REGIA: BRIAN DUFFIELD

ATTORI: AUSTIN ABRAMS, JOSH BROLIN, ELIZABET SHUE 

REPERIBILITÀ: ALTA

GENERE: SURVIVAL ESTREMO

ANNO: 2026

“Whalefall” è un survival atipico ed estremo firmato Brian Duffield regista che ha girato discreti film come “The babysitter”, “Underwater”, “Love and monsters”, e torna alla carica con questo survival estremo e folle dove Jay volendo ritrovare i resti del padre Mitt morto suicida in mare decide di immergersi ed esplorare la costa californiana. Ma inaspettatamente, al largo della costa centrale, dopo essersi sporto da un costone roccioso marino finisce in modo rocambolesco nella pancia di una balena. La situazione si fa subito folle e disperata, egli dovrà escogitare qualcosa prima che l’ossigeno della bombola finisca, e fare leva sulle sue sole forze e sulla sua astuzia cercando di mantenere la lucidità mentale in una situazione estrema e quasi impensabile. “Whalefall” è un survival estremo e claustrofobico fatto molto bene, la pancia della balena diventa un luogo asfissiante dai colori blu come un cielo stellato rendendo le interiora quasi un luogo mistico ultraterreno, (dai colori che richiamano alla mente anche un ambiente alieno e ostile)che si contrare in spasmi mortali cercando di digerire il nostro protagonista assieme ai pesci inghiottiti. Ma quello di Duffield non è un film che si limita a mostrare solo l’aspetto survival ma c’è una buona caratterizzazione dei personaggi e si esplora a fondo il conflittuale rapporto padre-figlio che si alterna come una continua altalena con le sequenze survival creando un mix interessante. In un certo senso l’immersione di Jay è una metafora per affrontare tutte le ombre del rapporto col padre, un’immersione nell’inconscio e nel passato cercando di bilanciare le colpe e scavare nella psicologia di quel rapporto come sottolineano anche i frequenti flashback che ci chiarificano a fondo ogni aspetto della loro vita. Il cast è buono, nella parte del figlio troviamo Austin Abrams (“Weapons”, “Resident evil”, “The walking dead”) attore adattissimo in questo ruolo, il suo è un personaggio fragile e forte al tempo stesso, uno che ha imparato dalla vita a “stare a galla”. Nella parte del burbero padre c’è Josh Brolin (“Weapons”, “Goonies”, “Non è un paese per vecchi”) che ci regala una grande interpretazione, un padre burbero che finisce la propria vita alla deriva, una deriva fisica e morale abusando di alcool, un’interpretazione forte e viscerale che lascia il segno. Poi troviamo anche Elizabeth Shue nel ruolo della madre, personaggio secondario e poco interessante ai fini narrativi nonostante la Shue sia un’attrice di rilievo ultimamente finita un po’ in ruoli secondari. Lo spettatore soffre col personaggio, si identifica fortemente e fa il tifo per lui mentre cerca di uscire dalle labirintiche viscere della balena, la sequenza chiave più spettacolare a livello puramente visivo è sicuramente quella dove il nostro eroe risale lo stomaco fino a giungere alla bocca del mammifero mentre l’animale si “impenna” emergendo dalle onde del mare e il nostro eroe urla con tutto il fiato sentendo una barca lì vicino, urlo che però viene sommerso dal verso del cetaceo che eclissa il suo disperato grido d’aiuto. Si può essere giustamente prevenuti verso questo genere di film dato che in passato abbiamo visti di tutto: gente chiusa in una bara, nelle cabine, in gelide funivie, dentro treni, aerei, ecc… quindi quando ci propongono l’ennesimo survival c’è chi potrebbe pensare a questo film come l’ennesimo tentativo di tirare fuori qualcosa di nuovo ed in effetti il film riesce a dare allo spettatore un minimo di novità in un genere inflazionatissimo giocando bene le carte che si basano su un’idea folle ma originale premiata anche dalla critica che giustamente ha giudicato in modo generalmente favorevole il film di Duffield. Un film dalla sceneggiatura chiaramente semplice ma non scontata che sa essere crudo e claustrofobico rendendo l’interno della balena un luogo dai colori un po’ fantascientifici, dove il nostro affronterà sfide quasi impossibili e dovrà fare i conti anche col suo inconscio.  Si tratta di un film che sa dare forti emozioni e un senso di lotta alla sopravvivenza tremendamente reale e urgente, sensazioni che lo spettatore sentirà profondamente sulla sua pelle, e farà il tifo affinchè il protagonista esca da questa “gabbia di carne” asfissiante e mefitica, consigliato soprattutto agli amanti del survival più estremo.

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