
REGIA: LUCA BERTOSSI
ATTORI: DOINA KOMISSAROV, JURAJ GIORGIO VALACHOVICH, GIULIA VERONA
GENERE: THRILLER, THRILLER PSICOLOGICO
ANNO: 2026
Vera (Doina Komissarov) è una ragazzina gioca col bimbetto Nicholas, a nascondino in un bosco idilliaco ma in questa bella giornata spensierata un orco è in agguato fra gli alberi, un uomo che la terrà prigioniera per anni. Anche quando Vera riuscirà a fuggire le resterà impresso nella psiche un trauma indelebile, il suo rapitore non c’è più ma è sinistramente presente nella sua psiche come un’ombra che la segue. Bertossi gira un corto (scritto da Furio Reini) dall’atmosfera introspettiva e psicologica che affronta il tema delle ferite psicologiche a seguito di un rapimento e successiva segregazione. Viene espressamente citata dalla protagonista la famosa “sindrome di Stoccolma” (una risposta psicologica distorta che ribalta le prospettive e fa provare empatia alla vittima nei confronti del suo carnefice) ma il periodo di segregazione non viene mostrato, ma c’è un salto temporale che mostra com’è ora la vita della protagonista e le ferite con cui convive. La protagonista è una persona fragile, ferita, ottimamente interpretata dalla Komissarov che ci mostra un personaggio fragile e complessato, che non è riuscito a liberarsi del trauma subito, ma nella storia c’è anche Nicholas (interpretato da Juraj GiorgioValachovic) l’amico d’infanzia, il quale anche lui ha partecipato al trauma ma ha reagito in modo molto diverso ma anche lui sotto un atteggiamento freddo e impassibile nasconde i suoi traumi e li manifesta in modo opposto a Vera. I due rappresentano le due facce di una stessa medaglia, due modi di sopravvivere ad un trauma opposti e talvolta inconciliabili ma uniti in un tragico passato. L’ambientazione ricalca bene i temi psicologici della vicenda infatti si inizia con un bosco (la selva è da sempre collegata all’inconscio) passando per una stanza colorata da una luce rosso accesa e finendo in uno scantinato che è un altro simbolo dell’inconscio (insieme alla soffitta) dopo essere passata da una stanza colorata da una luce rossa (forse simbolo di un pericolo imminente). Due personaggi che incarnano due strade opposte che si incontrano in diversi ma cruciali momenti della vita per incontrarsi nuovamente con Bertossi si avvale della scrittura di Fulvio Reini per portare in scena una vicenda dalla forte connotazione psicologica, una riflessione sui traumi e le loro estreme conseguenze fisiche ma soprattutto psicologiche, i due personaggi incarnano in pieno questi traumi ma li assorbono in modo diverso finendo per reagire in modo opposto e a scontrarsi in un finale di sangue. La fotografia è cristallina (c’è un buon uso dei colori anche a sottolineare spesso la loro valenza a livello psicologico), e il montaggio curato dallo stesso Bertossi è come al solito ben calibrato, il regista friulano gira un altro corto mettendo in mostra ancora una volta tutte le sue potenzialità, pescando da un tema originale scritto da Reini mettendo in piedi una sorta di thriller psicologico dove abbiamo tre poli opposti i due giovani e il misterioso rapitore che è come un’ombra che aleggia su tutta la vicenda. “Savede/Salva” è un altro buon tassello nella filmografia di Bertossi che ancora una volta si dimostra un regista capace di creare opere dove non manca mai almeno un pizzico di originalità. Ma adesso facciamo due parole col regista per scoprire di più sul cortometraggio.
Dott trash: Ciao Luca, parlaci della genesi di questi nuovo corto, lo definiresti un thriller psicologico?
Bertossi: Ciao e grazie per avermi concesso lo spazio per questa intervista. L’idea del cortometraggio è nata dalla collaborazione con lo sceneggiatore e amico Furio Reini che ha scritto questo thriller/horror basandosi sul suo immaginario per quanto riguarda questo genere. All’epoca dell’università avevamo idee abbastanza diverse su questi generi e proprio per questo è stata una sfida molto interessante realizzare questo cortometraggio. E le particolarità di questo film derivano proprio dal fatto che l’orrore non sta per forza in un film tutto al buio, ma si
può nascondere in qualsiasi casa alla luce del giorno
Dott trash: Come ho scritto nelle recensione, il bosco e lo scantinato sono luoghi che spesso la psicologia associa all’inconscio o agli incubi, era questa la funzione di questi posti all’interno della struttura narrativa?
