
REGIA: SAM RAIMI
ATTORI:RACHEL McADAMS, DYLAN O’BRIEN, XAVIER SAMUEL
REPERIBILITÀ: ALTA
GENERE: HORROR, SURVIVAL
ANNO: 2026
Raimi è un regista che non ha bisogno di presentazioni, questa volta ci propone un film particolare che parte come uno scontato survival su un ‘isola per finire su altri lidi, la sceneggiatura è del duo Damian Shannon e Mark Swift, troviamo Linda (Rachel McAdams) una simpatica e sfigata impiegata che aspetta una promozione da anni. Finalmente con l’arrivo del nuovo direttore (Dylan O’Brien) la cosa sembra andare in porto visto che il defunto padre del nuovo capo aveva promesso alla ragazza una promozione. Tuttavia il neodirettore Bradley non ha alcuna intenzione di promuoverla ritenendola un’inetta. Bradley comunque decide di portarsela dietro per un affare da concludere in Tailandia. Durante il volo una brutta turbolenza farà precipitare l’aereo e i due finiranno da soli su un’isola deserta, nonostante l’astio fra i due comincerà a crearsi un certo feeling inaspettato, ma durerà? Raimi mette in piedi un film difficilmente inquadrabile in un genere preciso, mischiando survival, critica sociale, scene splatter, e una buona dose di humor nero, Rachel McAdams è fantastica
nell’interpretare questa impiegata sognatrice, goffa e dolce, nello scorrere della pellicola il suo personaggio subirà una vera metamorfosi ribaltando completamente le carte in tavola. Non da meno è Dylan O’Brien nella parte dell’antipaticissimo direttore, anche lui cercherà di mandare fuori binario lo spettatore con falsi comportamenti, “Send…” si basa su questi due pilastri di attori che interpretano due personaggi dalle dinamiche imprevedibili, si odiano, si amano, poi si odiano di nuovo fino alle estreme conseguenze. “Send…” parla delle dinamiche del mondo moderno dove il debole non ha spazio, deve diventare forte e abbattere un nemico di classe per sopravvivere ed emergere da un contesto sociale opprimente e ingiusto, Linda non è una final girl è un personaggio che sprigiona una forza che nel contesto ordinario non poteva esprimere, per lei la vera Jungla era l’ufficio dove era l’ultima ruota del carro ma nella natura selvaggia date le sue profonde conoscenze delle tecniche di sopravvivenza i ruoli si ribaltano drasticamente. Raimi impreziosisce il film lasciandosi andare di tanto in tanto ad uno splatter realistico, crudo e selvaggio come nella sequenza del cinghiale ucciso dove il sangue abbonda, un colore rosso acceso
che inonda la protagonista o nella sequenza di sottomissione totale dove Linda cerca di castrare brutalmente il suo capo, ma Raimi rende interessante ed affatto scontata tale sequenza con un abile e semplice giochetto registico fuoricampo che tiene adeguatamente lo spettatore sulle spine. Linda è un personaggio che incarna anche la combattività ed emancipazione femminile ma non in modo stucchevole ed intellettualoide bensì con una grinta insuperabile. Raimi ama giocare con lo spettatore che si aspetta il solito film su un naufragio su un isola deserta dove due personaggi opposti sono costretti a convivere e dopo un iniziale odio si apre la solita love story ma non sarà affatto così, Raimi dimostra di conoscere le regole del cinema e sa su quali binari indirizzare lo spettatore per farlo finire su rotaie inaspettate che spesso portano al grottesco ma senza mai diventare stucchevole. La fotografia di Bill Pope è sempre nitida e dai colori
accesi e da il meglio nelle sequenze splatter dove il sangue vermiglio esplode oppure nei panorami dove bianche spiagge e verdi foreste risplendono. La sceneggiatura appare semplice ma questa estrema caratterizzazione dei personaggi è il punto di forza maggiore del film, personaggi che si evolvono, si scontrano si conoscono e si scannano in questa insolita “arrampicata sociale” a cui mira la protagonista un’arrampicata che si verifica in modo assolutamente fortuito e non convenzionale per un personaggio col quale lo spettatore (almeno all’inizio) tende inevitabilmente a solidarizzare, un personaggio che rivelerà anche tratti psicopatici e borderline. Un film dove non ci sono innocenti, tutti sono contro tutti in una lotta per la sopravvivenza che inizialmente è di tipo sociale ma poi diventa anche una lotta per la vita in senso stretto senza esclusione di colpi. I personaggi secondari tendono a d essere meri gregari utili solo a rafforzare l’aura di antipatia per la classe dominante, copie sbiadite, replicanti della figura dell’odioso capo. Si tratta di un film in cui i personaggi hanno molte sfumature, semplice, diretto ma che al tempo stesso fa riflettere su una società squilibrata che mangia i più deboli, uno specchio dei nostri tempi portato all’estremo dai due protagonisti, da vedere.
