
REGIA: FRANCIS LAWRENCE
ATTORI: COOPER HOFFMAN, DAVID JONSSON, MARK HAMILL
REPERIBILITÀ: ALTA
GENERE: DISTOPICO-WEIRD
ANNO: 2025
Francis Lawrence è un regista abbastanza quotato ma dalla filmografia non molto estesa, fra i suoi successi più commerciali potremmo citare la serie di “Hunger games” composta di tre film, il nostro si cimenta in questa trasposizione cinematografica del romanzo distopico di Stephen King. In un prossimo futuro gli Stati uniti sono sotto una feroce dittatura che reprime ogni forma di dissenso, il regime ha istituito una gara “podistica” annuale per rafforzare lo spirito patriottico e la dedizione/sacrificio al lavoro fra le classi più disagiate. Ogni anno vengono sorteggiati cinquanta ragazzi per ogni stato ed essi dovranno marciare senza sosta per molti chilometri, seguiti a vista da soldati pronti a sparare a chi scende per qualsiasi motivo sotto le tre miglia orarie. L’unico sopravvissuto riceverà un premio in denaro e potrà esprimere un desiderio. “The long walk” mette in scena argomenti di attualità come le derive autoritarie (forse anche qualche frecciatina all’America trumpista) la fratellanza fra i poveri, il classismo visto in chiave distopica, il rapporto fra individuo e società, e l’istinto di sopravvivenza che fa emergere il vero carattere (buono o cattivo che
sia) di una persona allo stremo. Si tratta di un film dove non c’è (più o meno) un vero protagonista principale ma piuttosto individui che tendono ad emergere per alcune peculiarità come la follia, incarnata dallo schizoide Barkovitch (Charlie Plummer) personaggio aggressivo ma in fondo fragile e insicuro, poi c’è l’eroe di turno altruista Ray ben interpretato da Cooper Alexander. Insomma ogni personaggio trova il suo giusto spazio nella lunga marcia che mieterà molte vittime, c’è la disumanizzazione totale dei partecipanti che non possono fermarsi neppure per defecare, non c’è pietà per attacchi epilettici o problemi motori, c’è una chiara messa in scena di una società iper competitiva e disumanizzata (portata all’ultra estremo ovviamente) dove però si può trovare anche alti valori di fratellanza che nascono in una situazione estrema. “The long…” celebra alti valori come la resistenza umana alle avversità, l’amicizia, il non piegarsi ad un’autorità dittatoriale tutti valori largamente condivisibili che non a caso vengono portati prima su carta dal re King e poi sullo schermo grazie a Lawrence in un
momento storico in cui gran parte dei suddetti valori sono minacciati dall’incubo ricorrente di guerre, pandemie e derive autoritarie. Assistiamo a scene talvolta violente come il ragazzo che tragicamente cade sotto i cingoli del carro armato e gli vengono stroncate le gambe (forse la scena più splatter del film) spari in testa a bruciapelo, suicidi a colpi di mitragliatrici il tutto con colori abbastanza vividi ma con un mood talvolta un po’ patinato. Si tratta di un film particolare dove i dialoghi sono fatti benissimo e hanno una grandissima importanza all’interno della sceneggiatura, solo un grande della scrittura come King poteva rendere interessante una storia dove i personaggi altro non fanno se non marciare senza sosta, e per portare una cosa così particolare sullo schermo bisognava riuscire a rendere quell’atmosfera che il libro sa donarci fra le sue pagine e non era una cosa da poco. Il film tutto sommato non annoia anche se forse la sua durata andava un pochino accorciata in ceti frangenti, un film forse non per tutti, un prodotto che alcuni spettatori potrebbero trovare prolisso ma che potrebbe anche conquistare molti fans fra le persone più acculturate per gli argomenti sopra citati. Lawrence cerca di
catturare la personalità dei “suoi” ragazzi con primi piani e piani medi, usando talvolta campi lunghi e profondi per mostrare questa strada e le sue rovine, una strada che s allunga come una lingua d’asfalto senza fine che consuma i ragazzi ad ogni passo. Forse per queste sue caratteristiche “estreme” come la ripetitività di certe situazioni e per il fatto dei suoi lunghi e articolati dialoghi “The long…” non vuole essere un film per tutti ma intende fare una critica intelligente e corrosiva dei mali della società contemporanea estremizzandoli nella sua deriva distopica e militarista mostrando in modo diretto e crudo come l’autorità calpesti l’individuo e criticando in un certo senso anche i reality show contemporanei dato che nel film l’evento è mostrato in diretta tv h 24 quindi i media sono dipinti come armi indispensabili del potere, armi per mostrare in diretta l’autorità dello stato contro la quale il cittadino del futuro è inerme. A livello concettuale c’è quindi tantissima carne la fuoco, e anche a livello visivo la violenza è ben presente ma mai fine a se stessa, sempre nell’ottica della denuncia al potere. Caratterizzare in modo certosino i personaggi era una cosa praticamente indispensabile e in questo il regista riesce pienamente nel suo compito, un film particolare, dissacrante e in un certo senso folle e fuori dagli schemi.

