TRAGICA NOTTE A LITTLE HOPE CAPITOLO 7

TRAGICA NOTTE A LITTLE HOPE

CAPITOLO 7 

Un tonfo sul cofano lo fece sbandare addosso ad un muro “accidenti!” Il cofano dell’auto si spaccò e solo la cintura di sicurezza evitò che si spaccasse la testa sul volante “ohh…” sentiva provenire da fuori rumori indistinti, richieste di aiuto e strani versi. Si riprese abbastanza in fretta, la testa dolorante gli martellava “aiuto! Vi prego!” Un uomo cercava invano di divincolarsi da una stretta mortale, Rudy scese dall’auto ormai inservibile “fermo dove sei” il vampiro dai neri capelli lucidi come la notte si voltò di scatto e l’uomo sotto di lui ne approfittò per scappare a gambe levate, un filo di bava uscì dalle fauci del vampiro. “Hai fatto fuggire il mio pasto, adesso toccherà a te!” Gli occhi iniettati di sangue erano fissi su Rudy, il primo colpo di pistola partì e come un fulmine il vampiro lo schivò facendo conficcare il proiettile nel muro lì vicino il secondo colpo. Il vampiro sorrise beffardo, la mano di Rudy non era più così ferma, anche se non voleva ammetterlo stava tremando. Il secondo colpo partì veloce dalla canna della pistola ma il vampiro si abbassò di scatto e facendo un balzo arrivò davanti a Rudy e lo prese per la gola sollevandolo da terra, la presa del vampiro si fece più stretta, puntò la pistola alla testa del vampiro, ma prima che potesse sparare, la mano libera del vampiro gli prese il polo e strinse fin quasi a spezzarlo, la pistola rotolò in terra. Sentiva che fra poco avrebbe perso i sensi, la vista gli si stava annebbiando, una sagoma nera era dietro al vampiro, una puzza nauseabonda gli riempì le narici, il vampiro sentì un forte dolore alla schiena, un pugno micidiale gli ruppe la spina dorsale.

Aria, finalmente Rudy riprese a respirare ed il vampiro cadde a terra esamine, Rudy cercò di alzarsi subito in piedi, barcollava e si stringeva la gola indolenzita “dio che orrore” lo zombi stava sbranando il vampiro, i denti malmessi affondavano nella pelle del vampiro strappando lembi e lacerando muscoli. La creatura intenta nel suo pasto sembrava non dare importanza al poliziotto che si affrettò barcollando ad allontanarsi da lì. Rudy mentre si allontanava, teneva una mano ferma sulla fondina dove custodiva la pistola quasi come se quel contatto gli desse la sicurezza che cercava, superò in un quarto d’ora scarso alcuni isolati semi distrutti dove le vetrine dei negozi erano piene di cadaveri, e l’aria puzzava di marcio, un odore pungente e dolciastro che gli faceva torcere le budella e di tanto in tanto lo costringeva a tapparsi naso e bocca con un fazzoletto di stoffa. Dopo essersi reso conto che il centro era sicuramente diventato un campo di battaglia e avendo paura di ritrovare uno di quei cosi decise di dirigersi verso il bosco ed uscire dalla città.

 

Daniel percorreva la strada a velocità moderata, ma le sue mani erano percorse da un tremolio che faceva fatica a controllare, sua moglie tormentava con le mani un fazzoletto spiegazzato “non ne avremo ancora per molto” la donna indicò la spia che segnava rosso già da una decina di minuti “cosa?” Daniel si riprese dai suoi pensieri “la benzina…” disse la donna asciugandosi le ultime lacrime “maledizione” il marito scosse la testa cercando di focalizzare mentalmente il distributore più vicino. Si ricordò di quello sulla statale 54, allora premette sull’acceleratore sfrecciando in quella direzione “apri che fa un po’ caldo” Daniel tirò giù il finestrino per metà e respirò l’aria fresca. Dopo dieci minuti arrivò nei pressi del distributore e vide la colonna di fuoco che lo avvolgeva, frenò “addio benzina…”. Kelly scese lentamente dall’auto, le fiamme le illuminavano il volto “la città farà questa fine…” Daniel scese dall’auto ed abbracciò Kelly col distributore che bruciava ancora davanti agli occhi. La sua attenzione si focalizzò nella parte centrale del distributore vicino al cartello annerito che recitava “due dollari al litro” sembrava  che delle figure si contorcessero fra le fiamme, “le fiamme fanno strani giochi di luce” pensò mentre continuava ad osservare, d’un tratto gli parve di vedere avanzare un gruppo di figure incendiate “tesoro…” sua moglie allentò la presa attorno alle sue spalle “guarda non ti sembra…” ora, a contrasto col buio tutt’intorno vide chiaramente tre uomini in fiamme che cominciarono ad avanzare verso di loro “Cosa c’è Daniel? ”La donna si voltò e li vide.

