TRAGICA NOTTE A LITTLE HOPE CAPITOLO 3

TRAGICA NOTTE A LITTLE HOPE 

CAPITOLO 3

Lucas chiuse gli occhi per non vedere la scena, Francis aprì una specie d’armadio a muro contenente molti attrezzi di tortura “he he vediamo con cosa possiamo cominciare” gli occhi di Mircalla erano iniettati di sangue “ecco qui una bella frusta chiodata” Francis strinse la frusta con entrambe le mani e poi vibrò un colpo facendola schioccare sul pavimento. Ukras osservava compiaciuto con una luce maligna che serpeggiava fra i suoi occhi. Il primo colpo raggiunse il ragazzo in pieno petto lacerandogli la camicia “ahhhh!!!” “Questo è solo l’inizio haha!” Francis cominciò a girare intorno al tavolo.

Al secondo giro un’altra frustata colpì Carl alla coscia destra, lacerando i suoi jeans “ahh! Maledetti! Che dolore!!” “AHHHH!” Lucas vedendo la scena urlò in preda al panico, Francis continuava nel suo malefico girotondo, a Lucas sembrava che il tempo si fosse fermato, si chiedeva se avrebbe mai rivisto i suoi genitori e si domandava come diavolo potessero esistere nella realtà i vampiri assetati di sangue che lui aveva intorno. Dopo altre quattro frustate Ukras ordinò di smettere, le lacrime ormai rigavano le guance di Carl, Ukras si diresse verso l’armadio a muro e dopo un minuto di riflessione indossò un guanto chiodato in pelle nera.

Con l’altra mano nuda accarezzò ghignando le punte sul palmo della mano e poi si voltò di scatto verso il ragazzo fermo al tavolo. La mano chiodata di Ukras afferrò l’avambraccio del giovane “ahhhh!” I chiodi si conficcarono nella carne, poi con uno scatto repentino del braccio Ukras strappò un grande lembo di pelle dall’avambraccio del ragazzo che urlò di dolore, Mircalla si passò la lingua sulle labbra alla vista del sangue che aveva bagnato il tavolo. “No Carl!” Esclamò Lucas vedendo in che condizioni avevano ridotto l’amico, che giaceva sul tavolo con la camicia imbrattata di sangue, con una manica strappata ed un braccio quasi del tutto spellato che grondava sangue come una fontana.

Mircalla in preda all’euforia si diresse verso il tavolo ed abbassandosi di scatto cominciò a leccare il sangue intorno al braccio fino sempre più giù, arrivando a leccare anche quello sul pavimento “mia cara ti prego! Non essere ingorda” disse sorridendo Ukras, la vampira in ginocchio cominciò a fissare malignamente Carl, le sue dita affusolate gli carezzarono la fronte sudata, a Carl parvero fredde come marmo. Reggendogli la testa la vampira si alzò in piedi e quando fu completamente eretta alzò lo sguardo al soffitto, senza fissare un punto preciso spalancò la bocca mostrando i due canini appuntiti Carl capì in qualche modo che per lui era finita. Di scatto i canini si conficcarono nel suo collo succhiandogli la linfa vitale.

Il suo corpo vibrava cercando di divincolarsi in un ultimo tragico sforzo “addio amico” farfugliò Lucas ad occhi chiusi “uno spettacolo da Grand Guignol! Haha! Era questo quello che ci voleva” disse Ukras in delirio mentre Mircalla dissanguava avidamente il corpo del ragazzo, che dopo neanche un minuto divenne secco ed arido come un deserto. La vampira rialzò la testa dal suo “lavoro” appena ultimato, un sorriso gli dipingeva il volto e diversi rivoli di sangue scendevano dalle labbra, la risata di Francis riecheggiò nel salone e saltellando arrivò da Lucas “adesso tocca a te!” “Aspetta Francis” tuonò il vampiro “lascialo a me ho in mente qualcosa di speciale per lui…di molto speciale” Ukras prese una pesante torcia dal muro, la cui fiamma balenava vicino alla sua faccia.

Una volta sciolto dalle catene Lucas sembrava imbambolato dall’orrore a cui aveva appena assistito e Francis prontamente lo ammanettò con due manette di ferro luccicante. Ukras prese dall’armadio a muro che conteneva gli strumenti di tortura un mazzo di pesanti chiavi, e scorrendole ad una ad una si soffermò ad un certo punto su quella che al suo apice aveva un pipistrello, “seguimi” ordinò Ukras minaccioso, Lucas non si mosse di un millimetro per qualche istante, finchè Francis non lo spronò dandogli una pacca sulla schiena “segui il padrone” Ukras spostò un mattone dal muro e vi inserì la chiave allorchè si udì uno scatto ed una parte di muro si aprì mostrando delle scale che conducevano ad un ignoto abisso.

Il vampiro facendo luce con la torcia si avviò per primo, allora Mircalla prese posto dietro al ragazzo “muoviti” sibilò e lo spostò tenendolo per il collo, Lucas non potè fare altro che seguire Ukras nell’oscurità. Procedevano uno dietro l’altro con in testa il vampiro ed in coda Francis, nell’oscurità Lucas tossì assalito da un tanfo pungente di muffa che si era per secoli depositata sulle mura adiacenti agli scalini, “scenderemo nelle viscere di questo castello che sarà la tua tomba” disse Ukras “beh, il giovanotto morirà in un bel posto, sarà un piacere sentirti urlare” disse Mircalla, il gruppo continuò a scendere ancora per una buona mezz’ora, e la luce della torcia disegnava maligne ombre sulla parete.

