28 ANNI DOPO IL TEMPIO DELLE OSSA

REGIA: NIA DACOSTA

ATTORI: RALPH FIENNES, JACK O’CONNELL, ALFIE WILLIAMS

REPERIBILITÀ: ALTA

GENERE: POST APOCALITTICO

ANNO: 2026

Continua la saga post apocalittica inaugurata col primo film firmato Danny Boyle del 2002, stavolta alla regia troviamo Nia DaCosta (“Candyman”) regista di cinema e serie tv (“Top boy”, “Ms Marvel”) la sceneggiatura di Alex Garland ci mostra un mondo allo sbando e segue le azioni di una banda di derelitti che vaga in un mondo distrutto e post apocalittico. Isolato da tutto il dottor Kelson (Ralph Fiennes) incontra un contagiato dal morbo e decide di sedarlo e fare una serie di esperimenti per cercare di curare o alleviare gli effetti del virus. Intanto la banda di pazzi capitanati dal folle e carismatico Sir Jimmy Crystal che recluta un nuovo membro trovando e mettendo alla prova il piccolo Spike (Alfie Williams) combattivo ma riluttante a diventare un mostro come i suoi compagni. Il delirante Jimmy crede di essere figlio del diavolo e di comunicare telepaticamente con lui, un giorno il gruppo si imbatte per caso nel tempio delle ossa del dottor Garland intento a curare il suo nuovo paziente infetto. Jimmy si convince che Garland è suo padre ovvero il diavolo e decide di andare a trovarlo. La saga inaugurata dal film di Boyle ha fatto storia e ottenuto un grande successo ma se gli ultimi film si mantenevano comunque su un livello medio-buono, questo “Tempio delle ossa” si rivela al di sotto delle aspettative diventando l’anello più debole di tutta la serie. La trama è veramente esile, la sceneggiatura di Garland rivela fondamenta traballanti,  il film sembra essere un susseguirsi di situazioni incollate tra loro da un esile filo conduttore, prima di tutto non sempre è chiaro chi sia il vero protagonista, è il piccolo Spike che cerca di fuggire da un mondo di incubo? O forse è lo psicolabile Crystal? O forse è il dottor Kelson? Gli attori fanno un ottimo lavoro, Ralph Fiennes è un attore che non ha bisogno di presentazioni, qui calato ottimamente nella parte ci regala un’interpretazione molto buona, un uomo solitario che si erge talvolta a salvatore dell’umanità in modo umile utilizzando i suoi pochi mezzi a disposizione cercando una cura per il morbo. Jack O’ Connell è molto convincente nell’interpretare un personaggio cattivo e borderline, una sorta di capo setta post apocalittico privo di scrupoli e di umanità, tuttavia i personaggi secondari sono poco incisivi e privi di una personalità ben definita, relegati a insipidi macchiette prive di spessore il cui unico scopo filmico sembra essere quello di diventare talvolta carne da macello per un po’ di splatter in più. Ed è proprio quest’ultimo aspetto che almeno si salva nella mediocrità generale, in questo episodio lo splatter fa davvero da padrone assoluto dell’intrattenimento  in un carosello quasi continuo di atti di cannibalismo (un pugno nello stomaco l’uomo che mangia il cervello) crani sfondati, gole recise, scuoiamenti ecc… purtroppo però resta un elemento fine a se stesso quando invece doveva essere un utile accessorio per una storia minimamente coinvolgente. Il rapporto e la situazione che si crea fra il dottor Kelson e il forzuto infetto ricorda un po’ quella che c’era ne “Il giorno degli zombi” del maestro Romero fra Bub e il dottore che cercava di riportare un minimo di umanità nel cervello dello zombi. L’infetto “curato” dal dottore sembra essere il simbolo di un’umanità allo sbando ma anche del lato più animale della razza umana regredita ad una sorta di cavernicoli brutali e senza cervello che in preda a visioni mostruose non hanno il minimo scrupolo ad uccidere chiunque gli si pari davanti. Infatti il nostro infetto sembra proprio un uomo del paleolitico: brutale, nudo e di stazza imponente, una figura che nelle intenzioni del regista doveva essere un punto di riferimento, finalmente lo spettatore ha un infetto con cui solidarizzare che non è più solo un pazzo assetato di sangue ma ha un minimo di personalità, la cosa però funziona fino a un certo punto. C’è un buon ritmo le scene di violenza si susseguono con rare pause ma come ho detto nonostante questo il film manca di sostanza, non c’è suspense, solo gore fine a se stesso, la parte finale in cui Kelson si dimena come un ossesso al ritmo della famosa canzone dei Maiden è effettivamente un po’ sopra le righe e sfocia talvolta nel grottesco più o meno involontario. Questo è dunque il succo dei questo nuovo capitolo che poteva essere sfruttato molto meglio, nonostante la dose di splatter sembra essere paradossalmente il capitolo più commerciale, buono per una visione one shot e nulla più, fatto per piacere forse a schiere di ragazzini in cerca di sangue a buon mercato ma manca la verve degli altri capitoli, il senso di pericolo imminente in un mondo popolato da infetti e manca un vero protagonista in questa ridda di personaggi che si susseguono senza un vero eroe a tenere la scena.

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