SPECCHI INFRANTI BY RICCI CAP 42-43

Capitolo 42

Affacciato alla finestra, Lorenzo fumava una sigaretta pensando a tutti gli orribili avvenimenti accaduti. Adesso che le riprese del film erano terminate, quel pazzo maniaco sarebbe scomparso nel nulla? No… impossibile. Più ci pensava e più si convinceva che il film non centrava nulla con le folli motivazioni che avevano portato quello psicopatico a uccidere. Osservò la luna piena e luminosa che brillava nella notte. Non aveva per niente sonno. Chiuse la finestra e dopo essersi versato da bere, si sedette in poltrona a guardare le bozze dei disegni che il grafico gli aveva consegnato. Avrebbe dovuto scegliere quello che sarebbe diventato il manifesto promozionale di “Specchi Infranti.” A lui ne piaceva uno in particolare. Un occhio sbarrato con un coltello insanguinato riflesso nella pupilla. Era veramente d’effetto. Li guardò e riguardò attentamente più volte. Niente. La sua attenzione era ormai stata catturata da quell’immagine. Se anche Stefano fosse stato d’accordo, avrebbero scelto quello. Appoggiati i bozzetti, lo sguardo gli cadde su una pila di fogli accatastati sopra una sedia. Erano alcuni soggetti che avrebbe dovuto visionare. Uno era di Franco Ferrini, un altro di Dardano Sacchetti, un altro ancora, scritto a quattro mani da Antonio Tentori e Claudio Lattanzi, tutti bravissimi autori che desideravano lavorare con lui, e con i quali lui stesso, aveva gran voglia di collaborare. Non era comunque quello, il momento giusto per iniziare a leggerli. Stava per dirigersi in cucina quando il telefono squillò. Una voce visibilmente contraffatta, gli disse in tono perentorio di accendere il computer. Lorenzo non ebbe neppure il tempo di ribattere, che la comunicazione si interruppe. Sentiva che non si trattava di uno scherzo, anche se in cuor suo ci sperava. Con il cuore in gola si mise davanti al monitor. Subito dopo, vide il messaggio che lo invitava ad aprire un link.

