REGIA: MARCO MALATTIA

REPERIBILITÀ: BASSISSIMA

GENERE: INDEFINIBILE

ANNO: NON SPECIFICATO

Questo lavoro underground (ne esistono solo 30 copie limitate) è un altro scioccante esperimento di Marco Malattia (atroce la sua serie “Channel 309” I-II-III) di non facile reperibilità, Malattia (mai soprannome è stato più azzeccato) ha sempre prodotto esperimenti video scioccanti dove mischia pornografia, fetish, satanismo, (anche se credo rifiuti quest’ultima etichetta preferendo il termine “esoterico“) e horror creando sempre dei videoclip allucinatori e scioccanti. Anche in questo caso siamo negli inferi più neri della perversione, come al solito non esiste una trama ma una serie di situazioni estreme sottolineate da una colonna sonora elettronica, qui a differenza dei vari episodi di “Channel…” la componente sonora è più estrema, powernoise rumorista senza accenno di melodia o ritmo, un deragliamento sonoro ideale per immagini scioccanti.

C’è un’ossessione per fluidi corporei: vomito, urina, saliva ecc… in scene frammentate, schegge che vengono poco assimilate data la loro durata per passare subito dopo al un altro abominio, performance sessuali da voltastomaco con performer privi di identità (a volto coperto) ci sono spazzi di simbologia sacra profanata come nel caso della sposa che si masturba appiccicandosi in faccia il suo sangue verginale, o il classico caprone appeso alla parete muto testimone di immonde performances. Quello di Malattia è un lavoro dal montaggio non lineare, una visione distorta che viene spezzettata da frame disturbanti tipo canale mal sintonizzato, una visione al singhiozzo fatta di immagini a volte sfocate e incorniciate nell’ormai classica modalità oblò rendendo partecipe lo spettatore che talvolta si sente un po’ guardone. C’è anche (purtroppo) una chiara denigrazione della donna fra fellatio forzate, schiaffi e bondage con annegamento in vasca, la dissacrazione religiosa qui supera ogni limite con una statuetta sacra usata come dildo, Malattia è sempre oltre l’estremo, un punto di non ritorno, un buco nero che inghiotte qualsiasi cosa.

In questo “No…” c’è una minore attenzione verso i luoghi abbandonati e degradati presenti nella serie “Channel 309” che si intravedono solo in alcuni momenti, mi sono chiesto durante la visione (tremenda) quale possa essere il target di pubblico interessato a questa pellicola, non ho sputo darmi una risposta, a mio avviso si tratta di un prodotto al limite dell’autoreferenzialità che può interessare una ristretta cerchia di fruitori, ma in fondo credo che Malattia sia consapevole di tutto questo e forse nemmeno gli interessa “No…” è un’esperienza atroce e crudissima, un girone porno-dissacrante oltre ogni limite.

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