Tre figure incendiate che erano uscite da quell’inferno di fuoco “corri!” Daniel la prese per mano mentre lei impietrita non riusciva a staccare gli occhi da quella visione “sono come quelli che ho visto in piazza! Non sono umani credimi!” Kelly non sapeva cosa dire, limitandosi a correre a fianco di suo marito in una corsa per la vita. Anche gli zombi presero velocità, e vista da fuori la scena era veramente surreale: un uomo e una donna in fuga da tre torce umane, la corsa dei due era illuminata dai lampioni bianchi che stavano ai lati della strada, unici testimoni silenziosi di quella tragedia. “Svelta corri più forte” la donna cercò di aumentare il ritmo “non voltarti!” Daniel e Kelly percorsero l’intera via a gambe in spalla, infilandosi poco dopo in un vicolo fatiscente pieno di scritte fatte con lo spray. “qui svelta!” “Ma come… io veramente” infilarsi in un cassonetto non era certo il sogno della sua vita, ma il pensiero della fine che avrebbe fatto se non ci si fosse infilata, fece cadere ogni incertezza. La puzza era tremenda, Kelly e Daniel stavano stretti l’uno all’altra tremanti. Daniel teneva il coperchio metallico appena aperto in uno spiraglio per vedere quando sarebbero giunti “sento qualcosa caro” “fa silenzio…” tesero le orecchie in attesa. Passi strascicati si udivano ad una certa distanza Kelly lo prese per mano stringendo sempre più forte, il fetore e la tensione le facevano girare la testa come una giostra al luna park, ma con un grande sforzo non si lasciò andare ad uno svenimento, “non devo… non adesso” cominciò a ripetersi questa frase mentalmente come una cantilena, un mantra d’attesa. Col cuore in gola Daniel continuava ad osservare dalla fessura, che da una decina di minuti era diventato il loro unico contatto col mondo esterno, l’unico spiraglio di aria decente contro quella puzza fetida. Improvvisamente li vide spuntare, il fuoco gli aveva sì corrosi ma non abbastanza da ucciderli, erano carcasse fumanti con la pelle bruciata e gli abiti anneriti, Kelly ebbe un sussulto e lui abbassò la fessura senza far rumore, lo sentiva, quel rumore flebile che nel silenzio si faceva strada, quello squittire di topi, istintivamente mise una mano sulla bocca di sua moglie, mentre il topo nel fondo del cassonetto le passò su un piede, le faceva il solletico, e lei aveva sempre avuto ribrezzo per i topi. “Non fiatare” lei fece un cenno di assenso con la testa mentre sentiva le zampette dell’ animale sul suo piede destro. Fuori, passi incerti cominciarono a farsi udire, adesso erano ad un paio di metri da loro, potevano sentire i loro grugniti sempre più vicini. Daniel era immobile, lentamente tolse il palmo della mano dalla bocca di sua moglie, sentì l’umido delle lacrime impresso sulle sue dita, Kelly stava piangendo, un pianto silenzioso e disperato, fuori ancora la loro marcia presenza, adesso avevano superato il cassonetto “è una strada senza uscita, torneranno indietro e se ne andranno” pensò Daniel, sua moglie era ormai una statua di pietra rannicchiata sul fondo. I due zombi percorsero il vicolo finchè non si trovarono davanti al muro in mattoni rossi, barcollarono un po’ davanti ad esso prima di fare dietrofront, nel passare accanto al cassonetto uno dei due lo urtò con una spalla ed il rumore rimbombò al suo interno, i due coniugi stettero con gli orecchi tesi finchè non udirono più il rumore dei loro passi. Daniel spalancò il cassonetto e respirò aria pulita, con qualche difficoltà scese a terra “tesoro dammi la mano svelta” Kelly era come impietrita, sembrava una statua di marmo, l’uomo si protese col busto in avanti e l’afferrò per un braccio scuotendola, la sua risposta fu un gridolino acuto “cara dobbiamo andarcene, potrebbero tornare” le strinse il braccio più forte finchè non si decise ad alzarsi e scivolare fuori. La strinse forte “vedrai andrà tutto bene, ma dobbiamo andarcene subito, quelli potrebbero tornare capisci?” Fece un debole cenno di assenso, i due guardandosi bene attorno uscirono dal vicolo.

Nella piazza in fiamme la polizia arrivò a sirene spiegate, gli edifici sputavano lingue di fuoco dalle finestre rotte, le volanti frenarono bruscamente ai margini della piazza, poi scesero coi fucili a pompa puntati, Mircalla si affrettò andando incontro ad Ukras che stava lottando contro Harrison, i due stavano lottando senza esclusione di colpi, il vampiro si accorse della presenza di Mircalla ed indietreggiò liberandosi alla meno peggio dalla stretta dello zombi “era ora che arrivassi, qui è l’occhio del ciclone” Mircalla dette un rapido sguardo intorno a lei: gruppi di vampiri lottavano contro gli zombi, e quelli che avevano avuto la peggio erano stati letteralmente fatti a pezzi, di loro non restavano che brandelli di mantelli. Nella parte nord-est della piazza un gruppo di zombi stava avendo la meglio su tre vampiri ormai accerchiati che si stringevano spalla contro spalla, i famelici morti viventi si scagliarono su di loro in un ultimo assalto. Improvvisamente quando i tre sembravano avere la peggio, una brina leggera sembrò spuntare dal nulla, rapidamente la brina si tramutò in uno strato di ghiaccio che via via si faceva più spesso “Satron!” Uno dei tre, il più alto si rese conto di chi fosse l’autore del prodigio, gli zombi assalitori erano adesso tre statue di ghiaccio immobili. Satron scese dall’alto di un palazzo a tre piani avvolto dal suo mantello “maledizione adesso c’è anche la polizia” disse guardando verso le forze dell’ordine disposte in semicerchio su un lato della piazza. “Qui è il sergente Clive che parla! Arrendetevi o saremo costretti ad aprire il fuoco, arrendetevi immediatamente!” Gli uomini in divisa attorno al sergente strinsero le loro pistole ed i loro fucili per darsi un pallido senso di sicurezza, ma negli occhi di alcuni di loro si leggeva chiara una paura tremenda, mentre altri quasi per fuggire alla situazione tenevano la mira ferma su un soggetto preciso.