Capitolo 43

Il commissario Baldoni era appena uscito dalla doccia, e stava già pregustando la lunga dormita che da lì a qualche minuto, avrebbe fatto. Lo squillo del telefono lo fece rabbrividire. Il numero di Lorenzo Torri sul display, ancora di più. Per chiamarlo a quell’ora doveva essere successo qualcosa. Tutto pur di non dover uscire, pensò. “Si pronto? Cosa? Non tocchi nulla mi raccomando.” Tutta la stanchezza che si sentiva addosso, immediatamente scomparve. “Chiamo subito un esperto di computer e la raggiungiamo a casa!”. Compose il numero di Antonio Falà, che oltre a essere uno dei suoi uomini migliori, era anche un genio dell’informatica. Nel giro di venti minuti, furono entrambi a casa di Lorenzo Torri. Sullo schermo del computer, campeggiava l’immagine di una ragazza legata sul letto, con la bocca tappata da un cerotto o qualcosa di simile, e lo sguardo terrorizzato. L’agente già seduto digitava alcuni tasti. “Solo riuscendo a capire da dove arrivino queste immagini, potremo risalire all’autore, e salvare quella poveretta… ma non sarà sicuramente una cosa facile”, disse. “Aspetti!”, gridò Lorenzo. “Si può ingrandire quel particolare?”. “Certo.”, rispose Antonio, isolando la parte richiesta per poi allargarla. “Un po’ di più… un po’ di più… ecco… ci siamo. Si è proprio quello che pensavo!”. “Cosa?”, domandò Baldoni. “Vede li… sul braccio… è il mio autografo. Riconosco anche la ragazza adesso”. Spiegò al commissario dell’incontro pubblico e della strana richiesta di quella giovane fan. “Bastardo! Maledetto bastardo! Che cosa centra lei? Vuoi me? Sono qui… vieni a prendermi e facciamola finita!”, gridò il regista colto da una crisi. Baldoni cercò di calmarlo, mentre l’agente continuava con estrema difficoltà, a capire la provenienza di quelle immagini. L’impresa si dimostrava più difficile del previsto. Nel frattempo sul monitor, una mano guantata di nero accarezzava il viso della giovane, poi, preso un coltello, lacerò la stoffa del pigiama mettendo in mostra i seni e passandoci sopra più volte la fredda lama. La ragazza mugolava disperata, con gli occhi sbarrati dal terrore. Subito dopo, il misterioso assassino avvicinò il coltello allo schermo graffiandolo, provocando uno stridio insopportabile. All’improvviso il collegamento cessò. “Maledizione!”, gridò l’agente. “Adesso non ci sono più possibilità di rintracciare la fonte.” “Un momento”, disse Lorenzo. Corse all’ingresso e aprì un cassetto. Tirò fuori una scatola in cui conservava vari biglietti da visita. Rovistò nervosamente al suo interno. Era certo di averlo messo lì dentro. Baldoni e il poliziotto, osservavano in silenzio senza capire. “Eccolo!”, esultò il regista. “Che cosa?”, chiesero i due. “Questo è il biglietto con il suo indirizzo… me l’ha dato quella sera, dopo avermi invitato al suo compleanno”. Guardarono l’indirizzo e uscirono di corsa. Nel giro di poco, giunsero a casa della ragazza. Oltre alla loro macchina, anche altre due volanti arrivarono sul posto, subito seguite da un’ambulanza che certamente sarebbe servita. Con un paio di spallate gli agenti buttarono giù la porta ed entrarono nell’appartamento. Trovarono subito la giovane, che stava distesa sul letto, slegata e senza più cerotto sulla bocca, ma immersa in un lago di sangue. Baldoni le tastò il polso. Era debolissimo. Venne adagiata sulla barella. Dopo aver fatto la prima rampa di scale, chiamarono il commissario. La ragazza stava tentando di parlare. Lorenzo e Baldoni giunsero di corsa, ma riuscirono solo a sentire l’ultimo gemito di quella poveretta prima di morire. Gli infermieri presero l’ossigeno e tentarono l’impossibile con il defibrillatore. Provarono e riprovarono, ma tutto fu inutile. Il commissario abbassò il capo, poi disse di prendere il computer della ragazza, e controllarlo a fondo. Magari avrebbero trovato qualcosa d’importante per le indagini. Uscito dal portone, Lorenzo diede un calcio a una bottiglia di plastica in terra. Imprecò, poi si sciolse in un pianto nervoso. Ancora una vittima innocente. Uccisa solo per la colpa di essere sua fan. Che cosa voleva quel maledetto psicopatico da lui? Perché non lo uccideva facendola finita? Qualcuno chiamò il commissario. Erano un poliziotto e un infermiere, entrambi dalla faccia sveglia. Dissero, che si trovavano vicino alla ragazza quando aveva provato a parlare. “Sembrava voler pronunciare una parola, o un nome. Fe… o qualcosa di simile”, disse l’agente, mentre l’altro confermava annuendo. “Cosa voleva dire?”, domandò Baldoni a Lorenzo. “Commissario, io non vorrei sembrare paranoico o che pensasse che ce l’ho con lui, ma Fe, potrebbe stare per Fernando. È un attore conosciuto… per forza la ragazza sapeva chi era. Di certo aveva il volto scoperto, tanto sapeva che l’avrebbe uccisa! Troppe cose si legano. E la foto trovata a casa mia la sera della festa? Lui passeggiava li sotto quella sera”, rispose il regista. Baldoni rimase alcuni istanti in silenzio, poi chiamati alcuni agenti, si diresse a casa dell’attore. Lorenzo, fece il gesto di seguirli, ma il commissario lo bloccò, invitandolo a farsi accompagnare a casa. Gli avrebbe comunicato lui il susseguirsi degli eventi. Se Fernando Rozzi era davvero il folle assassino che cercavano e a quel punto la cosa sembrava probabile, non era il caso che vedesse il suo peggior nemico.

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