Lucas ebbe un attacco di panico incontrollabile, si girò di scatto con Mircalla che lo osservava per capire cosa avesse in testa “voglio andare via!” Cominciò a scalciare come imbizzarrito e tentò di evitare la vampira per fuggire sulle scale, “sta’ buono!” La mano gelida lo serrò al collo “lasciami! Lasciami! Puttana schifosa!” Un violento schiaffo lo zittì “te le insegno io le buone maniere schifoso!” “Sei una baldracca!” Lucas sputò in faccia a Mircalla “questo non lo dovevi fare pidocchio” schiaffeggiò ancora più violentemente il ragazzo che fini col perdere l’equilibrio e cadere cinque gradini più giù con un labbro pesto e sanguinante. Ukras era un po’ irritato “come osi maledetto!” “Lascia stare Ukras, non vedi che è semi-svenuto?” Ukras lo guardò con disprezzo; “e tanto ormai siamo quasi arrivati a destinazione” disse Mircalla compiaciuta. Il vampiro prese per il colletto il ragazzo e lo trascinò ancora per qualche minuto, finché il gruppo non fu davanti ad una porta in legno massiccio incorniciata d’ acciaio ai bordi inferiori e superiori, Ukras allora aprì la posta ridendo.

Lucas intanto si stava riprendendo, i suoi occhi stanchi si stavano aprendo di nuovo e si trovò all’interno di una immensa sala quadrata che aveva una zona buia. Con la poca forza rimasta si alzò e si guardò intorno, la sala aveva un soffitto molto alto, al lato destro della parete uno scheletro giaceva riverso al suolo con un buco nel cranio e la mascella penzolante, Lucas deglutì a fatica, mentre i tre personaggi si appoggiarono al muro con fare d’attesa. Il giovane notò che la sala era percorsa in linea retta da un tappeto persiano gigantesco ormai logoro che probabilmente terminava nella zona in cui l’oscurità era più fitta, si sentiva tremendamente impaurito di qualcosa che non riusciva a definire, qualcosa che non riguardava i tre esseri mostruosi che lo avevano condotto li. Qualcosa che era in attesa.

Si sentì attratto proprio dalla zona d’ombra della sala, avanzò di un metro, poi si fermò. Aveva intuito che nel buio si nascondeva qualcosa, un qualcosa che viveva li. Osservando attentamente gli sembrò che si muovesse in maniera appena percettibile, gli parve di scorgere una massa scura che si confondeva con il buio, due occhi gialli e maligni si schiusero. Lucas arretrò di qualche passo, gli occhi gialli lo stavano fissando, e la gigantesca massa scura cominciava a muoversi più distintamente.

Dalla zona buia si udirono dei passi pesanti, ed un suono leggermente stridente come qualcosa che graffiava il pavimento, Lucas cominciava a notare qualcosa che avanzava lentamente, anche se non riusciva ancora a metterla a fuoco si girò di scatto verso i tre vampiri, che appoggiati alla parete osservavano attentamente la scena “che diavolo c’è in questa stanza?!” I tre non risposero, restarono immobili. Si udì ancora il rumore di passi pesanti, un urlo stridente ed animalesco si levò nell’ombra, facendo gelare il sangue a Lucas. Adesso lo vedeva chiaramente “ahh!! Santi numi!! Che cosa… no! Non può essere!!” Si fece paonazzo in volto e fu quasi sul punto di svenire, le sue ali membranose erano spesse e grandissime, gli artigli ai suoi piedi affilati come rasoi, ed il muso era ornato da affilatissimi denti, gli occhi rossi lo fissavano. “Così caro Lucas avrai modo di fare conoscenza col nostro piccolo pipistrello domestico, carino vero?” Lucas indietreggiò fissando quella mostruosità, le ali cominciarono a sbattere lentamente come se l’animale si stesse stiracchiando dopo un periodo di inattività, sollevò il muso e lanciò un suono orribile e stridente da spaccare i timpani, Lucas si tappò le orecchie istintivamente.

Il mostro avanzò ancora verso di lui che ormai si trovava spalle al muro, cominciò ad annusarlo prima sul corpo, poi più lentamente sulla testa sfiorandogli i capelli. Improvvisamente spalancò le fauci davanti alla sua faccia e Lucas chiuse gli occhi tremante “ahh… che schifo!” Poteva sentire il suo fetido alito sopra di lui e la bava che gli usciva dalle fauci cadere lentamente a terra producendo il suono di un rubinetto che perde. I tre vampiri allora si staccarono dal muro ed arrivarono al centro della sala “è un amore vero Francis? “Ma certo padrona! E scommetto che tanta fame” Ukras si avvicinò alla creatura e cominciò ad accarezzarle un’ala “non è un semplice animale, è molto di più, è il simbolo della mia famiglia, e della nostra forza”. La creatura emise un altro grido assordante piombando successivamente sul ragazzo azzannandolo alla testa che cominciò a spruzzare sangue, lo sollevò per la testa gocciolante e strattonandolo in più direzioni lo fece entrare quasi intero nelle sue fauci, le ossa scricchiolavano sotto la morsa dei denti aguzzi e della possente mascella che masticava a più non posso. Una volta ingoiato il boccone sputò improvvisamente il teschio bianco e spolpato in un angolo della sala “bravo il mio cucciolo, avevi fame eh?” La risposta per Mircalla fu un grido acuto, Ukras guardò verso i due “è ora di andare da Satron” il mostro tornò verso la zona d’ombra mentre i tre uscivano.

