LA MORTE BUSSA DUE VOLTE

REGIA: HARALD PHILIPP/SERGIO GARRONE

ATTORI: DEAN REED, FABIO TESTI, LEON ASKIN, WERNER PETERS, FEMI BENUSSI, ANITA EKBERG

REPERIBILITÀ: BASSA

GENERE: ITALIAN GIALLO

ANNO: 1969

DISTRIBUZIONE ITALIANA: P.A.C. (ALL’EPOCA), CECCHI GORI VIDEO

MOMENTI CLOU: 1) IL DELITTO SULLA SPIAGGIA 2)LA SCENA DELLA BISCA SULLA BARCA 3) L’ENTRATA IN SCENA DEL “PROFESSORE” 4) L’INSEGUIMENTO IN AUTO COL DETECTIVE PRIGIONIERO 5) LA RESA DEI CONTI FINALE A SUON DI PIOMBO

Questo film del 1969 di Harald Philipp e Sergio Garrone (quest’ultimo a quanto pare si occupò solo della sceneggiatura) è un giallo abbastanza raro che fortunatamente è stato ristampato in dvd nella collana cinekult a cura di Manlio Gomarasca. Si tratta di una produzione italo-tedesca, (si trovano poche notizie su Harald Philipp, girò solo un altro film nel 1971: “Morte sul Tamigi” per poi scomparire dal cinema) la trama è liberamente tratta da un racconto di Max Philipp Shaeffer e si muove sui binari dei vecchi gialli all’italiana. Il film fu prodotto dalla P.A.C. (produzioni Atlas consorziate) casa di produzione creata dalla stesso Garrone che chiuse negli anni ’90, vantava una lunga lista di film prodotti e distribuiti. Per fare qualche esempio possiamo citare alcuni titoli della P.A.C. “Solamente nero”, “Body puzzle” (un B movie di Lamberto Bava), “Cinque bambole per la luna d’agosto” passando poi per il poliziesco con “Mark il poliziotto” e western con “Roy Colt e Winchester Jack” e tanti altri.

Il dvd della collana cinekult contiene un’intervista a Garrone, ma chi s’aspettava un approfondimento del film rimarrà deluso in quanto Garrone parla più che altro della sua carriera soffermandosi poco su ” La morte bussa…” dicendoci solo che fu lui ad organizzare la produzione ed a cambiare alcune cose della sceneggiatura originale. La trama ruota attorno ad un fatto di sangue che vede protagonista un pittore libertino chiamato Villaverde il quale in preda ad un raptus uccide la donna che era con lui sulla spiaggia, venendo notato da due tizi: Riccardo (Mario Brega) e Locatelli (interpretato da Riccardo Garrone fratello dello sceneggiatore) che sono gli sgherri di Charly un malavitoso che gestisce una bisca clandestina su una barca ormeggiata chiamata Estrella. Charly però è indebitato con pesci più grossi di lui e per salvarsi cercherà di ricattare Villaverde per estorcergli denaro, ma la cosa non sarà così semplice.

Già dai primi minuti entra in scena Mario Brega che quì è ben calato nella parte del sottomesso sgherro, curioso è l’uso delle luci nella sequenza iniziale sulla spiaggia, i personaggi vengono colpiti da luci colorate di incerta provenienza che donano un tocco surreale alla sequenza. La scena dello strangolamento da parte di Villaverde ai danni della giovane (interpretata da Femi Benussi, che in questo film fa poco più di una comparsa) è stranamente poco incisiva e dalla durata eccessivamente ridotta, paura della censura? Ricordiamoci che siamo nel ’69…Nel film troviamo le buone musiche di Piero Umiliani presenti già nei titoli di testa, il nostro è stato un compositore che iniziò la sua carriera col jazz, fu rivalutato negli anni ’90 grazie alla riscoperta del genere lounge (il lounge di Umiliani non ha nulla a che fare con la spazzatura deep house e simili che si trova in giro oggi).

Tra gli attori che interpretano i malavitosi troviamo Adolfo Celi volto noto del cinema italiano, il “Sassaroli” di Amici miei e Werner Peters nel ruolo di “Charly” che lavorò anche con Dario Argento. I sopracitati attori  rendono bene l’idea di personaggi viscidi e fuori dalla legalità, il personaggio di Charly è piuttosto ironico, delinquente da strapazzo che vorrebbe essere feroce ma non ha fatto i conti con squali più grandi di lui, un po’ come il suo cane Fritz che non si rivela poi così feroce come appare anzi, col detective sarà molto docile. L’atmosfera come ho detto è quella classica da giallo anni ’70 ma l’opera soffre di una certa lentezza nella sceneggiatura, e di una trama ingarbugliata che la rende difficile da seguire per lo spettatore medio. Gli attori riescono a ricreare un’atmosfera ambigua popolata da tipi loschi tuttavia i dialoghi sono spesso prolissi, personalmente avrei preferito più azione, inoltre la morte di Riccardo è una sequenza poco chiara a livello visivo. Un giallo non indispensabile, solo per i più fanatici del genere.

Dean Reed, il detective

Villaverde il pittore

Garrone è Locatelli

 

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