
REGIA: ANDREY SIMONOV
ATTORI: NATALYA SKOMOROKHOVA, GRIGORY CHABAN, ROMAN KURTSYN
REPERIBILITÀ: ALTA
GENERE: THRILLER-SURVIVAL
ANNO: 2019
Il regista russo Andrey Simonov (“Bolshe, chem lyubov”, “20/22) gira nel 2019 questo thriller-survival dove una comitiva di amici viaggia verso la regione selvaggia del monte Altaj per fare rafting ma sfortunatamente si imbatteranno in un piccolo gruppo di criminali in fuga, inizierà dunque una lotta per la sopravvivenza. “Pain…” sembra proprio riproporre la lezione di “The river wild” il famoso thriller del 1994 di Hanson con un ottimo cast composto da attori come Kevin Bacon e Meryl Streep, il film di Simonov è dunque un emulo di un film più meritevole e famoso che ricalca lo schema del “fratello maggiore” aggiungendo solo delle varianti. Abbiamo anche qui una buona fotografia
paesaggistica con una storia che entra quasi subito nel vivo dell’azione ma agli occhi di uno spettatore attento ed esperto l’operazione comincia ben presto a puzzare di emulazione. Troppe infatti sono le similitudini con “The river wild” : la natura selvaggia, il gruppo di malviventi che incontra la tranquilla comitiva, le scene di rafting ecc… e quel sottotitolo della versione italiana poi fa il verso a film in voga negli ’80 in modo troppo furbesco. Simonov si dimostra un buon mestierante capace di confezionare un B movie senza pretese ma con una dose di violenza mediamente superiore ai prodotti per la tv che circolano ai giorni nostri, la sceneggiatura è semplice e lineare con situazioni fatte di inseguimenti in montagna, rafting e natura ostile. Di azione se ne trova abbastanza ma il tutto ha un sapore derivativo, Arina Postnikova (“Best frenemies”, “Almond flavor of love”) interpreta il
personaggio di una ragazza falsamente acqua e sapone ma che nasconde lati tossici, che fa coppia con Tanya (Natalya Skomorokhova) altra ragazza comune che si ritrova in una situazione più grande di lei. A ben guardare però tutti i personaggi protagonisti non hanno una personalità ben definita ma sguazzano un po’ tutti nel limbo dell’anonimato, c’è la contrapposizione netta fra il gruppo dei buoni e quello dei cattivi con pochissime sfumature e questo non aiuta certo la caratterizzazione dei personaggi e l’appetibilità della storia. Ci troviamo davanti a nulla più di un “buon” scopiazzamento di idee con poche frecce nel proprio arco, sembra infatti come ho detto sopra di assistere a una copia (fuori tempo massimo) del ben più famoso “The river wild”, la regia potrebbe anche andare bene, pur non facendo particolari scintille riesce a svolgere sufficientemente bene il proprio compito, ma è la sceneggiatura, l’idea di base che è troppo derivativa e priva di originalità. Per concludere poi con un finale chiuso in modo un po’ brusco, resta poco alla fine della fiera di questo film russo che ha più fumo che arrosto, anche in rete l’indice di gradimento non arriva al 50% cosa a mio avviso meritata.