Una volta fuori da castello i tre si alzarono in volo nella notte scura, volando a velocità moderata e respirando la fresca aria, si diressero a nord-est dove si trovava la caverna che stavano cercando. Improvvisamente Mircalla perse un po’ quota, Ukras la prese immediatamente per mano “te l’ho detto cara, se non ricominciamo a nutrirci del sangue caldo degli umani ed a recuperare l’istinto dei predatori diventeremo sempre più fiacchi e deboli, certo non moriremmo ma perderemo molto dei nostri poteri, e noi non vogliamo questo vero?” “No caro, per niente” Francis volava a fianco dei suoi padroni “guardate! Abbiamo appena superato il grande fiume, fra un po’ giungeremo a destinazione” i due diabolici coniugi annuirono silenziosamente, sotto di loro una fitta trama di alberi si piegava per il vento.

Sorvolarono silenziosamente la collina, fino ad arrivare al monte alla cui base si trovava la caverna, dopo un morbido atterraggio i tre si incamminarono verso l’entrata da dove filtrava una debole luce. Appena superato l’ingresso una doppia fila di torce si accese magicamente facendo risplendere l’interno “benvenuti amici, quanto tempo! Vi stavo aspettando” “Salve a te potente Satron” rispose Ukras mentre gli altri due si inchinarono rispettosamente. Satron era alto e ben proporzionato, lunghi capelli bianchi gli toccavano le spalle, era magro in volto e aveva due occhi grigi e uno sguardo penetrante, era divenuto vampiro in tarda età doveva avere sui sessantacinque anni, anche se nessuno sapeva con esattezza  quanti anni avesse, probabilmente era il più anziano vampiro d’America e non solo. Satron indossava un mantello bicolore esternamente nero ma dall’interno rosso intenso, allacciato con una catenella in oro, se ne stava seduto su una sedia antica in ferro battuto e davanti a lui si trovava un tavolo di medie dimensioni in marmo.

Mircalla lo osservò per un po’ poi prese a parlare: “Satron! Il tempo per noi è giunto vogliamo cacciare gli umani da Little Hope e tornare a bere il loro sangue!” “Ah! Quanto ardore!” “Condivido in pieno quello detto da Mircalla” il vampiro dai grigi capelli osservò Ukras, “vi prego cari amici sedete con me e parliamone” gli occhi di Satron si rovesciarono e grazie alla forza della sua mente le pietre sul pavimento cominciarono ad unirsi per formare tre sedie, le pietre si unirono come scosse da una volontà invisibile ed i vampiri presero posto comodamente.

Ukras e gli altri osservavano incuriositi il mago, che sedutosi cominciò a gesticolare con le mani disegnando sul piano del tavolo immaginarie figure geometriche circolari, finché dopo alcuni istanti un piccolo banco di nebbia si materializzò al centro del tavolo.

“Voi dunque, volete sapere… se torneremo ad essere i padroni…” del fumo denso cominciò a uscire dalla bocca del mago. Dal piccolo banco di nebbia sul tavolo cominciò a prendere forma un oggetto di cristallo circolare; “nella sfera c’è il presente, il passato, il futuro” i suoi occhi ruotati sembravano quelli di un cadavere, e le sue gelide mani si posero sulla sfera di cristallo ormai tangibile. “Vedete? Questi siamo noi” nella sfera si materializzò l’immagine dei quattro personaggi seduti come in un gioco di specchi “questo dunque è il presente, ma a noi non interessa” Mircalla e Ukras annuirono imbambolati mentre Francis osservava incuriosito la misteriosa sfera, dove all’interno cominciarono a manifestarsi delle scie di luce simili a scariche elettriche “a noi interessa… il futuro!” La sfera cominciò a lampeggiare e vibrare, Ukras osservava con un misto di timore e curiosità.

Le immagini successive non erano molto chiare “vedo una lotta, si una grande lotta” Mircalla si morse nervosamente il labbro “ma vedo che noi non siamo l’unica forza in campo” nella sfera si rincorrevano confuse immagini di scontri “non so, è come se ci fosse un’altra forza soprannaturale che ci contrasta, una forza non umana” nella sfera Ukras vedeva persone scappare con occhi fuori dalle orbite spari, sangue e rovine. “Non credo che aspettare sia la cosa giusta, anche se ci sarà un’altra forza in campo dobbiamo tentare” il fumo continuava a uscirgli dalla bocca e le sue mani presero a vibrare “non possiamo più attendere! Domani! Sì! Domani notte sarà il gran giorno, il giorno della riscossa!” Alle parole del mago la sfera cominciò a roteare su sè stessa sempre più in fretta fino a quando Satron non la afferrò con una mano arrestandola.

Il fumo svanì rapidamente e gli occhi del mago tornarono alla normalità, “bene, allora prepariamoci per domani, dobbiamo avvertire anche gli altri vampiri” disse Ukras alzandosi in piedi anche Satron si alzò “un’altra cosa… credo che per la lotta avrete bisogno del grande pipistrello, può essere un’arma vincente” “sì credo anche io, è ora di farlo uscire e scatenare” disse Mircalla soddisfatta, “padrone, allora non ci resta che andare” chiese Francis “sì andiamo”. I tre salutarono Satron ed uscirono dalla caverna illuminata dalla luna, si alzarono silenziosamente in volo per sparire nel buio della notte.