Bertossi: Si, alla fine Vera è un personaggio forte, che però ha comunque il trauma per quello che ha vissuto e, forse, non se ne è mai andata via veramente da quella stanza. Sul trasferire significati subliminali allo spettatore attraverso le location abbiamo lavorato anche in una seconda dimensione: quella dei colori del set. È stato fatto un lavoro di color palette molto particolare. A Hollywood va per la maggiore il cosiddetto look Teal and Orange, due colori tra loro complementari nella routa dei colori e che quindi accrescono la sensazione di profondità. Noi li abbiamo virati leggermente verso il marrone (un arancio che contiene più rosso, ma più smorto) che nel nostro intento rappresenta la pericolosità dell’apparentemente sicuro, impersonata dal villain del caso, e un azzurro pastello (che indica più del verde-blu classico il placido e tranquillizzante ambiente domestico e di converso la difficoltà di avvertire il pericolo da parte della protagonista, il suo sentirsi al sicuro). A questi abbiamo aggiunto un colore di accento, il giallo, nel nostro intento la forza dirompente e vitale della speranza ma anche il suo opposto.
Dott trash: Sappiamo che questo tuo corto è nato dalla scrittura di Fulvio Reini, parlaci di questa collaborazione, cosa ti ha colpito della storia per decidere di farci un corto?
Bertossi: Come accennavo in precedenza la prima stesura di questa sceneggiatura risale ai tempi dell’università a Pordenone. All’epoca io ero fissato con gli horror paranormali dove il buio è il protagonista mentre Furio era più per gli slasher anni ‘80.Furio ha cercato di unire tutti i puntini in modo da scrivere una sceneggiatura che rimanesse nel suo immaginario, ma che potesse piacermi e in effetti mi ha colpito sin da subito l’idea che sta alla base del cortometraggio. Successivamente però è rimasta nel cassetto per molto tempo e solo pochi mesi fa l’abbiamo riesumata e realizzata anche grazie all’aiuto del mio fidato collaboratore Massimo Bocus, con cui abbiamo sistemato alcuni dettagli e siamo arrivati alla stesura definitiva.
Dott trash: Gli attori mi sembrano molto calati nei loro personaggi, soprattutto la protagonista Kommissarov che mette in mostra un personaggio fragile e un po’ etereo, dicci qualcosa sulla scelta del cast
Bertossi: Secondo me il personaggio di Vera è forte e fragile allo stesso tempo, fragile per quello che ha subito, ma forte perché ha cercato di andare avanti. Ad ogni modo Doina è una mia cara amica oltre che un attrice affermata che ha iniziato la sua carriera da giovanissima: era da anni che volevamo girare qualcosa assieme e finalmente abbiamo trovato l’occasione giusta per farlo. Invece per Juraj avevamo già
collaborato con La Croce di Ferro, dove ha vestito i panni del soldato tedesco protagonista: mi ero trovato molto bene con lui e allora ci siamo risentiti anche per questo progetto. Giulia Verona la conoscevo tramite vecchie conoscenze e sapevo che era interessata alla recitazione. Per di più ha una leggera somiglianza con Doina Komissarov e quindi questo aiutava con l’idea del culto che rapisce persone con determinate caratteristiche.
Dott trash: Un aspetto curioso del tuo film è che contrariamente ad altre opere che trattano temi come sequestri, rapimenti ecc.. nel tuo corto l’aspetto visivo della segregazione della protagonista non viene mostrato esplicitamente ma ci si concentra sui traumi psicologici che segnano le persone, un aspetto più introspettivo diciamo, paraci di questa scelta
Bertossi: Abbiamo deciso di raccontare una fase particolare del periodo del post rapimento. Ovvero di quando Vera va a salutare l’unico amico di infanzia che era rimasto, Nicholas, che era anche il bambino con cui giocava nel bosco quando è stata rapita. Le loro vite come si vedrà nel corto sono andate proprio in direzione opposte, e l’idea appunto di organizzare questo appuntamento nella sceneggiatura ci piaceva molto
