
REGIA: YORGOS LANTHIMOS
ATTORI: EMMA STONE, JESSE PLEMONS, AIDAN DELBIS
REPERIBILITÀ: ALTA
GENERE: THRILLER, GROTTESCO, FANTASCIENZA
ANNO: 2025
Yorgos Lanthimos è un gran regista e con questo “Bugonia” non fa altro che confermarlo, la sceneggiatura (a cura di Will Tracy) riscrive un film coreano del 2003: “Jigureul Jikyeora” e vede Teddy (Jesse Plemons) e suo cugino Don (Aidan Delbis) due individui falliti e socialmente isolati prepararsi con esercizi ginnici e mindset a combattere gli andromediani, malvagi extraterrestri che nelle loro folli teorie del complotto mirano a sfruttare la terra e gli umani per i loro esperimenti. Ma questi misteriosi alieni li hanno colpiti anche nella loro sfera personale, essi li ritengono responsabili della morte di Sandy madre di Teddy che aveva partecipato alla sperimentazione di un farmaco disintossicante prodotto dalla Auxolith. Così i due si decidono a rapire Michelle direttrice generale della Auxolith considerandola una pericolosa andromediana. Lanthimos confeziona un film elegante e grottesco al tempo stesso, dove mischia critica sociale, teorie del complotto, il tema della pedofilia, critica al potere e fantascienza in un mix
originalissimo e autoriale. I due protagonisti ottimamente interpretati dal duo Plemons (“Civil wars”, “Kinds of kindness”) Delbis (“My movie starring Paul Dano) sono l’emblema del disagio sociale, due tipi fuori di testa di cui uno (il cugino) mostra evidenti segni di un ritardo cognitivo mentre Teddy è un uomo i cui demoni interiori hanno debilitato la psiche in modo ormai irreversibile. Essi però sono vittime e carnefici allo stesso modo, sono vittime di una società che emargina e crea mostri, Teddy è un folle “creato” da un poliziotto pedofilo e da un sistema che sa solo valutare in denaro la vita delle persone e ciò rende il potere una potenza aliena da distruggere. Nel film si viene a creare una certa atmosfera claustrofobica rafforzata dalla cantina dove la donna è segregata. Si crea un microcosmo fra rapitori e rapita dai contorni fumosi, e dalle dinamiche si ribalteranno invertendo le prospettive. Inizialmente si crede di avere la verità
davanti agli occhi, il tutto appare chiaro i due sono dei folli in preda a un delirio complottista e la Fuller una donna cinica in pericolo di vita ma Lanthimos sa come assottigliare questi confini lanciando lo spettatore su una pista per poi curvare bruscamente e più volte in un’altra direzione cambiando drasticamente la prospettiva della vicenda. Sembra di assistere a un banale film su un rapimento che poi incorpora altri generi divenendo talvolta grottesco con elementi come l’assurdo interrogatorio, l’astronave, follia e ragione a un certo punto si incrociano per fondersi e confondersi fino alla grottesca realtà finale che giunge inaspettata ribaltando le prospettive. Ma è proprio questo ribaltare le prospettive, giocando con lo spettatore e le sue aspettative a rendere molto interessante e originale “Bugonia” Teddy è la figura del fool, il matto che nella sua folle logica potrebbe capire verità (o perlomeno coglierne una parte) che agli altri “normali” sfuggono. La sceneggiatura parte come un banale thriller per poi virare sul complottismo, incorporando poi elementi fantascientifici per poi plasmare una vicenda che sfocia progressivamente ma brutalmente nel weird più totale, “Bugonia” è il film che non ti aspetti, che sa far riflettere, divertire, scioccare ma talvolta anche sorridere soprattutto nel suo strampalato finale dove tutti i nodi vengono al pettine. Si punta molto sul personaggio di Michelle Fuller ben interpretato da Emma Stone, una gelida manager emblema del nemico capitalista-alieno che non ha pietà per i più poveri sfruttandoli e accantonandoli se qualcosa va storto, è il capitalismo incarnato che crede di essere intoccabile fino a quando il gradino più basso comincia a tramare contro di lei
imprigionandola con un semplicissimo ma efficace piano. Lanthimos ci offre una regia dinamica che riesce a entrare nei personaggi caratterizzandoli in modo superbo: viscido poliziotto, i due squinternati protagonisti, la gelida manager andromediana, il regista riesce a creare una vicenda fuori dalle righe utilizzando pochi personaggi e spaziando fra molte tematiche tutte unite da un sottile filo conduttore, i due protagonisti sono dei repressi, frustrati e sfruttati due bombe psicologiche e sociali pronte ad esplodere ma innescate da quello stesso potere che crea mostri e poi vuole distruggerli senza assumersi le proprie responsabilità esattamente come fa la Fuller e la sua azienda. Queste bombe psicologiche si tramuteranno in bombe reali alla fine del film, con tragiche conseguenze, la società crea mostri e questi mostri poi diventano pericolosi e la stessa società creatrice cerca poi di distruggerli un po’ come il dottor Frankenstein crea una vita abominevole e poi ne ha orrore, ma la povera creatura non ha nessuna colpa. C’è un parallelismo fra la società umana e quella delle api che appare migliore e più collaborativa, degli insetti che hanno un unico scopo comune e perciò sono coesi ma paradossalmente anche nella loro società qualcosa inspiegabilmente va storto, le api iniziano inspiegabilmente a morire, colpa delle schifezze chimiche? Legge della natura? Una malattia poco compresa? Chissà ognuno dà la sua spiegazione a seconda della barricata a cui appartiene, per i due sfigati la colpa è dei pesticidi messi in giro dalle multinazionali, mentre per la gelida donna in carriera ci sono molti fattori da considerare: leggi della natura, malattie poco comprese ecc… “Bugonia” è un film d’autore che piacerà agli amanti del cinema di livello, un cinema che a volte si lascia anche andare a scene brutali e splatter come il colpo di fucile che fa esplodere la testa, o l’uomo divorato dalle api che lo gonfiano come un pallone o la testa che si stacca brutalmente causa una deflagrazione. Troviamo un Lanthimos in gran forma che ci regala un cinema dal finale lungo e apocalittico, straniante e inatteso che spiazza e fa riflettere lo spettatore strappandogli forse anche un sorriso con l’entrata in scena di buffi personaggi.