La mattina seguente il sole scaldava Little Hope, non c’era una nuvola ed il cielo era tinto di un azzurro nitido come l’acqua cristallina del mare dei caraibi. Eric era andato a letto molto presto la sera prima, non voleva certo presentarsi con le occhiaie sul palco. Guidando il furgoncino dal manubrio rivestito di pessima finta pelle mise la testa fuori dal finestrino abbassato e respirò la fresca aria del mattino. Quando si trovò in ST. Vincent Street con la mano destra prese il suo blocchetto delle consegne e lo sbirciò “sì, devo svoltare più avanti all’incrocio, poi continuare dritto ed in seguito svoltare a destra in Gerweck Street” con disinvoltura afferrò un cartone di latte sul cruscotto, lo stappò agilmente con una sola mano e cominciò a bere dopo tre sorsate frenò di fronte al semaforo rosso; un ragazzo stava distribuendo volantini all’auto davanti a lui, e quando arrivò al suo finestrino Eric lo abbassò “salve signore! Prenda questo, si informi sui veleni che scaricano nei fiumi in città è importante, grazie mille” Eric prese il volantino e tirò sù il vetro.

La carta di colore giallo, un po’ruvida al tatto ospitava lettere nere abbastanza grandi che urlavano: “cittadini sveglia! Ribelliamoci all’inquinamento dei fiumi ed allo strapotere delle grandi corporations, ogni anno i nostri fiumi vengono avvelenati da scorie di ogni tipo nuocendo alla salute degli animali e delle persone, se anche tu sei sensibile a questi temi, non mancare alla marcia ecologista che si terrà la prossima settimana. La manifestazione partirà da piazza Washington, a seguire dibattito e concerto ecologista”. Eric rimase a fissare il foglio finchè non udì il claxon e le imprecazioni dell’autista dietro di lui “muoviti scemo! Non vedi che è verde!” Eric non ci fece caso più di tanto e riprese la sua corsa.

Eric superò l’incrocio e proseguì lungo la strada dritta come uno spillo, fino a raggiungere la curva, trovandosi poi in Gerweck Street, dove parcheggiò senza problemi visto che i posti macchina erano quasi tutti vuoti. Scese dal furgoncino ed aprì lo sportello posteriore che cigolò leggermente, afferrò uno scatolone di cartone sollevandolo, chiudendo poi lo sportello con un calcio. Attraversò la strada sulle strisce pedonali situate poco più avanti, notando che erano leggermente scolorite e si diresse al numero ventitré, la casa a mattoncini rossi e dalle finestre verdi faceva trasparire una certa tranquillità, accentuata da profumo di caffè che filtrava dalla porta d’ingresso.

Eric suonò al campanello in oro sulla sinistra e rimase in attesa “salve signora Garrison, sono il fattorino” “prego mi dia pure il pacco, anzi può controllare se dentro c’è tutto?” Eric lo posò a terra e lo aprì “dunque, qua ci sono: tre scatolette di tonno, una confezione di uova, tre cartoni di latte e due vasetti di miele di acacia” la signora fece un’espressione soddisfatta passandosi una mano fra i capelli scuri “benissimo, era proprio quello che avevo ordinato” dalla tasca dei jeans tirò fuori i soldi ed il nostro li prese ringraziandola.

Una volta risalito sul furgone prese un foglio di carta a quadretti che teneva sul sedile adiacente “dunque: a mess of blues, heartbreak hotel, raised on rock… mi faranno cantare solo tre canzoni, peccato, avrei voluto cantarne di più ma è lo stesso, le regole d’altronde sono queste”. Ovviamente la testa di Eric era già proiettata sul palco “adesso però devo continuare il mio lavoro, a questo penserò dopo” riprese allora il blocchetto delle consegne “dunque, sotto a chi tocca…” strabuzzò gli occhi quando sul decimo rigo lesse l’indirizzo del prossimo cliente “ma che cavolo significa? L’indirizzo del cimitero!?” Si grattò un attimo la testa stupefatto gli sembrava veramente impossibile “adesso anche i cadaveri hanno bisogno di cibo? Mah…” strinse il pomello nero del cambio, ingranò la prima e partì.

Quando si trovò davanti al cancello del cimitero con il pacco fra le braccia, quasi gli scappava da ridere “eccomi qua signori dell’oltretomba a chi devo consegnare?” Disse a bassa voce con i denti stretti trattenendo a stento una risata “ci deve essere per forza una numerazione interna” pensò arretrando davanti al cancello. Posò il pacco in terra, prese un fazzoletto dalla tasca della giacca in pelle marrone e si asciugò la fronte sudata, notò che stava uscendo una signora vestita male con delle scarpe consunte e un cappotto con diversi buchi sul davanti.

