SPECCHI INFRANTI BY R.RICCI CAP 5-6

Capitolo 5

 

La mattina dopo, nonostante la giornata difficile che lo attendeva, si svegliò di buonumore. Una bella doccia, seguita da una colazione abbondante, e via sul set. Appena arrivato trovò la prima grana. Stefano il produttore del film, stava discutendo animatamente con Marco Tittarelli, il giovane musicista autore della colonna sonora. “Ciao ragazzi… che succede?”, chiese andando loro incontro sorridente. “Succede che le musiche ascoltate non mi piacciono per niente Lorenzo… sono totalmente diverse come stile dai due film precedenti”. “Certo che sono diverse”, rispose il musicista, “lo abbiamo stabilito proprio con Lorenzo, per dare un’altra impronta al film. Diglielo anche tu”, disse rivolgendosi al regista. “È vero Stefano… lo abbiamo deciso insieme. Volevo per questo film, una musica più orchestrale e meno elettronica.” Il tono del regista era calmo e pacato. Non voleva certo sprecare energie in quella discussione. “Sarà…”, borbottò il produttore poco convinto. “A te piacciono Lorenzo?” “Si Stefano, mi piacciono molto… almeno i tre pezzi che Marco mi ha fatto ascoltare”. “Se lo dici tu… ricordati Lorenzo che questo film è molto atteso… non puoi permetterti di sbagliare.” “Stai tranquillo Stefano, il film sarà un successo e tu non rimetterai i tuoi soldi.” “Non intendevo questo.” “Dai Stefano che ti conosco bene… a te delle eventuali critiche negative non ti importa niente… il botteghino è la sola cosa che ti interessa. Non è una critica… è il tuo lavoro ed è giusto così.” Il produttore rimase in silenzio. In fondo, sapeva benissimo che le parole del regista, erano la pura verità. “A proposito, dobbiamo parlare della faccenda di Fernando Rozzi… non lo voglio più su questo set. Penale o no, lui è fuori!” “Ne parliamo stasera nel mio ufficio Lorenzo… troveremo una soluzione.” Senza neanche attendere risposta, salutò i due e se ne andò. Anche Marco, dopo essersi accordato con Lorenzo su quando vedersi per fargli ascoltare i nuovi pezzi scritti, andò via. Il regista si diresse verso il set che i tecnici stavano finendo di sistemare, quando incontrò Mara, la giovane fidanzata del suo assistente Saverio. La ragazza avendo la mattinata libera, si era recata agli studi per assistere alle riprese, non conoscendo l’assoluto divieto imposto da Lorenzo ai componenti dello staff, riguardo la presenza sul set di amici o parenti. Dopo avergli chiesto scusa per l’inopportuna visita, lo sorprese chiedendogli anche, quasi implorandolo, il silenzio con Saverio riguardo la sua improvvisata. Sembrava ne avesse paura. Strano, pensò il regista, quel ragazzo dava l’impressione di una persona buona e sensibile. Che non fosse affatto così? Mah… comunque non erano affari suoi. Sul lavoro era serio e preparato, a lui doveva interessare soltanto quello. L’arrivo di Orietta, l’anziana costumista che era un po’ la mamma di tutti, interruppe quella riflessione. Gli chiese alcune delucidazioni riguardo l’impermeabile nero che doveva indossare l’assassino. Pochi minuti dopo, erano tutti pronti a cominciare. Mancava solo Simona. “La prova costumi è troppo impegnativa?”, domandò Viola non nascondendo la sua insofferenza. “Ti prego… non essere acida”, sorrise Lorenzo sinceramente preoccupato per la giornata che lo aspettava. “Acida? Scherzi… perché dovrei? È sempre stato il sogno della mia vita recitare con Simona Micheletti e…”, “zitta sta arrivando”, l’interruppe Lorenzo, “per favore aiutami… non rendermi le cose ancora più difficili”. “Stai tranquillo, faremo di questa scena un capolavoro… io almeno.” Simona arrivò sorridente e bellissima attirando in pochi secondi le attenzioni di tutti. La bionda attrice era avvolta in un accappatoio rosso ciliegia, e indossava un paio di ciabattine color oro. I capelli a effetto bagnato, le cadevano scomposti sul viso e gli occhi azzurri erano più luminosi che mai. Semplicemente stupenda. Lorenzo la guardava estasiato, poi il tossire nervoso di Viola, gli suggerì che era il caso di cominciare. Il regista si sedette e dopo aver controllato sul monitor che tutto fosse a posto, raccomandò il silenzio e fece dare il via. “Specchi Infranti scena otto: ciak. Azione!” “Sei ancora sotto la doccia?” “Ho fatto… pochi minuti e sono pronta.” “Attenta stai gocciolando dappertutto.” All’improvviso un forte