
REGIA: LUCA PINCINI
ATTORI: PAMELA BREGA, GINO BOVE, ILARIA MONFARDNI, FRANCESCO LOGATTO
GENERE: THRILLER
ANNO: 2025
A distanza di tre anni torna Luca Pincini con un nuovo thriller di ambientazione provinciale, scritto da Roberto Ricci (che figura anche fra i produttori) con una sequenza narrativa che riprende dal dove eravamo rimasti nel primo capitolo. Carlotta (Pamela Brega) è sopravvissuta alla terribile mattanza del primo capitolo e adesso la tigre sembra essere tornata. Carlotta è suo malgrado un’eroina locale o perlomeno una sorta di personaggio pubblico e social a livello locale, venendo intervistata da tv locali, giornalisti ecc… ma intanto Ancona torna ad essere insanguinata dal misterioso ed inspiegabile ritorno della tigre. La sceneggiatura è stata scritta a quattro mani dal duo Pincini-Ricci e ci sono alcune curiose novità, pur restando un thriller dall’ambientazione provinciale, si inseriscono nella trama alcune critiche sociali come l’abuso dei cellulari, la violenza domestica, la notorietà attraverso i social media e i salotti tv dove si cerca la spettacolarizzazione dei drammi ad ogni costo (con allusioni a programmi famosi). Ci sono ovviamente piste false e ribaltoni soprattutto nel finale, ma l’attitudine splatter sembra la stessa del primo capitolo anzi, a ben guardare c’è ancora più sangue
attraverso omicidi mediamente cruenti fatti di gole recise, budella che escono con scene sia in campo pieno che fuori campo. Ci sono anche colori insoliti in alcuni omicidi come l’iniziale ragazza tormentata con la motosega dove durante un gioco sadico tutta la sequenza è filtrata in rosa, ma anche il blu notte è spesso presente in sequenze notturne dove la tigre si scatena. Il personaggio della protagonista interpretata da Pamela Brega è il fulcro della vicenda, un personaggio tormentato ma forte, che evolverà e ci riserverà dei colpi di scena determinati all’evolversi della vicenda. Nel film troviamo diversi personaggi dell’underground italiano spesso in ruoli secondari o di comparse, gli effetti sono quasi tutti artigianali come nella migliore tradizione del sottobosco italiano dei cortometraggi, (anche se in questo caso parliamo di un vero e proprio lungometraggio), talvolta alcuni personaggi sono sopra le righe come il marito violento arrestato, o il vicino burbero e tatuato, ma la “Tigre…” risulta un’operazione a basso budget coraggiosa e divertente, che cerca di riportare in auge il vecchio cinema di genere italiano ma con una dose di splatter molto marcata. La regia di Pincini è molto essenziale, dritta allo scopo e con pochi fronzoli si abbandona a qualche guizzo solo nelle scene più gore che come ho accennato in precedenza supera la già corposa dose del
primo film. Adesso intervistiamo Luca Pincini che ci dirà qualcosa di più sulla realizzazione del film
Dott.trash: Ciao Luca, bentornato sulle pagine del mio sito, la serie della tigre è arrivata al secondo capitolo, che si dimostra forse ancor più splatter del precedente, a tuo avviso quali sono le principali differenze fra il primo e il secondo film?
Luca pincini: La differenza principale è che il primo doveva essere un corto tratto da un racconto breve di Roberto Ricci. E in effetti veniva sui 15 minuti. Abbiamo ampliato le uniche tre sequenze d’azione (quella iniziale, quella del sogno e la collutazione finale) e aggiunto un montaggio stile videoclip con tutti gli omicidi del killer, oltre che il finalissimo improvvisato con le motoseghe. Un lavoro realizzato “strada facendo”, avevamo iniziato a girare mentre inserivamo cose nuove. Il secondo invece, parte proprio come un film, pertanto Roberto ha iniziato una sceneggiatura che sostanzialmente metteva al centro la follia del personaggio di Carlotta e in parallelo le indagini del commissario Nicolodi. Anche in questo caso Roberto mi aveva lasciato spazio per inserire le sequenze di omicidio a piacere, ma risultava in totale un oretta scarsa di film. Abbiamo aggiunto allora molti più personaggi, come tutta la sequenza della festa in piscina. Di testa mia poi, ho voluto quasi forzatamente inserire l’attacco dei mercenari, costruendo piano piano (con molta fortuna, devo dire) i vari personaggi. è un film molto più profondo del primo, piu strutturato, dove spero non abbiamo trascurato nulla. In fondo nel primo c’erano una dozzina di attori in totale, qui una cinquantina. Anche la strumentazione è tutta nuova, grazie alla produzione di Horror Attitude avevamo a disposizione faretti, macchina per il fumo e sopratutto una telecamera semi professionale in 4k. Tieni conto che il primo è girato in 720p con una reflex di quindici anni fa.
Dott.trash: Parlaci delle locations, siamo sempre ad Ancona e dintorni?
Luca Pincini: Si, siamo sempre in Ancona e dintorni, ma stavolta le location sono veramente tante, e sopratutto fantastiche. Ci sono due pub famosissimi di Ancona, il Gasoline e il Saint George, ci sono gli studi di TvCentro Marche a Jesi, la splendida Casa dei Pavoni a
Offagna, un campo enorme verso Osimo con tanto di granaio e ulivi che il proprietario ci ha fatto utilizzare più volte (Fabio, santo subito) nelle scene un pò più action in orari impensabili, tipo mezzanotte, le due del mattino. Abbiamo girato qualcosa a Castelplanio, come la scena iniziale, ma la vera protagonista è sempre Ancona, c’è il Duomo, il monumento dei caduti. Lo stesso Roberto Ricci ha messo a disposizione il suo salone di parruchiere. Come diceva Hitchcock sul trailer di Psycho “hanno ripulito tutto, dovevate vedere…”.
