SPECCHI INFRANTI BY RICCI CAP26-27 - IL GABINETTO DEL DOTT. TRASH

SPECCHI INFRANTI BY RICCI CAP26-27

Capitolo 26

 

“Certamente… non si preoccupi… per la fine della settimana, le consegnerò la traduzione completa. Stia tranquilla signora Morelli… d”accordo… la chiamo io appena pronta. Di nulla… grazie a lei.” Chiuso il ricevitore, Gianni sbuffò. Accidenti a quando aveva accettato quel lavoro. Sapeva che Lisa Morelli, era una donna esigente, ma non che fosse una palla tremenda sino a quel punto. Comunque oramai, si era imbarcato in quella traduzione, e doveva solo cercare di portarla a termine il prima possibile. Pesante o no, la Morelli era una donna molto conosciuta e stimata nell’ambiente letterario, e soddisfarla avrebbe significato un bel salto di qualità per il suo lavoro. Dopo aver messo su il caffè, prese il grosso volume e si sedette per cominciare. Subito dopo, il suono del campanello, annunciò l’arrivo a sorpresa di qualcuno. Gianni si alzò, domandandosi chi diavolo poteva essere a quell’ora del mattino. Aperta la porta, sorrise vedendo Corrado. Lo fece entrare in casa, mentre dalla cucina la caffettiera iniziava a borbottare. “Sei arrivato giusto in tempo per il caffè”, disse Gianni facendolo sedere. Dopo essersi scambiati qualche battuta, il discorso volse come prevedibile sul regista. “Sono preoccupato Gianni. Per me… per te, che hai già subito un aggressione… ma soprattutto per Lorenzo. Come uscirà da tutto questo?” “Anche io Corrado… molto”, rispose l’amico versando il caffè nelle tazzine. “L’importante è che la polizia, catturi questo pazzo maniaco il prima possibile… tu hai fiducia in quel commissario?”. “Non so che dirti… mi sembra in gamba.” “Mah! Io nutro qualche dubbio… spero di sbagliarmi. Senti, cambiando discorso… come mai questa visita mattiniera?”. “Sono passato a prendere quella traduzione per la mia collega… mi hai avevi detto che era pronta.” “Sì, vado a prendertela.” Lo squillo del telefono li interruppe. “Vado a rispondere… la traduzione è in camera mia. Secondo cassetto del comodino… prendila tu”. “E se trovo qualcosa di compromettente?”. “Figurati”, rise Gianni. Corrado entrò in camera e aprì il cassetto. Vide subito la traduzione. Sentì l’amico discutere al telefono con il venditore di turno, che cercava di rifilargli una qualche proposta commerciale. Un flaconcino attirò la sua attenzione. Tranquillanti in gocce. Di quelli forti. Vide la ricetta con il nome della dottoressa che lo seguiva e che Gianni spesso nominava. Aveva detto di non farne più uso, però era anche vero, che con tutto quello che stava accadendo, qualcosa per dormire aveva dovuto prenderlo anche lui. Figuriamoci Gianni, che si era pure trovato fra le mira di quel pazzo. Chiuse il cassetto e uscì dalla stanza. Gianni aveva concluso la telefonata. “Che palle questi dei call center! Non se ne può più! Ci vorrebbe un serial killer che ne sfoltisca un po’”. “Dai, non essere cattivo… poveretti… fanno un lavoro di merda, e probabilmente per due soldi”. “Si, hai ragione ma… a volte esagerano. Hai trovato la traduzione?”. “Sì, eccola… grazie”. “Di niente… figurati.” “Senti Gianni… mi imbarazza chiedertelo, ma… senza volerlo, ho visto un flaconcino di tranquillanti nel cassetto. Hai ripreso a farne uso?”. “No Corrado. La dottoressa Campogiani, me li ha prescritti subito dopo l’aggressione. Mi aveva trovato parecchio agitato. Sai che lei mi segue da tempo ormai. Mi conosce bene. Ne prendo solo poche gocce la sera per riposare tranquillo.” “Okay. Scusami l’invadenza, ma sai quanto ti voglio bene.” “Di cosa ti scusi Corrado? Anzi, sono felice del tuo interessamento.” Giunto in ufficio, dopo aver consegnato la traduzione alla collega, Corrado telefonò a Lorenzo, parlandogli dei tranquillanti che aveva visto in camera di Gianni, e gli domandò se non fosse il caso di andare personalmente dalla dottoressa che lo seguiva per farci due chiacchiere riguardo all’amico. Ovviamente il regista, contestò rigidamente l’intenzione di Corrado. Gli incontri settimanali con la terapista erano una cosa privata di Gianni. Loro due conoscevano il difficile passato dell’amico, lui aveva raccontato la sua storia per filo e per segno. Dovevano stargli vicino, volergli bene, ma rispettare la sua privacy. Avrebbero rischiato di offenderlo. Oltretutto, anche lui aveva iniziato a prendere alcune gocce per dormire e da quando era stata uccisa Anna, aveva aumentato la dose. Nel nominare la cugina, Corrado sentì la voce dell’amico strozzarsi e capì che sarebbe stato meglio salutarlo.