Nel mentre Harrison tornò a scontrarsi come un toro contro Ukras, gli venne addosso come un giocatore di football stringendolo in una presa ferrea, Ukras si dimenò per qualche istante nel tentativo di liberarsi dalla morsa, poi si spinse indietro più che poteva e tirò una violenta testata ad Harrison che mollò la presa arretrando, Mircalla intanto si era diretta verso Satron “cosa facciamo?” Disse al mago che osservava la polizia “dobbiamo sbarazzarci di loro”. Satron pronunciò alcune formule a voce bassa che Mircalla fece fatica ad udire, poi con i palmi rivolti all’esterno cominciò a disegnare nell’aria immaginari cerchi concentrici. “Ragazzi al mio tre aprite il fuoco” “ma sergente… non rischiamo forse di colpire gli umani rimasti?” “Il sergente sputò in terra e rapidamente si pulì le labbra con la manica dell’uniforme “tu ragazzo quanti umani vedi in circolazione? Non discutere ed esegui gli ordini se vuoi riportare il tuo culo a casa da tua madre” lo sguardo severo del sergente gli fece passare la voglia di fare altre domande e si limitò ad un “agli ordini sergente”.“Uno!” Del fumo saliva dalle mani di Satron “due!” Mircalla sentì un rumore alle sue spalle, uno zombi le era vicino a pugni stretti “tre!” Le mani di Satron fecero piovere fiamme dal cielo. “Attenti!” Un agente vide che delle sfere infuocate piombavano verso di loro, ma non fece in tempo a scappare, lo schianto sul cofano fu devastante, tre auto e rispettivi agenti saltarono in aria all’impatto con le palle di fuoco “buon dio” sussurrò il sergente vedendo le sfere di fuoco cadere dal cielo, altre due vetture furono sfasciate, pezzi di vetro volarono ovunque e frammenti infuocati colpirono diversi agenti che si riversarono al suolo, alcuni morti altri gravemente feriti. Mircalla e lo zombi si affrontarono, e fu un duello piuttosto breve, lei schivò alcuni colpi che il tentennante zombi cercò di assestarle a pugni chiusi, Mircalla vide che le fauci aperte del mostro volevano la sua carne, con uno scatto felino si abbassò, poi aggirò lateralmente il mostro e piombò dietro di lui prima che potesse prendere le sue contromosse. Mircalla da dietro gli mise un braccio attorno al collo e con l’altra mano afferrò la base della sua mascella, con un grande sforzo cominciò a tirare, lo zombi piegò le ginocchia impotente, le ossa del collo cominciarono a scricchiolare, poi la pelle cominciò a lacerarsi, e lei si ritrovò con la testa dello zombi fra le mani. Le fiamme avevano cessato di piovere dal cielo lasciando le forze di polizia in uno stato di disordine totale, alcuni agenti sparavano all’impazzata riuscendo ad atterrare alcuni zombi con una pallottola ben assestata sulla testa, ma ormai non restava che chiamare rinforzi. “pronto comandante! Mandate altre pattuglie qui in piazza che…” l’agente non riuscì a finire la frase che il grosso pipistrello piombando su di lui gli mangiò la testa, sputando poi il cappello con lo stemma della polizia sporco di sangue. Ukras esultò “per voi è finita ormai, la grande bestia alata vi ucciderà tutti” Harrison andò incontro a Ukras e lo morse al braccio destro sul bicipite, Ukras cacciò un urlo e con l’indice puntato ordinò al pipistrello di ucciderlo. Harrison masticando accora il pezzo di carne che aveva staccato, si trovò davanti il gigantesco pipistrello che cominciò ad osservarlo spalancando le fauci. Mitchell ingoiò il boccone e si preparò allo scontro, il vento soffiava forte e la luna era stata oscurata per metà da alcune nuvole passeggere. Le fauci affilate del pipistrello tentarono di impossessarsi della carne di Harrison attraverso un attacco frontale che egli schivò abbassandosi finendo a pancia in giù con la faccia rivolta a terra, la bestia avanzò, Ukras a braccia incrociate la osservava con un ghigno di soddisfazione, Harrison si rialzò sulle sue gambe marce, e corse verso un palo della luce lì vicino, la bestia lo osservò, arrivato alla base del palo cominciò con foga a scalarlo, su, sempre più su fino a che non giunse alla sua cima, a questo punto la bestia correndo a fauci aperte cercò di mangiarselo insieme alla cima del lampione. Da lì Harrison poteva vedere dentro quelle fauci aperte, oltre quei denti acuminati, e scorse un buio immenso, era come guardare un pozzo senza fondo, nero come la pece. Harrison si preparò allo scatto, i denti affilati erano sempre più vicini, poteva quasi sentire il fiato del pipistrello. Harrison fece un grande salto in avanti e finì sopra la sua testa, il morso del mostro andò a vuoto, Ukras strabuzzò gli occhi, Mitchell era sopra la testa, sembrava quasi che volesse cavalcare il mostro che cercava di scrollarselo di dosso dimenando la testa, Mitchell sapeva che non avrebbe resistito a lungo senza un saldo appiglio, così fece la prima cosa che il suo intuito gli suggerì aggrappandosi alle sue orecchie. Anche Mircalla era incredula corse vicino ad Ukras, la bestia salì sempre più in alto nel cielo e compiva virate nel tentativo di liberarsi di Harrison, ma lui era come incollato, ed ora non si accontentava più di restare aggrappato alle orecchie, ficcò un pugno dentro il canale uditivo del mostro, facendolo urlare di dolore, il pipistrello aveva perso parte del suo senso di orientamento, Harrison col pugno insanguinato si resse sempre più forte, dirigendo in qualche maniera la caduta della bestia. Cominciarono pericolosamente a perdere quota, ed Harrison cominciò ad intravedere la punta del campanile della chiesa, un fiotto di sangue uscì dall’orecchio, il campanile si faceva sempre più vicino, la bestia cercò di fare una virata ma Harrison spinse dentro anche l’altro pugno ed un grido lacerò la notte. La punta del campanile penetrò come una spada il corpo del pipistrello, una cascata di sangue scese ad inondare la chiesa, Mitchell venne sbalzato via dall’impatto e finì ai piedi dell’edificio, la bestia prima di spegnersi emise un flebile lamento, alzò per l’ultima volta la testa e morì. Mircalla e Ukras erano testimoni impotenti della fine della loro creatura.