Avanzò fra le tombe, alcune avevano fiori belli e freschi ed erano ben tenute, altre erano un po’ trascurate, vicino ad una tomba sulla quarta fila a destra due coniugi stavano pregando a voce alta per l’anima del nonno “che lo splendore del paradiso possa abbracciarti…” udendo quelle parole Eric da buon ateo di ferro scosse la testa “ma senti questi, paradisi, luce, defunti che volano… che cazzate”. Continuò a camminare finchè una mano sconosciuta gli afferrò la spalla. Gli cadde quasi il pacco dalle mani “hehe… deve essere per me signore” Eric si voltò e vide il signor Vernex sorridere amichevolmente “ah…salve, ma lei come fa a…” “beh sul pacco c’è scritto Carl Vernex, e sarei io, sapevo che sarebbe passato oggi”. Eric fece una faccia un po’ sorpresa “ok, senta fanno trenta dollari” il vecchio lasciò cadere a terra con un tonfo la pala che teneva con una mano “scusi sa ma ne abbiamo seppellito uno poco fa, ma credo che stanotte ne seppelliremo molti di più he he” “come scusi? Non credo di capire” “no niente pensavo a voce alta, piuttosto ha detto?” “Ho detto trenta” disse Eric osservandolo con curiosità.

Vernex tirò fuori un portafogli sporco pieno di grinze “ecco qua, scusi ma con l’età sono diventato un po’ sordo, anche se devo ammettere che le mie premonizioni da sensitivo sono diventate più acute” “ah… hem… mi fa piacere signore” disse Eric, anche se non aveva ben capito di cosa il tipo stesse parlando si infilò in tasca i soldi del vecchio e salutandolo si incamminò in direzione del cancello “arrivederci Eric! E stai attento stasera, possono succedere brutte cose!” Si fermò di scatto, impietrito poi lentamente si girò verso il vecchio “come faceva a sapere…” ma notò che egli non c’era più. Eric prese a camminare a passo svelto verso l’uscita “come diavolo ha fatto a sparire così in fretta? Come faceva a sapere il mio nome?” Queste domande gli invadevano la testa e lo impaurivano “qui cominciano a succedere cose strane, non mi piace per niente questo posto” arrivato al furgone mise in moto e partì a tutta birra.

Più tardi alle ore quindici, nel vecchio circolo “American Eagles” dalla facciata in mattoncini Geroge, Ted, e Simon erano in attesa “che palle! Ma dov’è finito?” Disse Ted sfoggiando un cappello tipo cowboy bianco “già, avevamo detto che ci trovavamo qui alle quattordici e venti… hei Ted ma dove lo hai trovato quello? Vuoi andare a un rodeo?” “Scherza pure caro George, ma questo è un gran cappello te lo dico io” disse Ted aggiustandoselo sulla testa “l’ho pagato anche poco, ma è di marca! L’ho trovato in un negozio vicino al mio quartiere” “accidenti ad Alfred, ma dov’è finito?” Disse Simon gingillandosi col mazzo di carte fra le mani “io quasi quasi mi faccio una partitella” George si alzò e si diresse al flipper vicino al muro.

Simon lasciò il mazzo sul tavolo e lo seguì insieme agli altri “dunque mettiamo qualche monetina in questo dannato mangiasoldi” George si frugò nelle tasche posteriori dei pantaloni “ha ha! Dai George facci vedere come giochi! Dannazione per quel che mi riguarda saranno quasi trent’anni che non gioco al flipper” disse Ted strisciando la mano sul bordo di metallo lucente. George cominciò la partita e la pallina metallica schizzò a grande velocità sui bersagli luminosi spinta dal nostro “dai! Cerca di mandarla nella buca laggiù” “Quale buca Simon?” “Quella laggiù, non vedi? Sei diventato cieco?” George allora cominciò a mettersi d’impegno. Dopo alcuni colpi fortunati si sentiva un po’ esaltato “guardate! Ho preso il bersaglio mobile!” “Alla nostra epoca i flipper erano un’altra cosa…” disse nostalgico Ted “su andiamo! Non cominciare con la menata che le cose vecchie sono sempre le migliori e che ora fa tutto schifo” disse scherzando Simon “no cazzo l’ho mancata!” La pallina andò giù senza essere ripresa dal giocatore anziano.

Simon guardò il punteggio luccicante “dai! Che ne hai un’altra!” George azionò la molla e la nuova pallina partì. In quel mentre arrivò Alfred con la sua voce gracchiante che sorprese gli amici girati di spalle. “Scusate il ritardo ragazzetti! Che combinate? Giocate a questi giochetti da rincoglioniti?” risposero tutti in coro “era ora!” “Si lo so ragazzi ma ho avuto da fare” “che cavolo dovevi fare, non facevi niente da giovane, e ti sei messo all’opera adesso che sei in pensione?” Disse Ted evitando di staccare gli occhi dalla partita di George “beh vedete, dovevo sistemare alcune cose del mio conto in banca ed allo sportello c’era una fila…” “centro!” Esclamò George centrando un bersaglio luminoso sulla sinistra.

“Bravo George!” Esclamò il nuovo arrivato “guardate, la pallina ha preso velocità sulla rampa!” Disse George aspettandosi di perdere, “occhio George arriva!” Disse Ted che intanto stava sgranocchiando una caramella alla menta forte. La pallina viaggiava ormai a grande velocità che gli occhi di George quasi non riuscivano a vederla “no cacchio!” La sfera sfuggì completamente al controllo del nostro ed andò nella buca del game over.