 

                                    Capitolo 27

 

“Mi raccomando ragazzi, questa è una scena molto importante…voglio la massima precisione. È tutto pronto Saverio?” “Certo Lorenzo… esattamente come hai predisposto… stai tranquillo.” Il solito tono gentile del ragazzo, adesso risultava falso e mellifluo, e infastidiva notevolmente il regista che aveva visto il suo vero io. “Lo sono Saverio… se non avessi fatto le cose come ti avevo chiesto, avrei fatto in modo che lo diventassero.” Si accorse subito della nota acida, che aveva messo in quella battuta. Giacomo e Teresa, lo guardarono stupiti. Saverio impallidì. Solo nel viso di Viola, a Lorenzo parve di vedere un’espressione compiaciuta. In ogni caso si riprese aggiungendo un “con te comunque, so di non avere problemi… sei bravo nel tuo lavoro”. Aveva deciso di giocarci un po’. Quel ragazzo non gli piaceva, e mai e poi mai, sarebbe tornato a lavorarci insieme, ma perché non tenerlo sulla corda e vedere sino a dove si sarebbe spinto? “Adesso silenzio che giriamo”. “Allora azione! Ciak… ciak… ciak”, disse una voce alle loro spalle. Si voltarono e videro Fernando Rozzi che barcollando, rivelava di essere già ubriaco alle dieci di mattina. “Che bel gruppo di teste di cazzo!”. “Ma perché Fernando fai così? Hai già bevuto a quest’ora? Non pensi alla tua salute?”, disse Orietta avvicinandosi a lui. “Stai lontana vecchia obesa… non toccarmi”. “Modera i termini… non ti permetto di offendere nessuno!”. “Non mi permetti? Tu regista del cazzo osi dirmi che non mi permetti… ma lo sai chi sono io?”. “Si che lo so… un attore fallito, che ho fatto lo sbaglio di scritturare per questo film, nonostante conoscessi la tua fama di ubriacone piantagrane. Nella vita, ho sempre pensato che bisogna offrire una seconda possibilità alle persone che sbagliano. Tu di certo te la sei giocata”. “Mi sono giocato cosa? Mi hai fatto fuori da tre quarti di film… di che possibilità parli?”. “Il perché te lo sei chiesto mai? Vuoi recitare? Okay. Devo ancora girare alcune riprese con te. Sei pronto? Forza… fammi vedere se puoi farlo. Date il ciak ragazzi… adesso questo grande attore ci darà dimostrazione delle sue capacità!”. Il pugno giunse improvviso e violento. Lorenzo cadde a terra. Del sangue gli colava dal labbro. Fu subito soccorso dai presenti, mentre sempre più ondeggiante Fernando Rozzi si allontanava. Si girò per un momento, e biascicando le parole impastate dall’alcool disse : “È troppo poco quello che ti sta capitando intorno! Ti auguro possa arrivarti di peggio. Certo che a quel matto che ti ammazza i parenti, devi avergliela fatta grossa!”, e se ne andò ridendo sguaiatamente. “Maledetto”, sibilò Lorenzo rialzandosi. “Come si è ridotto”, commentò Viola. Dopo aver parlato al telefono con Stefano, mettendolo al corrente della sua ultima sceneggiata e confermando la definitiva esclusione di Rozzi dal film, il regista riprese il lavoro. La sera, nonostante la stanchezza, si lasciò convincere da Corrado e Gianni a uscire. I due amici lo portarono in un nuovo ristorante che a detta loro, era ideale per un maestro del brivido come lui: “Il Licantropo”. I piatti del menù erano sul tipo di: ravioli alla luna piena, salcicce di mezzanotte grigliate, patate fritte all’ululato, crostata di lupo nero, ecc… ecc. Il posto era semplice e alquanto spartano. Alle pareti locandine dei più famosi film horror. Da Shining a Saw, passando per Halloween e Venerdì 13. Non ne mancava nessuno, anche se l’assenza di quelli Italiani, a parte gli immancabili Profondo Rosso e Suspiria, si faceva notare. A Lorenzo, che oltre ad essere un regista, era anche un grandissimo appassionato proprio di quel cinema, la cosa indispettì non poco. Il cibo era buono, così come il vino che i camerieri avevano consigliato. Alla fine della serata, i proprietari chiesero a Lorenzo di posare per una foto ricordo da incorniciare e mettere accanto alla cassa. Per un ristorante che faceva dell’horror la principale attrazione, avere un maestro del brivido a cena, era motivo di prestigio. Il regista accettò volentieri, anzi, disse loro che presto ne avrebbe organizzata un’altra, portando alcuni suoi colleghi, ma solo in cambio della promessa, che alla successiva visita, avrebbe trovato una parete dedicata esclusivamente al cinema horror Italiano. Oltre ad Argento, il maestro indiscusso, anche registi come Bava, Fulci, Bido, Soavi, Avati, Barilli, D’amato, Crispino, Lado, Dallamano, Deodato, Cozzi, Freda, Pastore, Albanesi e ovviamente lui stesso. Non sarebbe dovuto mancare nessuno. Consegnò ai proprietari il bigliettino da visita di un suo amico collezionista, dove avrebbero trovato le locandine di tutti i principali film dei colleghi da lui citati.

Una volta usciti dal ristorante, i tre amici salirono in auto per fare ritorno a casa. Durante il tragitto, fermi davanti a un semaforo rosso, notarono in un angolo della strada laterale, Marco il musicista e Giacomo l’attore a passeggio insieme. Di più. Sembravano immersi in una conversazione poco tranquilla, visto l’agitarsi soprattutto del musicista. Lorenzo restò alquanto sorpreso. Non sapeva che i due si frequentassero, anche se a prima vista la loro, non sembrava un’uscita fra buoni amici. Nessuno dei suoi compagni di viaggio, fece commenti a proposito.

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