Kurt e Lopez erano abbastanza soddisfatti di come si era svolta la serata, il concerto non era stato malvagio, nella sua vita di metallaro aveva ascoltato molto di peggio, un gruppo di ragazzi si avvicinò ai due fuori da locale in chiusura. “Hei Lopez come butta?” “Ciao Grant, non ci siamo beccati dentro, credevo che te ne fossi stato a casa stasera” Grant alzò le spalle “alla fine sono venuto, anche se oggi il lavoro al cantiere è stato particolarmente faticoso” Grant si voltò per un attimo verso i due ragazzi alle sue spalle “ah… lasciate che vi presenti i miei amici” Grant indicò due tizi, uno alto e magro, con gli zigomi sporgenti e capelli castani lunghi fino alle spalle, indossava un paio di converse nere ed un impermeabile nero lucido, l’altro era più basso, tarchiato, capelli scuri corti a spazzola ed un chiodo aperto sul davanti, sulle maniche aveva numerose toppe di gruppi thrash della bay area. “Salve io sono Sean” Lopez e Kurt gli strinsero la mano “io mi chiamo Albert” disse il tipo più basso. “Allora ragazzi che si fa adesso?” Disse Grant guardandosi intorno “non saprei, a me andrebbe una bella birra, ma a quest’ora i pub sono chiusi” disse Lopez guardando il suo orologio da polso” “ho io qualcosa per concludere degnamente la serata” Albert si frugò nella tasca interna e tirò fuori della marijuana in una bustina trasparente. “Wow tu sì che sai come concludere le serate!” Disse Kurt indicandolo scherzosamente con l’indice “dove andiamo a farcela?” Lopez sembrava impaziente “dunque…” Albert ci pensò un attimo poi riprese “ma sì! Il parco qua vicino!” “Ok ragazzi fatemi solo chiamare un attimo mia sorella” Kurt estrasse un cellulare bianco dalla tasca, i tasti luminosi brillavano sotto la luce della luna alta nel cielo, dopo aver composto in fretta il numero, se lo mise all’orecchio. Attese, al secondo squillo a vuoto alzò gli occhi al cielo, col piede sinistro cominciò nervosamente a scavare nel terreno, sollevando piccole nuvole di polvere “e dai Amanda!” Sussurrò senza farsi udire dagli altri che chiacchieravano a pochi metri da lui, niente, nessuna risposta. Spazientito e preoccupato, ripose il cellulare in tasca e tornò dagli altri “possiamo andare adesso?” Disse Lopez guardandolo “ma sì… dai andiamo” “hei amico, che entusiasmo!” Disse Albert guardandolo “scusate ragazzi ma… è per mia sorella, è tutta la sera che cerco di chiamarla, ma non mi risponde mai” “sarà impegnata” disse Grant sghignazzando “ma va al diavolo, sto dicendo sul serio” “dai Kurt non te la prendere, vedrai che sarà in qualche locale e non può sentire il telefono, andiamo a fumare, poi tutti a nanna” disse Lopez avviandosi “sarà come dici” Kurt si avviò poco convinto. Lungo la stradina i ciottoli scricchiolavano sotto i loro piedi, su una panchina un barbone dall’aspetto lurido, sonnecchiava coperto da un giornale, ai piedi della panchina giaceva una bottiglia di vodka piena solo a metà, chiusa da un tappo verde, l’uomo al loro passaggio si agitò nel dormiveglia cambiando posizione. A passi svelti raggiunsero uno spiazzo circolare immerso nel verde, illuminato dalla luce di tre lampioni, due panchine erano state disposte a breve distanza l’una dall’altra: “dai ragazzi fuori i lanciafiamme, che adesso comincia lo sballo” disse Albert avendo finito di rollare già il secondo spinello “sei un mago, gli rolli anche mentre cammini, vuoi battere qualche record?” Lopez gli diede un colpetto col gomito “no amico, il mio è solo il frutto di anni di esperienza” disse il ragazzo con aria da sbruffone, anche Kurt si sedette. I ragazzi tirarono fuori gli accendini e si accesero gli spinelli “che sollievo, sentite com’è buona” Albert fece un gran tiro e si rilassò. Occhi iniettati di sangue, spiavano i ragazzi da dietro un gruppo di cespugli “ahh ci vorrebbe ogni sera uno sballo così” disse Lopez aspirando il fumo e passando poi lo spinello a Kurt, “ragazzi, la sentite anche voi questa puzza?” Disse Grant annusando l’aria con disgusto “hei Kurt non cominciare, è roba buona questa” disse Albert “non mi riferivo all’odore dell’erba scemo” Kurt si tirò su a sedere e si guardò intorno, anche Sean si drizzò in piedi fiutando la puzza che c’era nell’aria. “Sembra sempre più vicina…” disse Sean annusando l’aria, adesso tutti la sentivano, sembrava che intorno a loro fosse stata appena aperta una discarica, Sean si staccò dal gruppo dirigendosi verso i cespugli “aspettate, non vi sembra che qualcosa si muova?” “Torna qui Sean, sarà un gatto che gironzola, ce ne sono tanti da queste parti, sono randagi in cerca di cibo” Albert continuò a guardare verso Sean “la prossima settimana la compriamo di nuovo, questa roba è uno sballo” Kurt fece un altro tiro riempiendosi la bocca di fumo e facendolo uscire dalle narici, Sean arrivò vicino al cespuglio e fece per allungare una mano, ma un braccio putrido uscì dal cespuglio “hei ma che…” la mano ossuta e piagata lo strinse forte, inutilmente Sean cercò di divincolarsi “Sean che succede?” Disse Albert mezzo sballato “aiuto!” Davanti a Sean si profilava adesso uno zombi putrido dalla bocca bavosa e spalancata, il ragazzo emise un grido e tutti gli altri si voltarono, da ogni lato della piazza, vennero fuori figure corrose dal tempo che avanzavano verso di loro, a Grant cadde lo spinello di bocca.