La reazione di George fu un pugno sul vetro del flipper che tremò “Cosa succede laggiù!? Non mi sfasciate il flipper che poi vi chiedo i danni! Siete peggio dei ragazzini! Alla vostra età poi…”la voce del barman arrivò dura alle orecchie dei quattro “mi scusi, mi sono lasciato un po’ prendere” disse George a capo basso voltandosi “ragazzi che figura di merda!” Rincarò la dose Alfred sorridendo “non c’è rimedio, siamo peggio degli adolescenti disadatti” disse Simon avviandosi verso il bancone lucido “dai facciamoci una birra offro io”.

Bill Cameron pedalava a gran velocità su Arrington Street insieme ad alcuni amici“ dai pappamolle vediamo chi arriva prima alla grande curva!” Strillò Joe agli altri due prendendo velocità sulla sua bici nera e scassata. “Non mi sembra una buona idea!” Urlò Arnold dalla sua bici rossa con il drago azzurro in rilievo sulla canna “Stiamo attenti ragazzi! La curva è molto pericolosa!” “Non preoccuparti Bill lo abbiamo già fatto mille volte” le tre bici continuarono a procedere veloci in fila indiana, sotto un cielo lapislazzuli. Arrivati alla curva un camion che trasportava paglia sfiorò Joe che si prese un bello spavento “che diavolo fate scemi!” Urlò dal finestrino abbassato il camionista “ve l’avevo detto di stare attenti!” disse Bill agli altri scuotendo la testa, il gruppo passò davanti ai giardini dove un gruppo di mamme giocavano con i loro bambini e due dalmata facevano a rincorrersi, mentre il loro padroni discutevano animatamente di football.

“Che sete ragazzi! Fermiamoci a bere alla fontana nel parco” disse Joe affannato. Il gruppo allora imboccò il viottolo nel verde e pochi minuti dopo si trovarono con le bici appoggiate a terra, davanti alla fonte dal rubinetto dorato “Ahh! Ne avevo proprio bisogno” Joe bevve a sazietà, bagnandosi anche i capelli “non finire tutto l’acquedotto, lasciane un po’anche a noi” disse scherzando Bill “tieni Bill è tutta tua adesso” Joe si staccò dal getto d’acqua con aria soddisfatta. Bill bevve con non meno voracità dell’amico, poi si mise a sedere sull’erba, “guardate qui ragazzi!” Arnold tirò fuori dallo zainetto blu con la chiusura rossa una rivista tipo Playboy e la aprì a pagina sette “Cacchio che sventola questa mora!” disse Joe con gli occhi fuori dalle orbite, “dove hai trovato questo? Non dirmi che te lo hanno venduto” Bill indicò il simbolo dei diciotto anni sull’angolo della copertina “vedi Bill, venduto non è la parola giusta, diciamo che l’ho preso in prestito a tempo indeterminato” Joe si mise le mani sulla faccia coprendosela “sei incorreggibile” disse col volto nascosto mentre gli altri due apprezzavano le bellezze stampate sulle pagine.

“Ragazzi, che ne dite se stasera ci vediamo di nascosto?” propose Bill toccandosi il mento “ma domani abbiamo scuola” disse Arnold con la rivista in mano “per andare dove?” Chiese curioso Joe “a vedere la gara degli Elvis” “io non vengo, preferisco fare un’altra volta” “ok Arnold è fuori, ma io ci sto” disse Joe dando una pacca a Bill che sorrise “scenderò piano dalla finestra di camera mia, ci vediamo all’angolo verso le ventidue” “ok Bill contaci”.

Amanda correva velocemente sul tapis roulant da una buona mezz’ora quando, con la fronte umida di sudore si accorse del ragazzo sovrappeso che la stava fissando con un lieve sorriso, lei distolse quasi subito lo sguardo. “Che cesso, e la sua tuta poi… così fuori moda, e che orribile taglio di capelli!” Pensò Amanda mentre dava uno sguardo al timer dai numeri rossi, “un altro quarto d’ora” si impose questo obbiettivo aumentando la velocità. Il ragazzo continuava a rivolgerle qualche occhiata di tanto in tanto, nella speranza di incrociare il suo sguardo, ma lei continuava a non ricambiarlo ed a fantasticare sulla serata al Colosseum. Oggi Amanda era di buon umore, indossava una tutina rosa aderente con il rilievo di una palma sulla schiena, scarpe da ginnastica bianche ed un braccialetto in oro al polso destro, regalo di sua madre. “Ciao Amanda, ma oggi non toccava alle spalle?” L’istruttore in palestra sfoggiava una tuta nera e teneva in mano una barretta energetica mangiata per metà “Ciao Nick, lo so ma… vedi le ho già fatte ieri, ho scombinato un po’ il mio programma di allenamento” “capisco, quindi non hai più bisogno del tuo personal trainer di fiducia?” L’uomo fece una faccia triste con le labbra piegate all’ingiù “no stai tranquillo, non sei ancora licenziato!” l’uomo mangiò un altro pezzetto di barretta poi aggiunse “tuo fratello come sta? Questa settimana non è venuto, gli avevo preparato una serie di addominali alla macchina…” Amanda si asciugò la fronte con l’asciugamano “sta bene, ha solo un po’ da fare col suo gruppo, sai a lui piace suonare quella roba, mi ha detto che passa ad allenarsi martedì prossimo” un altro pezzo di barretta se ne andò.

