REGIA: MACON BLAIR

ATTORI: PETER DINKLAGE, ELIJAH WOOD, KEVIN BACON

REPERIBILITÀ: ALTA

GENERE: HORROR-COMEDY-TRASH

ANNO: 2025

Sono passati quarantuno anni dall’uscita al cinema del “capolavoro” targato Troma, chi l’avrebbe mai detto che Macon Blair avrebbe riportato al cinema in versione reboot il vecchio caro vendicatore tossico? Macon Blair ha dimostrato di essere un discreto regista (“Green room“, “Murder party”, “Hold the dark”) che qui mostra il suo lato più “commerciale” perchè il nuovo toxic a differenza del suo predecessore ha una fotografia molto (troppo) patinata e una sceneggiatura che ripropone il solito copione con variazioni più o meno significative. Winston (Peter Dinklage) è un umile vedovo addetto alle pulizie di una grande azienda multinazionale farmaceutica che sta avvelenando il territorio, un giorno l’uomo scopre di avere un tumore al cervello e non può permettersi le costose cure. Dopo aver cercato di ottenere dei soldi dal suo cinico capo Bob Garbinger (Kevin Bacon) prende la decisone di rapinare l’azienda in cui lavora ma qualcosa andrà storto, e dopo aver fortuitamente incontrato Doherty (Taylour Paige) la quale intende vendicarsi sull’azienda per la morte della madre a causa di un cancro dovuto all’inquinamento, i due si ritroveranno a combattere per un obbiettivo comune. L’impianto narrativo e piuttosto semplice, ci troviamo davanti a un personaggio che diventa quasi un super eroe in chiave trash, infatti come accade in molti B movie egli acquista dei poteri dopo essere entrato in contatto con barili, liquami o sostanze tossiche. Purtroppo la sceneggiatura si sforza poco per aggiungere qualche novità rispetto al vecchio film targato Troma ma piuttosto ripropone la stessa storia con effetti moderni e una strizzata d’occhio alla cultura e rivendicazioni woke come testimoniano personaggi come il figliastro con le unghie tinte e un complesso di inferiorità. Ma anche il protagonista è più o meno figlio della suddetta cultura, un disabile, uno sfigato, un malato terminale senza speranza, un proletario sfruttato e abbandonato per il quale il fato ha in serbo una sorta di rinascita tossica che lo doterà di poteri e forza straordinari, ma si sà, come dice anche il vecchio spider man citato nel film: “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Come nella migliore tradizione narrativa l’eroe perde qualcosa per acquistare qualcos’altro, in questo contesto egli perde la sua fisionomia umana per diventare un essere deforme e forzuto armato di un buffo scopettone per pulire i pavimenti che incarna un po’ l’archetipo di uno scettro dotato di poteri magici ma in questo caso la sua forza è tutta terrena in quanto derivante dai liquami radioattivi. E con la suddetta arma si impegnerà a proteggere i più deboli, i personaggi sono stereotipati, hanno tutti la loro personalità ben definita ma mancano tuttavia di spessore, Dinklage è chiaramente l’eroe senza macchia, l’uomo sfigato comune che si ritrova in mano un grande potere nel classico stile dei personaggi cari ai fumetti americani, Elijah Wood veste i panni un freak che sembra uscito dai racconti di zio Tibia, un essere viscido, un esecutore dei potenti, forte coi deboli e debole coi forti. Kevin Bacon ci offre un grande interpretazione, il capo della corporation oberato dai debiti, un vincente ma non abbastanza da essere in cima alla piramide i cui vertici sono occupati da mafiosi senza scrupoli, “Toxic…” ha un ritmo narrativo elevato, succede sempre qualcosa, una gag, una sequenza d’azione, una scena splatter ecc… lo splatter infatti è ben presente: teste mozzate, arti strappati, perforazioni, tuttavia questo aspetto assume toni scherzosi, mai realmente scioccanti, tutto sembra essere un allegro gioco da non prendere sul serio. Purtroppo non c’è la rozzezza e la violenza talvolta disturbante (anche se grezzamente trash) del film dell’ ’84 anzi tutto questo sangue e questa violenza fintissima e improbabile sembra fatta per piacere un po’ a tutti, (non come nell’originale in cui non c’è pietà neppure per anziani e bimbi) questo “Toxic…” questa violenza però è fatta con effetti prostetici e artigianali e (sangue a parte forse) finalmente non si usa la tanto abusata computer grafica. Il film diverte e fa ridere con un retrogusto amaro per una società che vuole annientare i deboli ma che trova in un eroe trash un baluardo contro i prepotenti, non so se questo reboot piacerà ai vecchi fans, l’intento sembra quello di ingraziarsi i nuovi teenager e in questo credo che ci riesca bene, tuttavia si tratta di un prodotto carino ma che non diventerà un new classic da rivedere più volte. Situazioni e personaggi sono sempre sopra le righe, e lo spettatore si identifica immediatamente ne personaggio del vendicatore tossico, la fotografia sempre patinata e dai colori molto accesi è uno dei marchi di fabbrica del vendicatore era 2025, il film non cerca forse un effetto nostalgia ma gioca bene le carte a sua disposizione per interpretare e aggiornare il classico della Troma finendo però nel fare un prodotto abbastanza diverso, meno anarchico e disturbante di quello anni ’80, un eroe scanzonato dei nostri giorni. Come riuscire a trattenere le risate difronte allo splatter grottesco come nella sequenza del concerto della band nu metal composta da delinquenti in cui gente con la testa squarciata continua comunque a sopravvivere contorcendosi dal dolore. Questo film non vuole prendersi sul serio tranne forse quando mette in tavola questioni woke, si ride, si fa il tifo per il mostrone verde ma poi ci rendiamo conto di aver assistito “solo” a un divertente B movie nella media con un ottimo cast che sa far divertire. 

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