Rudy avanzava nella foresta da circa mezz’ora, era stanco ed i suoi nervi erano a pezzi, di tanto in tanto inciampava in qualche radice, ed aveva paura di trovarsi davanti qualcosa di brutto ad ogni passo. Si appoggiò con la schiena ad un albero e sentì sul tronco l’umidità della notte, si era fermato perché gli era parso di udire un suono, come un fruscio poco distante, strinse più forte la pistola e con uno scatto repentino uscì allo scoperto. Davanti a lui sotto la luce della luna, una semplice volpe lo fissava tremante, “alla malora” disse l’uomo a denti stretti mentre la volpe fuggiva già via. Rudy continuò a camminare per un’altra mezz’ora, finchè udì dei rantoli che sovrastavano la voce chiara di un ragazzo, il tizio urlava in preda al panico frasi sconnesse, doveva essere veramente in pericolo, pensò Rudy accovacciandosi vicino ad un cespuglio, scostò alcuni rametti e vide la scena. Alcuni zombi deambulavano ai piedi di un albero, ed un ragazzo in piedi sulle assi di legno di una casetta, agitava le braccia ed imprecava contro di loro. Rudy prese la pistola, e concentrandosi, mirò allo zombi situato più al centro, un colpo e a terra, lo aveva centrato in piena testa, gli altri zombi si voltarono lentamente, non riuscendo però ad identificare la sorgente del pericolo, guardavano ognuno verso indistinte direzioni, Sid intanto smise di agitarsi e con gli occhi sgranati, si chiese chi lo stesse aiutando. Un altro colpo sibilò nell’aria ed un altro zombi cadde a terra, Rudy con favore delle tenebre continuava a non farsi vedere dagli zombi che spaesati si stavano piano piano allontanando dall’albero, Rudy sparò altre quattro volte e fece piazza pulita, le pallottole erano finite, gli zombi pure. Rudy mise la pistola nella fondina di cuoio lucido ed uscì finalmente allo scoperto. Sid vide la figura avvicinarsi e fermarsi ai piedi del tronco “scendi amico, qui non c’è più nulla da temere” Sid rimase imbambolato, metabolizzando lentamente le parole che aveva udito, gli sembrava di avere incontrato l’eroe classico dei fumetti che ti toglie dai guai, il salvatore che arriva quando meno te lo aspetti.

I generali entrarono silenziosi nella grande sala, attorno al grande tavolo in marmo, vi erano altrettante sedie che aspettavano vuote, Alexander Flint gli invitò a prendere posto “abbiamo un problema” Flint pronunciò queste parole con estrema calma, gli altri lo osservavano silenziosi, congiunse le mani “quei rifiuti tossici che dovevamo smaltire hanno scatenato una reazione a catena che non ci aspettavamo” il generale Andrew Kreller intervenne “che genere di reazione a catena? Cosa intendi?” Flint tentò di trovare le parole giuste “Hem, vedete, nel cimitero è successa una cosa, quando è stato rovesciato il contenuto tossico, i morti che stavano nel cimitero…” si fermò per un istante con gli occhi degli altri fissi su di lui, poi riprese fiato “sono tornati in vita” il silenzio si impossessò per alcuni istanti della sala. Intervenne il generale Marcus Drones “credo che i signori qui presenti non abbiano ben capito generale, cioè lei ci sta dicendo che i morti del vecchio cimitero adesso sono risorti?” Flint lo guardò dritto negli occhi “non solo generale Marcus, ma hanno assalito la città e stanno sbranando i vivi, la polizia da sola non ce la farà” Marcus non credeva alle sue orecchie e continuò a guardare verso Flint che preso un telecomando in mano, continuò “queste immagini provengono da una telecamera di sorveglianza posta fuori da una villa in città, osservate”. Sullo schermo scorrevano le immagini, un gruppo di persone spaventate si guardava attorno, una donna ad un certo punto indicò qualcosa spalancando la bocca, e gli altri assunsero un’espressione di terrore, gli zombi gli strinsero nella loro morsa mortale, poi dal gruppo che si accaniva divorando le loro carni, si sganciò un morto dalla faccia putrida piena di vermi e si diresse verso la telecamera, con un urlo la scardinò e l’immagine divenne buia. Kreller balzò in piedi “dobbiamo mandare subito una unità da terra!” Flint lo bloccò “calma, se già la polizia non riesce ad arginare il problema, io avrei pensato ad una soluzione più rapida, nessuno dei nostri soldati rimarrà ucciso” Marcus si irrigidì: “cioè una specie di soluzione estrema? A cosa alludete Flint? Non vi seguo” “non penso serva a qualcosa inviare delle truppe, ci costerebbe troppi uomini, io direi di caricare una bomba nucleare” Kreller balzò in piedi “ma è una follia! Insomma… pensiamo anche a quanti cittadini annienteremo!” Marcus lo fissò “ma non abbiamo altra scelta! Flint ha ragione, una bella bomba e via! Anche secondo me è la soluzione migliore”. Flint si guardò attorno “direi che la maggioranza è favorevole alla bomba, farò subito armare un caccia” Kreller rimase di stucco, “no ripensiamoci! Non possiamo radere al suolo una città intera!” Marcus si avvicinò a Kreller “andiamo! Se ci pensi è l’unica soluzione! Non possiamo permetterci un nuovo Vietnam, è la cosa migliore da fare, visto lo stato di emergenza in cui siamo, la patria a volte deve essere insanguinata per poi risorgere” Marcus pronunciò queste parola con enfasi, mentre Kreller con le mani nei capelli si girò verso di loro “siete dei pazzi! Io non intendo prendere parte a questo massacro” dette queste parole, Kreller si avviò verso la porta ed uscì. “Bene signori procediamo col piano” disse Marcus voltandosi verso gli altri “ci vorrà un po’ per armare il caccia bombardiere” disse Flint riflettendo “vado subito a dare istruzioni al posto di comando” Kreller sembrava impaziente, e dette queste parole, uscì anche lui dalla porta, Flint rimasto solo, aprì il frigobar e si versò in un bicchiere del buon Bourbon.