Dopo aver terminato la corsa Amanda si diresse verso gli spogliatoi passando davanti al bar della palestra dove il ragazzo degli sguardi stava seduto davanti al tavolo con due pozze di sudore sotto le ascelle e un’aria smorta, Amanda cercò di non guardarlo, si mise l’asciugamano su una spalla e affrettò il passo verso la porta dello spogliatoio femminile. Una volta dentro, dopo essersi spogliata prese in mano il suo cellulare “Boh, Kimberly non mi ha ancora richiamato” si gingillò per un po’ pensierosa col cellulare poi si infilò sotto la doccia.

Una volta salita in macchina mise il cellulare sul cruscotto e partì in direzione di casa, non incontrò molto traffico, solo alcune auto che avanzavano lentamente. Una volta giunta all’incrocio si fermò allo stop lasciando passare una Ford con a bordo due coniugi di mezza età, poi si rimise in moto oltrepassando lo stop, ma proprio in quel momento un furgone le tagliò la strada costringendola ad una frenata stridula. Il cellulare che se ne stava tranquillo sul cruscotto finì bruscamente a terra spegnendosi di botto “cretino! Pirata della strada!” Urlò Amanda a finestrino abbassato. Raccolse in fretta il cellulare dandogli una rapida occhiata “dai, niente di rotto” e se lo mise in tasca; invece qualcosa di rotto c’era, la funzione di ricezione chiamate ma Amanda non poteva immaginarlo.

La chiamata di Kimberly arrivò quando Amanda stava posando la sua sacca in camera, vicino al suo armadio “dai rispondi accidenti!” Altri due squilli a vuoto… “Strano, non riesco a contattarla…” disse Kimberly col telefono in mano “Ma tanto avrà capito quando dobbiamo incontrarci…” disse Kimberly pensierosa e senza troppa convinzione “meglio se intanto penso a cosa metterò stasera” disse riagganciando la cornetta grigia, dirigendosi in camera.

Quando il sole tramontò Ukras si trovava nel suo castello, in piedi davanti a lui una folla di vampiri aspettava di udire la sua voce. “Cari fratelli della notte, forse qualcuno di voi ha intuito il perché di questa adunanza, dopo aver consultato Satron non ho più dubbi” sentir nominare il grande veggente fece un certo effetto, alcuni si misero a bisbigliare, altri si scambiarono sguardi carichi di sorpresa.

“Il momento per tutti noi è ormai giunto, e dobbiamo essere forti” Mircalla annuiva in piedi accanto a lui tenendo lo sguardo fisso sugli astanti “molti di noi, hanno perso i loro poteri, si sono indeboliti a forza di bere sangue animale, oppure si sono rammolliti bevendo quello proveniente dagli ospedali” “sì quello che sa di frigorifero! Che puzza di confezionato!” L’intervento del giovane vampiro vestito con una giacca nera e dai lunghi capelli risuonò nella sala. Ukras si gonfiò “sì! Siete stanchi di questo vero amici?” Un coro di dieci voci rispose affermativamente “come facciamo a sapere che le previsioni di Satron sono giuste?” Chiese dubbioso un vampiro sulla quarantina con una camicia di seta sbottonata appoggiato con la spalla al muro “è vero! Dobbiamo essere sicuri, non possiamo permetterci di essere precipitosi!” Disse un altro dalla parte opposta. “Calma amici, calma! Ragioniamo” Ukras mise le mani avanti coi palmi aperti rivolti alla sala.

“Le previsioni di Satron si sono rivelate nei secoli fonte di beneficio per la nostra gente” ora sembrava più un profeta che un capo, i suoi modi conquistavano a poco a poco gli ascoltatori “è vero che in una percentuale che non so quantificare, ci sono dei rischi che nemmeno Satron saprebbe prevedere, lui stesso ha ammesso che la lotta sarà durissima e che la confusione sarà molta, ma ha detto anche che il momento della riscossa è giunto, vogliamo continuare ad essere schiavi degli uomini?” Ora dimenava le braccia come un pazzo “vogliamo continuare a vivere nell’ombra?” Il brusio nella sala cessò di colpo e si sostituì ad un coro di entusiastici “no!” “Allora fratelli delle tenebre stanotte sferreremo l’attacco decisivo alla città degli umani con l’aiuto della grande bestia alata che attende nell’ombra, preparatevi, è l’ora dello scontro!” Tutte insieme quelle creature mostruose cominciarono a sguainare i canini in segno di sfida ed ad acclamare Ukras.

Alle ventuno Carl Vernex era sintonizzato su una rete regionale che trasmetteva un vecchio film in bianco e nero con Greta Garbo, come cena mangiava un piatto di fagioli rancidi, accompagnati da una sottomarca di birra comprata al supermercato. La stanza in cui si trovava era abbastanza spoglia, seduto su una logora sedia di legno, le pareti che lo circondavano erano piene di crepe, sulla destra si trovava un frigorifero e sulla parte opposta della stanza stava un divano in pelle con un vistoso foro al centro da quale uscivano alcune piume “credo che a breve hehe… succederà qualcosa di orribile si hehe…” si alzò posando il piatto e si diresse verso la mensola dove teneva alcuni volumi antichi e polverosi.

Prese il primo volume sulla seconda mensola, quello con la rilegatura in pelle nera lo aprì e dirigendosi alla finestra che dava sul cimitero alzò gli occhi al cielo “dunque vediamo hehe… se non ricordo male le congiunzioni astrali erano nel quinto capitolo” il volume apparteneva alla sua famiglia da generazioni, se lo passavano di padre in figlio, Carl ricordava di aver sentito dire da suo nonno che un suo trisavolo era una specie di veggente nato in una famiglia di nomadi nell’Europa orientale.