Dott.trash: Gli effetti speciali sono tutti fieramente artigianali, questa scelta è stata dettata dal budget o da una precisa scelta artistica di ricalcare le atmosfere anni ’70 o un po’ da tutte due le cose?
Luca Pincini: Personalmente non mi piace complicarmi la vita. Se con un clic riesco a risparmiare soldi e tempo, perchè no? Ammetto che in qualche momento ci avevo pensato ad inserire qualche segmento in digitale, ma semplicemente il film lo rigettava. Con gli effetti artigianali purtroppo non me la cavo bene, non credo siano nulla di speciale, ma l’importante è farli vedere poco e velocemente. Horror Attitude ha realizzato con il lattice degli intestini niente male, tanto che li abbiamo usati in più occasioni, io ho fatto una gola tagliata, un pò meglio di come ho fatto nel primo film, magari al terzo tentativo avrò un risultato ancora migliore. Poi non sempre tutto riesce come vuoi. Avevamo realizzato un bell’effetto, ma doveva essere incollato sulla faccia dell’attore, e quando eravamo sul posto non c’era modo e tempo. Di conseguenza l’effetto alla fine l’abbiamo usato, ma l’attore lo copre con la mano. Fatica sprecata insomma. Invece quando mostri il sangue, sai che non sbagli mai, basta che scorre a fiumi. Lo stesso consiglio che davano sul primo Evil Dead, dopotutto. Comunque non è corretto dire che non ci sono effetti digitali, c’è il fumo che esce dai colpi d’arma da fuoco, qualche scheggia, terriccio che salta, i flash di luce. Tutti aiutini, come dovrebbe essere. Volevo un time lapse da giorno a notte, ho chiesto in giro e nessuno ne aveva uno già pronto. Ho chiesto all’intelligenza artificiale ed il risultato era terribile, alla fine ho preso la telecamera e ho lasciato riprendere il tramonto un oretta. Resa perfetta.
Dott.trash: Credo che il film vada oltre le tematiche del thriller inserendo elementi narrativi di critica estremamente attuali come l’uso e l’abuso dei social media, la notorietà ad ogni costo, e programmi televisivi che cavalcano l’onda spettacolarizzando anche cose come atroci come gli omicidi, concordi?
Luca Pincini: Esatto, su questo mi soffermo. Roberto voleva raccontare sostanzialmente una discesa nella follia e un indagine da film giallo. Poi abbiamo pensato agli snuff movies e ad un killer alle prese con il dark web. Mi è sembrato logico infilarci a gamba tesa tutto
quello che ruota attorno. I giovani alle prese con il telefonino, le live, snobbare le sale cinematografiche, la voglia di protagonismo. Roberto l’aveva pensato con l’idea del personaggio di Carlotta che deve scrivere un libro, cosa che è sempre in bilico e sul quale giochiamo per tutto il film, e che come dici tu, spettacolarizza la violenza e cerca di ricavarci qualcosa, ma dall’altra parte mi sembrava ovvio far vedere che oggi la notorietà si cerca sui social. Inserire nuovi personaggi, come tutti quelli della festa in piscina, mi è servito anche questo. Senza contare che andiamo ad approfondire i personaggi rimasti vivi del film precedente, come tutti quelli del quartire di Carlotta. Da fan di film slasher, la tecnologia doveva essera per forza al centro dell’attenzione, cellullari, internet, i media. Senza spoilerare troppo, ci sono personaggi un pò misogini, e c’è un odio di fondo verso cosa è diventata la società, un pò come la Tigre del primo film, solo che questo è ancora più esasperato, ma allo stesso tempo lucido sulla sua follia.
Dott.trash: Per adesso com’è stata l’accoglienza del web? Il film è stato presentato in qualche festival?
Luca Pincini: Questo è un tasto dolente. Le riprese erano terminate ufficialmente ad agosto 2025. Però abbiamo dovuto girare qualche raccordo e miglioramento vario. E poi c’era la cosa dei camei, che ha richiesto tempo. Sono tanti e alcuni non ci credo nemmeno io. Tra tutto le cose sono andate per le lunghe, e alla fine il film era pronto per il 2026. Io ero sempre pronto (e anzi lo sono tutt’ora) per un lancio
gratuito su internet, come youtube o vimeo. In fondo i miei film o fan movie che siano, li ho sempre “buttati” così – gratuitamente e subito. Però come per il film precedente, i produttori vogliono la strada del festival, cosa che ha intrapreso. Non ne sono a conoscenza più di tanto, ma sono almeno 3-4 i festival al quale è iscritto, e per la fine dell’anno potrebbe aggiungersi qualcos’altro. Ci sono state proiezioni private, più che altro tra membri della crew e amici, piu qualche giornalista, e una anche in un circolo a Senigallia, dove purtroppo non eravamo presenti, ma ancora è troppo poco per dare un giudizio complessivo. So che a grandi linee è piaciuto, come il primo, forse di più, pertanto, missione compiuta. Noi volevamo una proiezione al cinema, cosa che avremmo anche trovato, ma tra pratiche questioni burocratiche (censura, Siae) arriviamo al prossimo anno. Sono cose che un pochino ti smontano, anche perchè parlando con colleghi registi indipendenti non hanno passato tutte le difficoltà che stiamo trovando noi. Ad ogni modo non importa, l’importante è che il film sia finito, che esiste e che diverta qualcuno. L’importante è solo questo alla fine, raccontare una storia e divertire, se poi si riesce a lasciare qualcosa, a far riflettere, ancora meglio.
Dott.trash: Ringrazio Pincini per l’intervista che mi ha concesso