Eric guardò la spia del furgone “cazzo il carburante sta finendo!” La testa di Howard sbucò da dietro “cosa? Stai scherzando?” “No Howard guarda qui, ormai segna rosso fisso” “Eric evita quel coso!” Disse Amanda indicando lo zombi che deambulava in mezzo alla strada, Eric diede una forte sterzata, lasciando diversi dollari di gomme sull’asfalto “stiamo andando a sbattere!” Urlò George vedendo il palo della luce ormai a due passi dal cofano del furgone, l’impatto fu molto duro. Eric sbatté la testa contro lo sterzo e svenne, del fumo nero uscì dal cofano del furgone ormai inutilizzabile. “Fuori presto, prima che gli zombi ci raggiungano!” Urlò George mentre apriva il portello posteriore, Amanda cominciò ad urlare frasi sconnesse, una forte crisi di panico l’attanagliò “gli zombi… le mie unghie, come sono ridotte… moriremo…” Bill la trascinò a forza fuori dal furgone, Howard scese tremante guardandosi attorno: lo zombi che avevano evitato stava ora venendo nella loro direzione “le armi! Prendiamole!” Urlò George, Howard prese il sacco e passò una pistola a Bill ed un fucile a canne mozze a George, per sé prese una pistola di medio calibro, poi richiuse il sacco e se lo mise in spalla. George aprì lo sportello dalla parte del guidatore e tirò fuori Eric caricandoselo sulle spalle “penso sia meglio trovare un posto sicuro dove entrare, non possiamo stare qui fuori, saremo un bersaglio facile” disse George affaticato “là! Quel palazzo sembra fare al caso nostro!” Howard indicò un edificio dalla facciata stinta, dieci piani si stagliavano contro un cielo notturno privo di stelle, diverse finestre erano rotte e numerose crepe si diramavano sulla sua facciata. Amanda guardò con attenzione l’edificio “che schifo sta cadendo a pezzi” Amanda avanzò con gli altri verso la casa, superò un tombino ed udì un rumore sotto i suoi piedi. Il tombino si aprì e lei si sentì cadere giù, cercò di aggrapparsi alle sporgenze “aiuto!” Howard si gettò a terra e la prese per le braccia “eccomi, ti tengo!” George si voltò e vista la situazione, lasciò per un attimo a terra Eric e andò a dare una mano. “Ti tengo anche io forza!” Amanda sbiancò in volto “a…aiut…oo” del sangue sgorgò come una fontana dalla sua bocca “mio dio!” Urlò Howard, i due tentarono di trascinarla fuori e dopo aver dato un ultimo strattone, uscì dal tombino solo il suo busto. Gli occhi della ragazza erano ormai rovesciati, il busto fu trascinato fuori, dalla parte inferiore lacerata uscivano le budella, dal tombino una testa corrosa dal tempo fece la sua macabra uscita, le fauci spalancate masticavano pezzi di interiora, Howard tremava in tutto il corpo ed ebbe appena la forza di allontanarsi, Bill che intanto era giunto davanti alla porta del palazzo, incitò gli altri a scappare. George si rimise subito Eric in spalla e riprese a camminare verso Bill, arrivati davanti al portone, Howard pose la domanda: “come facciamo ad entrare? Il portone è chiuso” “però non sembra molto resistente” disse Bill con un po’ di speranza in corpo “spostatevi, non faremo la fine di Amanda” Howard prese un fucile a pompa dal sacco “spostati Bill” il ragazzo ubbidì, l’uomo prese la mira e fece un buco nella porta. Bill infilò la mano nel buco, cercando il meccanismo della serratura “eccolo” dopo uno scatto la porta si aprì, tutti seguirono Bill all’interno, Howard chiuse la porta col paletto, ma sapendo che non poteva bastare, si guardò attorno in cerca di qualcosa da utilizzare “aiutatemi a spostarlo presto!” Howard indicò un armadietto alla parete, George posò a terra l’amico. In due sollevarono l’armadietto mentre Bill si sedette sui gradini di una rampa di scale, i due riuscirono sollevarla e posarla davanti all’ingresso “uff che fatica” George si accasciò vicino alla parete, Eric si stava riprendendo, si mise a sedere stropicciandosi gli occhi “dove siamo?” Disse spaesato “ci siamo rifugiati in questa casa per sfuggire agli zombi” disse Bill giocherellando con la pistola “ma eravamo nel furgone, ed il carburante…” “il furgone è andato, siamo andati a sbattere” lo interruppe Howard, Eric si guardò attorno “dov’è Amanda?” Tutti lo fissarono e lui rimase lì imbambolato finché Bill si decise “è morta, uno di quei cosi l’ha trascinata sotto ad un tombino” “mi spiace” disse Eric abbassando lo sguardo.

Nella piazza centrale le forze di polizia ormai battevano in ritirata, gli agenti rimasti indietreggiavano sempre più, impauriti dagli zombi e dai poteri di Satron che adesso puntava la sua rabbia contro Mitchell “lascialo a me Ukras!” “Te lo concedo!” Disse Ukras impegnato contro un gruppo di zombi, uno di essi approfittò del momento di distrazione per azzannarlo ad un avambraccio. Ukras urlò di dolore e con un pugno ben assestato lo allontanò facendolo cadere a terra. Mitchell guardava con rabbia Satron che alzò un dito al cielo ed attrasse un fulmine che scese dal cielo rombando, Mitchell scattò in direzione del monumento a Kennedy e vi si riparò dietro. Un secondo dopo il fulmine colpì il braccio destro del presidente spezzandolo, alcuni zombi si diressero in corsa contro Satron, un istinto primordiale diceva loro di proteggere il capo, gli furono addosso, uno di essi morse Satron alla gamba, egli gemette cercando di scrollarsi di dosso tutti gli altri, sentiva il loro fetido alito su di lui, decine di braccia lo attanagliavano in un mortale abbraccio. Satron pronunciò sottovoce una formula, ed un’aureola dorata lo avvolse, un’improvvisa esplosione scaraventò con violenza gli zombi tutt’intorno, Mitchell si proteggeva ancora dietro al monumento, indeciso sul da farsi. Mircalla se la vedeva con un gruppo di zombi che le stavano piombando addosso, Ukras si voltò verso di lei: “tranquillo me li faccio da sola questi” la superbia è sempre stata una sua dote, pensò Ukras dirigendo ora il suo sguardo in direzione del monumento, Satron concentrò la sua forza su di esso e con un raggio violaceo scaturito dal suo braccio frantumò definitivamente la statua. Mircalla aveva già fatto a pezzi diversi zombi, le sue mani erano luride di sangue, si guardò attorno, e si vide circondata da bocce fameliche, i morti le giravano attorno, quasi fosse una macabra danza rituale, respinse con efficacia due attacchi ai lati, ma cominciarono ad essere in troppi, Mircalla affaticata non riusciva quasi a tenerli a bada. Ukras guardò nella sua direzione, il cerchio di zombi le si strinse attorno, si sentì stritolare da decine di mani “aiutala!” Urlò Ukras a Satron, il mago si voltò e fece piombare un raggio energetico sul gruppo di zombi che venne decimato, Mircalla riemerse in fretta da quel groviglio di corpi ed una volta fuori, respirò di nuovo, prese una grande boccata e fuggì verso Ukras. Satron distratto, non si rese conto dello scatto fulmineo di Harrison che piombò in men che non si dica dietro di lui. Satron urlò di dolore, il pugno che Harrison gli sferrò, lo trapassò da dietro, il pugno insanguinato di Harrison spuntò dallo stomaco del mago, ed il sapore metallico del sangue si fece largo nella sua bocca, Mircalla ed Ukras restarono scioccati dalla scena: “maledetto!” Ukras si scagliò contro Harrison scaraventandolo a terra con tutto il suo peso, i due rotolarono per un paio di metri colpendosi a vicenda “Mircalla…” la vampira si chinò su di lui: “Satron no… tu non…” Satron tossì, e del sangue gli colò dalla bocca, spalancò gli occhi come un ossesso “Mircalla, ascoltami, non dovete arrendervi continuate… anche per me…” un ultimo sussulto ed il mago morì, Mircalla si alzò con le lacrime agli occhi riflettendo sulle sue ultime parole, sullo sfondo Ukras e Mitchell stavano ancora duellando.

