
REGIA: DYLAN SOUTHERN
ATTORI: BENEDICT CUMBERBATCH, ERIC LAMPAERT, VINETTE ROBINSON
REPERIBILITÀ: ALTA
GENERE: DRAMMA NERO, PSICODRAMMA
ANNO: 2025
Dylan Southern scrittore e regista mai banale ( autore di interessanti documentari musicali come “No distance left to run”, e del film “Aziz Ansari: buried alive”) dirige con mano esperta questo dramma a tinte fosche in cui un illustratore inglese (interpretato da Benedict Cumberbatch) perde la moglie dopo un malore improvviso e il suo mondo crolla in mille pezzi. Seguito da uno psicologo il nostro protagonista tormentato cerca di rimettere ordine nella sua vita ma un oscuro personaggio rappresentato da un enorme corvo nero parlante emerge dal suo inconscio per iniziare a tormentarlo. “L’ombra del corvo” è un film molto particolare, pieno di metafore e riflessioni sul lutto e la sua elaborazione, un dramma nero il cui protagonista è Cumberbatch che interpreta questo personaggio il quale scivola fino agli abissi della disperazione per giungere ad accettare la perdita. Il corvo parlante sembra essere un personaggio fumettistico (correlato al suo lavoro di illustratore di fumetti) intrecciato a filo doppio alla psiche del
protagonista che non riesce ad accettare la perdita finendo in un abisso di allucinazioni in cui realtà e si fondono e confondono. Ci sono brusche variazioni verso colori scuri nelle sequenze in cui compare il misterioso corvo antropomorfo, personaggio fumettistico/favolistico che racchiude in sè molte istanze psichiche, può essere letto come personificazione oscura del lutto una perdita concretizzata in un mostro che non ti lascia vivere. Oppure il corvo potrebbe essere una parte inconscia del protagonista che emerge dopo la grave perdita che lo porta a percorrere modi di vivere a lui sconosciuti come l’occuparsi da solo dei figli e riuscire a conciliare genitorialità e lavoro, oppure il corvo potrebbe addirittura essere una personificazione dell’amata che torna sotto mentite spoglie per spronarlo ad andare avanti con la sua vita. Quest’ultima tesi è interessante e troverebbe forse conferma nella parte finale dove la famiglia invoca il corvo di non morire e nella toccante sequenza sul divano l’oscuro uccello li abbraccia con le sue nere ali, il gesto pare essere quindi un esplicito richiamo ad una figura materna e protettiva. Un corvo nero come le matite che egli usa per raffigurarlo nei suoi disegni facendolo diventare
un’ossessione anche in ambito lavorativo, il corvo infatti invaderà anche i bianchi fogli che il vedovo utilizza per i suoi disegni rendendo la bianca superficie un campo d’azione per l’inconscio che talvolta si copre totalmente di una china nera rendendo l’arte un mezzo per giungere ad una catarsi. Il film sostanzialmente è un dramma nero con pochi personaggi e una predilezione per sequenze in ambienti chiusi e spesso oscuri che installano nell’opera una gradevole componente horror, facendo dell’ “Ombra…” un mix di psicodramma con momenti di thriller psicologico. Quello dei padri rimasti soli è un tema attuale e Southern sa trattarlo bene e con delicatezza rendendo quello sullo schermo un personaggio moderno e vivo nel quale molti potrebbero identificarsi, una vicenda saldamente ancorata alla realtà ma che paradossalmente transita in territori inconsci e oscuri e fantastici i quali sono però scaturiti da eventi reali e anfratti poco sondati della mente del protagonista. La regia è molto attenta a cogliere le sfumature del protagonista e dei vari personaggi tutti ottimamente caratterizzati, un film molto intimista, riflessivo, che spinge lo spettatore in un vicolo di disperazione oscura insieme al suo protagonista che rappresenta l’unica ancora di salvezza (tutt’altro che salda) e che per questo porta lo spettatore a fare il tifo per lui fino alla fine, per un finale forse un po’ buonista ma efficace anche a livello simbolico. Non essendo propriamente un horror ma un dramma oscuro, il film può piacere agli amanti dei drammatici d’autore con risvolti psicologici, indubbiamente si tratta di un film che si rivolge ad uno spettatore adulto e abbastanza colto che rifugge le facilonerie cinematografiche che cerca invece un prodotto originale che lo faccia anche riflettere su temi esistenziali in modo mai banale.
