REGIA: SCOTT DERRICKSON

ATTORI:  ETHAN HAWKE, MASON THAMES, MADELEINE Mc GRAW 

REPERIBILITÀ: ALTA

GENERE: THRILLER SOPRANNATURALE

ANNO: 2021

“Black phone” è la trasposizione cinematografica del racconto (breve) di Joe Hill (figlio di Stephen King) ad opera del regista Scott Derrickson (“Sinister”, “The exorcism of Emily Rose”, “Liberaci dal male”, “Sinister 2”, “Hellraiser 5 – Inferno”) regista che in diverse occasioni si è cimentato nel genere horror con discreti risultati. La vicenda si svolge in una cittadina del Colorado dove vivono Finn e Gwendoline con un padre violento e alcolizzato, in un contesto sociale degradato dove le scuole sono piene di bulli e in città si respira un’aria opprimente a causa dei recenti fatti di cronaca. Per la cittadina si aggira un misterioso e tremendo rapitore di ragazzetti detto “Il rapace” un pericoloso psicopatico che rapisce i giovinetti con un furgone nero. Anche Finney resterà vittima del maniaco finendo nel suo seminterrato dove trova un misterioso telefono nero attaccato alla parete che con sua grande sorpresa lo metterà in contatto con le anime dei bambini uccisi dal killer. Che cos’è in realtà questo telefono, chi è il maniaco rapitore di ragazzini? Finn riuscirà a fuggire? La musica di Mark Korven esalta le atmosfere con le sue distorsioni al limite dell’ambient più cupo come nelle sequenze di ricerca dei ragazzi scomparsi, c’è una forte caratterizzazione dei personaggi, Mason Thames (“Monster summer”, “Dragon trainer”) interpreta in modo convincente il timido Finney che fa coppia con Madeleine Mc Graw  che è la combattiva Gwen, (“The harbinger”, “I segreti di Sulphur springs”)  una bambina che sta crescendo troppo in fretta in un ambiente ostile. Poi troviamo Jeremy Davies attore piuttosto famoso (“Twister”, “Salvate il soldato Ryan”) ottimamente calato nella parte di un padre alcolizzato e violento, le sue sfuriate e i suoi scatti d’ira lo rendono un attore fantastico e perfettamente credibile. Poi troviamo Ethan Hawke nel ruolo dello psicopatico rapitore, anche qui registriamo una grande prova di recitazione, Hawke si rivela un attore sempre imprevedibile e adatto a ruoli sempre diversi. Sostanzialmente “Black…” è un thriller con elementi soprannaturali, abbiamo personaggi che si muovono in ambienti squallidi e degradati, l’atmosfera è bella torbida, quasi nessuno è innocente, c’è la rappresentazione di un’adolescenza ai margini, una violenza diffusa fra giovani e adulti che rende la comunità un posto squallido e senza valori. I dialoghi sono ben strutturati, soprattutto quelli fra lo schizoide rapitore e la sua vittima dialoghi che rivelano una personalità complessa e contorta, una personalità che rivela anche tratti multipli. Il film utilizza jumpscare efficaci (come nel caso del ragazzino morto e sanguinante sospeso a mezz’aria) ma non ne abusa piazzandoli nei punti giusti, il personaggio del maniaco detto “rapace” segue 3 fasi ben precise e ognuna di esse rappresenta un passo verso un punto di non ritorno per la vittima, si tratta di un personaggio interessante e dalle molte sfaccettature. Pur non avendo una trama molto articolata “Black phone” mette molta carne sul fuoco, argomenti d’attualità come il bullismo, la violenza in famiglia, la dipendenza dall’acol e il disorientamento sociale che trovano le fasce più deboli dei ragazzini, sempre più soli e allo sbando. Questo villain è fortemente disturbato, ha una personalità contorta con tratti borderline e narcisistici e Hawke con le sue movenze da schizoide sottolinea perfettamente il suo stato mentale. La squallida stanza dove “il rapace” rinchiude le sue giovani vittime è uno spazio vecchio, sporco e oscuro dove emerge (grazie al telefono in disuso) il lato soprannaturale di questo thriller, un posto che incute timore e un senso di claustrofobia. Il telefono è storicamente un mezzo che mette in comunicazione due persone ma in questo caso rappresenta un vero e proprio ponte fra il protagonista e l’aldilà, un’idea abbastanza originale (anche se non totalmente nuova) nel cinema horror ma appunto non nuovissima dato che altri hanno avuto l’idea che il telefono servisse come mezzo per accedere a realtà paranormali. Derrickson si dimostra un regista capace, attento alla caratterizzazione dei personaggi, assolutamente in grado di creare atmosfere torbide e con una grande padronanza dei suoi mezzi registici. “Black Phone” è un film da vedere, con un buon cast e una trama abbastanza originale anche se non molto articolata.

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