Daniel e Kelly arrivarono in prossimità dell’edificio circa un’ora dopo “ci abbiamo messo in po’ ad arrivare fin qui” disse Daniel con la fronte sudata “sì, d’altronde siamo senza macchina, se solo il distributore non fosse andato in fiamme, avremmo potuto rifornirci” disse Kelly guardandosi attorno “Ei là c’è un palazzo, potremmo andare a vedere se c’è qualcuno” Daniel ci pensò su, poi si decise “ok tanto vale tentare, sicuramente meglio che stare qua fuori col rischio che quei cosi arrivino” i due si incamminarono verso il portone. Daniel cercò di spinger il portone “niente, è bloccato” tese l’orecchio “Ei sento qualcosa, delle voci” mise l’orecchio alla porta e sentì il suono debole di alcune voci indistinte. Si girò verso la moglie sorridendo, c’è veramente qualcuno dentro!” Kelly prese il marito per mano “vediamo se c’è un’entrata secondaria” i due fecero il giro in fretta e si trovarono davanti una porticina di colore nero semi arrugginita, Daniel con qualche sforzo riuscì comunque ad aprirla ed i due furono dentro. Avanzarono con calma, stando bene attenti a dove mettessero i piedi “dannazione, qui dentro è buio pesto” Daniel avanzava col sudore freddo che gli gocciolava dalla schiena, decisero di affidarsi al loro istinto ed arrivarono in prossimità di una porta “Daniel facciamo attenzione” Kelly era visibilmente impaurita ed un leggero tremolio le percorreva le gambe. Daniel mise un orecchio alla porta “che facciamo adesso?” Diceva una voce di uomo “io direi di starcene ancora qui buoni buoni” rispose un’altra voce di uomo, ma più anziano stavolta “e se provassimo a rubare un’auto e allontanarci da Little hope?” Questa invece era la voce di un giovane, un ragazzino, a quel punto Daniel non si trattenne più, spalancò la porta sorridendo “ma che diavolo…” Eric si mise subito sull’attenti ed Howard si voltò di scatto “tranquilli gente sono i miei genitori!” Bill andò incontro a suo padre e lo strinse in un abbraccio “figliolo, come siamo felici” disse Kelly con le lacrime agli occhi “credevamo di averti perso per sempre” Daniel tremava per l’emozione e stingeva Bill con tutta la forza che aveva. “Papà questi sono i miei compagni, loro mi hanno aiutato e protetto” Daniel si asciugò le lacrime “io non so davvero come ringraziarvi” “comincia col portarci fuori da questo casino se ne sei capace” disse Howard sorridendo “io propongo l’idea di Bill, se troviamo un’auto, io forse so come accenderla anche senza chiavi” disse Eric in attesa di una risposta “ok muoviamoci” Kelly aveva fretta di uscire dall’incubo. Il gruppo uscì dal retro attento a non far rumore, Eric si guardò attorno e trovò la sua preda, un’auto color marrone parcheggiata lì vicino, il gruppo si avvicinò furtivo, Eric forzò lo sportello e quando fu dentro si mise all’opera, mentre gli altri si disposero ai loro posti. George si mise davanti, mentre Howard, Kelly, Bill, e Daniel si misero dietro, stringendosi un po’. “Fai presto, dannazione” Howard se la stava facendo sotto “cazzo, non mettermi fretta altrimenti siamo fritti” Eric stava armeggiando con fili di vari colori per trovare la combinazione giusta, e come uno scassinatore di professione aveva bisogno di calma e concentrazione, e dopo un po’ il motore prese a funzionare. “Perfetto” disse Eric mettendosi comodo sul sedile “adesso si parte” imboccò così la strada principale a tutta velocità, e vide che uno zombi era piantato in mezzo, accelerò improvvisamente e lo prese in pieno cofano, l’impatto scaraventò lo zombi a due metri di distanza: adesso vediamo di uscire da questa città” prese la prima curva a destra e si allontanò.

