
REGIA: JOHANNES ROBERTS
ATTORI:JHONNY SEQUOYAH, JESSICA ALEXANDER, TROY KOTSUR
REPERIBILITÀ: ALTA
GENERE: ANIMAL HORROR
ANNO: 2026
“Ben-rabbia animale” (titolo originale “Primate”) è un animal horror di Johannes Roberts regista che ha diretto diversi horror e survival come il famoso “47 metri“, il seguito “47 metri uncaged”, l’home invasion “The strangers 1 e 2″ e “Resident evil welcome to racoon city”. “Ben…” ha una sceneggiatura firmata a quattro mani con Ernest riera, troviamo un gruppo di giovani ragazze che si recano in una moderna e lussuosa casa alle Hawaii di proprietà di Lucy (Jhonny Sequoia) dove vive suo padre Adam (Troy Kotsur) un famoso scrittore sordomuto che vive con la sorella Erin (Gia Hunter). Questi ultimi hanno allevato un simpatico scimpanzè di nome Ben il quale divien presto la
“mascotte” delle ragazze appena arrivate, tuttavia il simpatico scimmiotto ha contratto la rabbia a causa del morso di un animale che si è intrufolato nella sua grande gabbia. La mente dello scimpanzè verrà ottenebrata dalla rabbia facendolo diventare pericolosissimo. “Ben…” presenta un impianto narrativo semplice e lineare ma pieno di azione, un’azione che cresce progressivamente, i personaggi sono un po’ stereotipati ci sono i bellocci, le fighette che se la tirano, Troy Kotsur è forse colui che da la prova migliore, col suo personaggio apparentemente semplice da interpretare in quanto si tratta di un personaggio tutto “fisico” perchè Adam essendo sordomuto non può parlare, la gestualità e le espressioni di Kotsur rendono molto bene questo simpatico personaggio, un padre famoso, disabile, amorevole e combattivo in quanto alla fine il suo intervento avrà un peso decisivo nella vicenda. C’è una buona fotografia che talvolta usa il blu notte e le luci in modo molto espressivo soprattutto quando le impiega per sottolineare gli stati d’animo del folle
animale. Roberts è un regista che sa come confezionare un film gradevole e senza impegno impreziosendolo con sequenze splatter piuttosto crude girando il tutto prevalentemente in interni sfruttando una grande casa moderna. Pur essendo un film leggero e di puro intrattenimento Roberts ci fa anche un po’ riflettere sul rapporto uomo-natura, perchè “Ben” non è altro che un nostro “parente” stretto che ha tutto il diritto di impazzire come lo fanno molti esseri umani su questo folle pianeta, almeno lui impazzisce per una grave infezione non certo per chissà quale trauma ingiusto magari causato da un membro della su stessa specie. Il film ha una durata giusta, in un’ora e ventinove riesce mettere in tavola tutto ciò che serve, spingendo talvolta anche l’acceleratore sul versante splatter, la furia dello scimpanzè ci farà gustare scene atroci come facce letteralmente strappate, mascelle brutalmente asportate, e sanguinolenti morsi. È proprio quando il film spinge sulla violenza che sfodera uno dei suoi aspetti visivamente più interessanti con sequenze che talvolta non nascondono proprio niente ai poveri spettatori, primi piani della sofferenza delle vittime e una suspense sempre crescente, mentre le vittime fuggono, si nascondono dentro gli armadi o cercano nell’acqua una disperata via di salvezza. Con un ritmo serrato il film riesce a compensare una trama davvero esile e personaggi poco caratterizzati (soprattutto quelli secondari che sono più o meno solo carne da macello) facendo puntare tutto sull’impatto visivo di una violenza bruta e primordiale senza compromessi, il primate fa provare sentimenti contrastanti nello spettatore da un lato è un bestia fuori controllo, feroce e brutale dall’altra è una povera creatura una volta tenera e simpatica purtroppo infettata dalla rabbia. “Ben…” (il cui titolo italiano gioca con le parole mettendo l’accento sulla parola “rabbia”) è un animal horror che non inventa niente ma che diverte e scorre bene, tuttavia la sua esile trama fa si che la vicenda narrata sia buona per una visione one shot e che manchi la carne al fuoco per un ulteriore salto di qualità restando comunque un film divertente e godibile che si inserisce nel solco di altri horror “scimmieschi” come “Monkey shine” o il meno famoso “Link” di Richard Franklin.

