
REGIA: PHILLIP NOYCE
ATTORI: NAOMI WATTS, COLTON GOBBO, JOSH BOWMAN
REPERIBILITÀ: ALTA
GENERE: THRILLER
ANNO: 2022
Phillip Noyce (“Fast Charlie”, “Above suspicion”, “Il collezionista di ossa”) gira questo thriller con protagonista l’ottima attrice Naomi Watts (“Mulholland drive”, “Funny games”, “The impossible”) si tratta di un thriller insolito che tratta il tema scottante delle stragi nelle scuole americane ponendo un quesito spaventoso, e se fosse tuo figlio il carnefice? Ovviamente il film ci porterà su vari binari narrativi fino al drammatico epilogo. Amy (Naomi Watts) dopo aver accompagnato la figlia minore allo scuolabus inizia a fare jogging quando riceve delle notifiche sul cellulare su alcune scuole in allerta. Poco dopo scopre che c’è un cecchino che spara sugli studenti, comincia a preoccuparsi di suo figlio Noah (Colton Gobbo) ma dalla preoccupazione il suo pensiero va presto a pescare un’ipotesi
tutt’altro che assurda. E se fosse suo figlio il killer? Dopo il trauma per la morte del padre l’adolescente aveva mostrato chiari sintomi di depressione, e l’ipotesi formulata nella sua mente potrebbe trovare riscontro nella realtà dei fatti. “Desperate hour” è stato un film non molto apprezzato da critica e pubblico, Noyce crea un thriller psicologico concentrato quasi esclusivamente sulla sua ottima protagonista Naomi Watts che è il fulcro dell’azione di tutta la pellicola. La regia cerca di catturare tutte le sue emozioni, incertezze, dubbi, tutta la sua personalità, questo è indubbiamente un aspetto interessante ma con l’avanzare del film ci rendiamo conto che questi aspetti sono troppo enfatizzati a discapito di una narrazione scorrevole e di una dinamica interessante a livello puramente visivo. Anche da un punto di vista scenografico il film tende ad annoiare sebbene l’ambientazione boschiva funzioni almeno nella
prima parte ma con lo scorrere della pellicola diviene anch’essa un elemento ripetitivo e stucchevole. La regia riesce talvolta ad essere dinamica ma la ripetitività delle azioni, la staticità dell’aspetto puramente visivo che si riduce quasi sempre ad avere come soggetto la mamma che corre nel bosco e parla al cellulare col cecchino tende a creare situazioni visive e narrative ripetitive e alla lunga stancanti. Gli unici momenti di azione pura arrivano solo nella parte finale rendendo stancante e spesso tediosa la visione, si tratta di un film dai lunghi dialoghi spesso anche interessanti ma che non essendo adeguatamente supportati da un impatto puramente visivo sul versante action tendono a rendere il film prolisso e ridondante, il che porta inevitabilmente a sonori sbadigli per la maggior parte degli spettatori. La Watts è un’attrice seria e capace ma il soggetto e lo sviluppo narrativo (e la modalità narrativa, soprattutto) rendono questo thriller difficile da digerire anche se l’idea di vedere la situazione proposta da un punto di vista esterno e “genitoriale” era sicuramente interessante. Tuttavia alla fine della fiera si ha soprattutto la sensazione di un’occasione mancata, di una buona idea che se sviluppata in modo diverso e più dinamico avrebbe potuto regalarci dei brividi in più.