“Ecco qui, proprio come pensavo” osservò con sguardo maligno la complicata figura al centro della pagina ingiallita che raffigurava linee e pianeti congiunti in una strana ridda stellare poi alzò gli occhi al cielo, oltre il vetro della finestra “accidenti, è stanotte! Le stelle hehe… ci sarà da divertirsi hehe…” rimase per una decina di minuti in piedi col libro in mano e lo sguardo rivolto alle stelle. Poco più in là due uomini avevano varcato la recinzione del cimitero ed erano penetrati all’interno, “sei sicuro che nessuno ci abbia visti?” Disse quello con la sciarpa nera che gli copriva il volto “ma no… stai tranquillo! Piuttosto aiutami con questo bidone che pesa un accidente” disse l’uomo alto e dall’impermeabile marrone col bavero rialzato “ecco cosi, prendilo dall’altro lato e spostiamoci verso quella fila di lapidi, quelle in fondo al cimitero, forza!” Gli uomini avanzarono nel buio grazie ad una torcia elettrica emanante una debole luce. Lentamente una nebbiolina si era materializzata fra le tombe ed alcuni uccellacci neri gracchiavano nella notte scura mentre le stelle festeggiavano un evento nefasto. “Accidenti quanto pesa, se non mi avessero pagato col cavolo che avrei faticato così” “forza ci siamo quasi” replicò quello con l’impermeabile, dopo alcuni minuti posarono il bidone in terra tirando un sospiro di sollievo.

Il tizio con la sciarpa nera aprì il barile da sopra, cercando di fare meno rumore possibile “ok adesso con calma rovesciamo questa robaccia qui” quello con l’impermeabile indicò un punto nel terreno “senti quanto puzza questa roba” l’altro si tappò di scatto la bocca premendosi contro la sciarpa. I due inclinarono il cilindro facendo sgorgare il liquido verdastro sul terreno, immediatamente l’erba cambiò colore divenendo grigiastra, dopo averlo versato fino all’ultima goccia lo appoggiarono ad una tomba vicina. “Che fatica eh?” “Eh già…” rispose quello con l’impermeabile, mentre l’altro si accendeva una sigaretta “ma che fai?! Ti metti a fumare proprio adesso?” “Dai lasciami in pace un attimo, fra poco andiamo, tanto non ci vede nessuno. Certo che quelli dell’azienda ci hanno pagato proprio bene per scaricare qui questa merda…” “già, se non avessi visto tutti quei soldi non ci avrei nemmeno pensato” rispose l’altro con un ghigno.

Mentre la sigaretta bruciava oltre la sua metà una mano maleodorante e marcia sbucò dal terreno del cimitero, la mano del fu Harrison Mitchell tastò il terreno intorno a lei “sai, mi piacerebbe aprire un videonoleggio con i soldi che ho ricavato” “e questa idea da dove salta fuori?” Disse quello con l’impermeabile “beh sai, sono sempre stato un fan dei film horror, mi piacerebbe un videonoleggio tutto mio con una sezione ben fornita” l’altro annuì. Un attimo dopo una testa marcia con pochi capelli luridi rimasti attaccati a chiazze disordinate spuntò dal terreno “mi sembra di aver udito qualcosa” disse l’uomo con la sciarpa gettando via la sigaretta; lo zombi uscì divincolandosi dalla fossa che fino a poco fa lo ricopriva sbucando a poca distanza dalle spalle di quello con l’impermeabile “e quello cosa diavolo è?” “Come? Cosa…” il tizio con l’impermeabile si girò e vide l’abominio. Davanti a lui nella semi-oscurità si stagliava una figura macilenta corrosa dal tempo che camminava goffamente, indossava quella che fu anni fa una giacca dal colore ormai indecifrabile alla quale si era staccata una manica che metteva in bella mostra un braccio brulicante di vermi.

“Ahh! Che schifo! Mio dio!” Lo zombi saltò addosso all’uomo con la sciarpa affondando i denti sul collo strappandone un pezzo di carne, l’altro senza quasi riflettere, con la testa invasa dall’orrore cominciò a correre fra le lapidi voltandosi in dietro una sola volta per vedere il morto vivente fare a pezzi l’altro. Nella fuga fra le tombe andò a sbattere contro qualcosa che lo fece rotolare a terra “no! Non può essere vero!” La figura di una donna dalla pelle bluastra e fredda si trovava a meno di un metro da lui, i capelli biondi orribilmente in disordine ornavano un volto semi scarnificato ed un occhio che pendeva deorbitato. Prima che si potesse rialzare un braccio che spuntò da terra lo serrò alla gola e la donna vestita con un maglione bucherellato ed odorante di terra si chinò su di lui staccandogli con un rantolo un pezzo di guancia, il sangue sgorgò copioso dalla ferita aperta “lasciami maledetta!” La donna si fece varco fra gli indumenti dell’uomo finchè rabbiosa non trovò la carne viva da mangiare. Lo spolpò pezzo per pezzo facendolo agonizzare, l’uomo si dimenava col sangue alla bocca fin quando non emise un ultimo disperato gemito, tutti i defunti nel cimitero riemersero dal loro sonno ma lo zombi di Mitchell aveva come una scintilla negli occhi, una scintilla assassina. (continua cari fans… alla prossima ! )

 

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