, gradevole all’ascolto, che contribuisce a creare una certa atmosfera. Si entra presto nel vivo dell’azione con questo personaggio che sente rumori strani e si sente spiato da qualcuno. Sicuramente alcune cose sono da rivedere come l’arma usata dal killer (un trincetto, arma che incute poco timore) e l’entrata in scena della donna che sbuca improvvisamente dall’armadio o altri personaggi che entrano in scena così, dal niente (come anche la fidanzata Giulia) rendendo le scene quasi surreali e poco plausibili con entrate in scena troppo elementari. Il personaggio di Bruno interpretato da Andrea Occhipinti è il classico bravo ragazzo un po’ belloccio, Anny Papa è Sandra una donna in carriera desiderosa di avventure, personaggio blando e un po’ stereotipato. Poi c’è Stanko Molnar un attore più che discreto utilizzato anche dai fratelli Taviani e Cimino qui un po’ sprecato nella parte secondaria di un ambiguo giardiniere un po’ freak, classico personaggio depistatore. Talvolta c’è un buon uso delle luci sceniche soprattutto nel primo omicidio dove l’ombra del killer si allunga sulla vittima che agonizzerà in una lunga sequenza di uccisione. Si punta più sull’atmosfera che sugli effetti truci ma la sequenza dell’omicidio in bagno è molto buona, con primi piani sulle ferite sanguinanti, un omicidio violento e abbastanza splatter che colpisce a dovere lo spettatore. L’idea che nel nastro siano racchiusi dei segreti “sussurrati” non è male e anche quest’idea fa molto giallo ’70 e forse in alcuni frangenti troviamo delle reminiscenze argentiane, tuttavia un andamento lento e un taglio televisivo non aiutano a far decollare in pieno la pellicola. Alcuni personaggi sono sopra le righe come il giardiniere, gli effetti sono tutti artigianali e le sequenze degli omicidi sono tutte più o meno convincenti e non tutti i colpi di scena convincono (come la tentata coltellata da dietro le tende) e la tensione si allenta in diversi frangenti diventando disomogenea. Anche i dialoghi talvolta si perdono in frasi scontate che non giovano alla scorrevolezza della sceneggiatura, in definitiva “La casa con…” è un thriller sufficientemente buono ma con diverse criticità che non lo rendono un prodotto sopra la media, si vede con piacere ma non riesce ad elevarsi, tuttavia gli estimatori dei gialli italiani avranno pane per i loro denti, questi erano gli spaghetti thriller che sapevamo fare ma dei quali oggi abbiamo perso  la ricetta.

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