Mentre Kreller si sentiva l’uomo più impotente del mondo, i caccia erano giunti in prossimità della città “delta 3 a base, base ricevete?” “Qui base ti riceviamo forte e chiaro” la voce dalla base aveva un leggero tremolio “i missili sono pronti, al vostro segnale apriremo il fuoco” “qui base, bene, molto bene al mio segnale sganciate” “sì signore quando saremo giunti ve lo faremo sapere” il caccia continuò la sua corsa in cielo. “Evitalo Eric, sterza a sinistra!” Howard si stava aggrappando al cruscotto come un bimbo al suo peluche “accidenti per un pelo” disse George sottovoce, “dobbiamo raggiungere il limite nord della città e andarcene, è l’unico modo per sopravvivere” Eric accelerò sul tratto di strada senza curve, sulla destra un gruppo di zombi stava banchettando con un uomo ormai quasi morto “fermiamoci ad aiutarlo!” Kelly mise le mani al vetro dell’auto lasciandoci le sue impronte “ormai non possiamo fare niente per lui” disse triste suo marito stingendola ed allontanandola da vetro “tenetevi forte ho trovato una scorciatoia, passeremo per il parco abbattendo la recinzione” Eric prese una curva secca e le ruote stridettero sull’asfalto, “reggetevi!” La recinzione cedette e la macchina subì un contraccolpo, Eric continuò a tutta birra “passando da questo parco, faremo prima” c’erano morti perfino sulle giostre in ferro dei bambini, lo scivolo blu aveva una strisciata si sangue sulla sua rampa, non vi era anima viva, ma l’atmosfera ed il sangue rappreso facevano intuire la carneficina che c’era stata ore prima. Eric continuò la sua corsa, ed una volta arrivato in prossimità di un edificio dalla facciata annerita, vide tre vampiri in mezzo di strada “accelera, travolgili!” Howard si tenne ed Eric li prese in pieno, il sangue sgorgò copioso nel momento dell’impatto, tanto che dovette azionare i tergicristalli.  A tutta birra e col cuore in gola, arrivarono in prossimità del limite della città ed Eric frenò bruscamente “cazzo guardate lì!” George sgranò gli occhi “un posto di blocco! Vogliono impedire alla gente di fuggire!” Il posto di blocco era formato da alcuni militari con mitra in mano ed una barricata fatta con sacchi soprammessi, i militari andavano su e giù con nervosismo. “ Non sono un ostacolo insuperabile” disse Kelly prendendo un po’ di coraggio “ce ne sono sicuramente altri, ma questa non è una zona molto battuta della città, evidentemente ne hanno piazzati di meno qua, e poi gran parte degli abitanti sono crepati in centro” disse Howard grattandosi la testa “adesso gli prendiamo a tutta birra, vogliono che la gente crepi in questo cesso, ed ho il sentore che fra poco useranno misure ancora più drastiche per contenere i mostri, se restiamo qui crepiamo” disse Daniel abbracciando suo figlio, Eric prese coraggio “reggetevi forte”. Al posto di blocco sentirono il rumore di un mezzo in avvicinamento, prontamente accesero le luci, “alt fermi dove siete” urlarono con un megafono, ma il furgone continuò la sua corsa “ultimo avvertimento, poi apriremo il fuoco!” Eric accelerò spingendo il motore al massimo, abbassò la testa ed aspettò le prime raffiche, cercando di andare sempre dritto, i proiettili si conficcarono sul cofano, ma la corsa continuò, vedendo la vettura avanzare ancora, i due si gettarono ai lati prima che fossero travolti “grande! Siamo riusciti a passare” Kelly era visibilmente sollevata, voltandosi vide che i militari si stavano risollevando, ma quando furono in piedi il furgone era già lontano. I caccia bombardieri erano sull’obbiettivo “signore ci siamo” “bene fate fuoco immediatamente!” I caccia eseguirono l’ordine, mentre nella piazza e nel resto della città era ormai il caos, i vampiri alzarono gli occhi al cielo anche Ukras ed Harrison si fermarono per lo spettacolo che gli si mostrava davanti. Una luce accecante, a cui seguì un rombo assordante, pareva il terremoto, i raggi gamma arrivarono subito dopo e fecero a pezzi tutto. Ombre di mostri si fissarono al suolo, gli edifici furono disintegrati quasi totalmente, ciò che rimase era solo l’ombra della città. Fortunatamente Eric e gli altri erano ormai lontani quando la bomba scoppiò, ma ne avvertirono la vibrazione, che quasi li fece andare fuori strada “Che cavolo succede?” Disse Bill spaventato “ve lo dicevo io che l’avrebbero sganciata, è la fine questa!” Eric inchiodò e scese dal furgone, gli altri fecero altrettanto, increduli si ritrovarono ad osservare da un posto in prima fila la fine. Eric si mise le mani nei capelli, “porco mondo” e rimase a bocca aperta, Kelly rimase attonita, mentre suo figlio con i capelli al vento fissava la scena in modo inespressivo, George lasciò cadere l’arma che aveva in mano: “è finita, siamo salvi, dovremo solo allontanarci e rifarci una vita lontano da qui” “non sarà facile” disse Howard osservando il fungo atomico che li alzava in cielo.  La città era distrutta, tutto era cenere e polvere, il gruppetto rimase a fissare il disastro per altri dieci minuti prima di rimettersi in marcia verso una nuova vita. Flint nel suo studio si versò dell’altro wisky, sorseggiandolo piano, senza fretta, si sentiva quasi un eroe, in cuor suo non volendo ammettere di aver commesso una strage, cercava di convincersi che quella era stata la decisione migliore da prendere, finito il drink si diresse verso la porta ed uscì. Si diresse poi verso l’ascensore, le porte metallizzate si chiusero e lui spinse il pulsante del piano terra, scendendo avvertì qualche scossone, ma d’altronde l’ascensore era stato riparato qualche giorno fa, quel deficiente del tecnico lo avrebbe sentito l’indomani, la porta si spalancò ed una marea di mani putride, gli si avventarono contro. Cacciò un urlo istintivo, quasi non capiva cosa stesse accadendo, lo trascinarono fuori tirandolo per la giacca, una manica si strappò e cadde riverso a terra, gli strapparono la camicia ed affondarono le loro mani nella carne. Fu un vero banchetto, i loro denti strapparono le viscere e se ne cibarono svuotandolo completamente, con furia inumana tirarono il collo fino a staccargli la testa, tutt’intorno all’edificio, un silenzio innaturale, e la luna alta assisteva alla scena.

 

FINE

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