
REGIA: JAQUES KLUGER
ATTORI: ADÈLE GALLOY, VAIMITI TEIEFITU, MARIE ZABUKOVEC
REPERIBILITÀ: ALTA
GENERE: HORROR
ANNO: 2024
“Pacific fear” è un film del belga Jaques Kluger regista del non molto convincente “Play or die” qui alle prese con orrori dalla Polinesia, un gruppo di ragazze fra le quali spicca Sarah (Adele Galloy) ex campionessa di surf, vogliono fare una festicciola su un’isola disabitata della Polinesia, così si fanno accompagnare in barca da un barcaiolo un po’ burbero(Laurent Maurel) che le avverte di strane voci e leggende riguardanti l’isola in cui nelle vicine acque in tempi non molto lontani erano avvenuti esperimenti nucleari. Ovviamente le ragazze non danno peso a quei discorsi e sono intenzionate a godersi l’alcool e il mare, non finirà bene. “Pacific…” è un film dall’impianto semplice e dalla sceneggiatura che cerca di combinare atmosfere esotiche, splatter, e un tocco di survival in questo b-
movie non indimenticabile ma sufficientemente buono. Abbiamo le classiche ragazze che vogliono solo divertirsi in modo spensierato ma si tratta di personaggi senza molto spessore, poco più della classica carne da macello ad eccezione della protagonista interpretata dalla buona Adèle Galloy e anche di Vaimiti Teiefitu che interpreta la nativa esperta di tradizioni e usanze del luogo misterioso. Forse il rispetto per i luoghi di culto anche se non ortodossi e “pagani” e la scelleratezza dei governi sono i messaggi che questo film nel suo piccolo vuole trasmettere e in questo riesce pienamente nel suo intento. Questo si evince soprattutto nel prologo dove vengono mostrati esperimenti nucleari in stile documentaristico, si tratta di un orrore generato ancora una volta dai governi e dai militari, il personaggio dell’ex militare divenuto una sorta di sacerdote di un culto autocelebrativo ricorda vagamente il personaggio di Marlon Brando del celebre “Apocalypse now” ma
ovviamente si tratta solo di una vaga somiglianza. Ci sono echi dei film cannibalici ma anche in questo caso si stratta solo di somiglianze in quanto l’aspetto “cannibalico” si limita più che a esplicite scene di cannibalismo a indigeni mascherati e riti tribali, tuttavia mischiando in maniera non ottimale questi elementi (e non premendo l’acceleratore su nessuno di essi) il film resta un po’ in una sorta di limbo non ben definito fra questi elementi. Si entra come da tradizione in modo graduale nel vivo della vicenda e in questo senso “Pacific…” è comunque un film che non annoia dove sono abbastanza rati i momenti morti, tranne alcune evitabili sequenze nella parte iniziale. Talvolta c’è un gradevole uso del filtro verde per esaltare l’atmosfera da jungla tropicale, e il cast seppur non eccelso fa adeguatamente il proprio lavoro come ad esempio Aurelien Recoing che interpreta il folle militare divenuto una sorta di sacerdote esaltato di un culto inventato da lui stesso, gli echi dei cannibalici si fanno sentire spesso fra danze pittoresche attorno a fuochi accesi e vittime legate ai pali di tortura ma il tutto non sfocia quasi mai in un violento splatter tipico del filone sopracitato. La regia è buone e riesce ad esaltare con un’adeguata fotografia il luogo paradisiaco fatto di spiagge e palme che si tramuterà in una brutta avventura dove la protagonista però non diviene una final girl che attua improbabili piani di fuga ma piuttosto si batte abbastanza verosimilmente per la sua vita. “Pacific…” è un film che però incorpora appunto elementi diversi senza svilupparli mai completamente consigliabile per una serata senza particolare impegno ma volendo vedere un film comunque buono per svagarsi per un’oretta e mezza, tempo più che sufficiente per lo svilupparsi della sceneggiatura di un film di questo tipo.

