BLACK PHONE 2

REGIA: SCOTT DERRICKSON

ATTORI: ETHAN HAWKE, MASON THAMES, MADELEINE McGRAW

REPERIBILITÀ: ALTA

GENERE: THRILLER/HORROR SOPRANNATURALE

ANNO: 2025

A distanza di alcuni anni dai fatti di sangue del primo film Finney e Gwen cercano di ricostruire le loro vite approdando ad una fragile stabilità, il padre Terrence sembra aver smesso col bere anche se le tentazioni spesso fanno capolino. Gwen però inizia a fare inquietanti sogni relativi ad un campeggio estivo chiamato “Alpine lake camp” dove (nel 1957) avvengono efferati omicidi. La situazione si fa più misteriosa quando la giovane inizia a ricevere in sogno chiamate dalla madre defunta, allora convinta a vederci chiaro si reca al campeggio per indagare col fratello ed Ernesto l’amico messicano. Il rapace è tornato? Quali vecchi misteri irrisolti nasconde il campeggio cristiano? Anche questo seguito è tratto dalla serie di racconti di joe Hill (figlio del re dell’horror letterario Stephen King) ma la sceneggiatura vera e propria si deve al duo Derrickson-Cargill che mette in piedi un film convincente sempre diretto sui binari del thriller soprannaturale. La vicenda riprende direttamente dove ci aveva lasciati il primo capitolo, c’è anche qui (anche se in misura minore rispetto al primo capitolo)  il ritratto di un’adolescenza fuori dai binari e infatti il film inizia riaprendo il cerchio su una scazzottata fra adolescenti facendoci intuire che comunque certe tematiche sono ancora presenti. Talvolta è presente l’effetto-filtro pellicola invecchiata, chiaro rimando agli ’80, infatti nel film ci sono alcuni rimandi ai Duran Duran e all’elettro-pop che spopolava in quegli anni, ma questa modernità che avanza è vista sotto la lente della piccola provincia Americana. Il personaggio di Gwen trova uno spazio molto più ampio divenendo un punto cardine della vicenda, è il personaggio che lega il mondo terreno da quello degli spiriti con le sue spesso orride visioni splatter e dell’oltretomba. Ed è proprio in questa visionarietà che lo splatter emerge prepotentemente: budella che escono, corpi fatti a pezzi, teste tagliate in diagonale ecc… lo splatter è più marcato rispetto al primo film che era più un thriller -horror con una buona dose d’atmosfera. Anche il camping cattolico sembra essere un po’ un richiamo agli anni ’80 in quanto il campeggio fu il luogo per eccellenza dove si aggirava Jason, l’assassino-zombi americano più famoso del mondo ma a ben guardare il campeggio è stato una location molto gettonata dove sono stati ambientati molti b-movies negli anni d’oro del cinema horror. Si perde il senso di claustrofobia che il primo capitolo riusciva a trasmettere nelle sequenze dello scantinato, in favore di una maggiore visionarietà come ho precedentemente sottolineato, i personaggi sono ottimamente caratterizzati, anche quelli secondari come la bacchettona Barbara (Maev Beaty) la Beaty riesce alla perfezione ad incarnare il personaggio della bacchettona provinciale odiosa, mentre Jeremy Davies si dimostra sempre all’altezza del ruolo del padre alcolizzato che cerca di uscire dal baratro, personaggio in questo caso un po’ secondario ma sempre ben interpretato. Il rapace non è più una presenza fisica ma diventa una minaccia ultraterrena in grado di interagire con la realtà fisica, l’elemento del telefono come ponte fra i mondi è comunque presente, il supervisore del campo Armando (Demiàn Bichir) è un personaggio tormentato con una missione personale da compiere: ritrovare i corpi dei ragazzini morti e restituirli alle famiglie, e in questo verrà naturalmente aiutato dal nostro protagonista, è un uomo tutto d’un pezzo che si porta dentro dure esperienze di vita come il carcere e cerca di rimediare agli errori passati, personaggio con cui lo spettatore tende a fraternizzare. Potremmo riscontrare se vogliamo anche alcuni rimandi ad un grande classico degli anni ’80 “Nightmare” perchè a ben guardare in questo nuovo capitolo chi si fa male nel mondo onirico o nell’ “altrove” si ferisce anche nel mondo fisico, credo quindi che siamo davanti ad un omaggio, o perlomeno ad un rimando al mostro di Elm Street, cosa che fa sempre piacere se, come in questo caso viene fatta con eleganza. “Black phone 2” è un sequel più che dignitoso che resta su livelli qualitativi medio-alti e non delude le aspettative, girato con perizia e ben interpretato.

 

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