colpo da una stanza vicina. “Hai sentito?” “Sì… che cos’è stato?” “Non lo so… vado a vedere.” Viola esce di scena, mentre Simona completamente nuda gira per la stanza rimirandosi compiaciuta allo specchio. Poi infilatosi l’accappatoio, lancia un grido inaspettato, facendo saltare tutti. “Stop! Stop!” “Perchè hai gridato Simona?”, chiese Lorenzo alzandosi dalla sua postazione. “Io devo gridare no?”, rispose lei candidamente. “Si tesoro, ma devi farlo quando rientra in scena Viola con il coltello infilzato nella schiena.” “Cosa? Lei non deve essere l’assassina?” “Questo non è affar tuo Simona. Tu devi recitare e basta… e possibilmente farlo bene!” La ragazza risentita da quelle parole iniziò a piangere. Orietta la raggiunse avvolgendola in un abbraccio materno, rivolgendo verso Lorenzo uno sguardo di rimprovero. Anche lui si era reso conto di essere stato più duro del necessario, ma la paura che gli altri si accorgessero della sua debolezza verso Simona, lo portava a tenere con lei un comportamento meno naturale. Disse a tutti di fare una breve pausa. Viola lo prese sottobraccio come a dargli incoraggiamento. D’altronde che Simona fosse una cagna come attrice lo sapeva, e adesso non poteva prendersela con nessuno, se girare quella scena sarebbe stato più difficile del previsto. Poco dopo tornarono a girare. “Specchi Infranti scena otto seconda: ciak. Azione!” “Sei ancora sotto la doccia?” “Ho fatto… pochi minuti e sono pronta.” “Attenta stai gocciolando dappertutto.” All’improvviso un forte colpo da una stanza vicina. “Hai sentito? ” “Sì… che cos’è stato?” “Non lo so… vado a vedere.” Viola esce di scena, mentre Simona completamente nuda gira per la stanza rimirandosi compiaciuta allo specchio. Nel prendere l’accappatoio, questi le cade di mano, e lei, con totale indifferenza, si china a raccoglierlo, mettendo in primo piano il fondoschiena perfetto. “Stop! Stop!”, grida ancora Lorenzo. Questa volta però non riesce a essere severo. Anzi gli viene proprio da ridere. “Simona tu non sei bella… sei bellissima, ma non possiamo far venire l’infarto a qualche spettatore con una simile inquadratura.” ” Scusa ma era caduto… che dovevo fare?”, rispose lei con massimo candore. Il regista l’avrebbe abbracciata e ricoperta di baci, ma non era certo il momento di farlo. Annunciò solo una seconda pausa. Saverio gli si avvicinò. “Quella Simona però è adorabile.” “Sì, ma temo che girare questa scena sarà peggio del previsto.” Viola si avvicinò ai due. Disse che sarebbe andata a parlare con Simona. Forse era solo agitata del fatto che doveva recitare con lei, soprattutto considerando l’atteggiamento scostante a dir poco, tenuto nei suoi confronti. Magari sarebbe servito a qualcosa. Lorenzo la ringraziò, sorpreso da quell’inaspettato comportamento. Sapeva che Viola era una brava persona, oltre che una grande attrice teatrale. Non molto popolare, con la sua presenza avrebbe dato prestigio alla pellicola e lei in cambio guadagnato soldi, visto che con il teatro ne vedeva ben pochi, e una platea più vasta. Mentre la donna si avviò verso la collega, il regista si fece dare una sigaretta dal giovane assistente. Non era un fumatore anzi. Fumava solo quando era particolarmente nervoso. E quel giorno lo era… e molto. Lanciarono uno sguardo verso le due attrici che parlavano fitto. Videro Simona sorridere, mentre Viola le accarezzava dolcemente i capelli. “Speriamo bene…” commentò Saverio, che subito dopo fu chiamato da Teresa. Osservando il ragazzo allontanarsi, ripensò alle parole di Mara. Il tono della sua fidanzata sembrava davvero spaventato. Forse era manesco. Non gli dava davvero quell’idea… comunque affari loro. Raggiunse la segretaria e risolse con lei un piccolo problema verificatosi con le luci, che aveva innervosito non poco il direttore della fotografia. Ottavio Lalli, era quello che si dice una pasta d’uomo, ma tra i suoi pregi non c’erano sicuramente la pazienza e ancora meno, la diplomazia. Lorenzo comunque lo conosceva benissimo, avendoci lavorato dal primo film e sapeva come prenderlo. Risolsero il problema e pochi minuti dopo, erano tutti di nuovo pronti sul set. “Che Dio ce la mandi buona”, disse Lorenzo mentre si sedeva per seguire sul monitor la ripresa. Con la mano, fece cenno di dare il via. “Specchi Infranti scena otto terza: ciak. Azione!” I minuti che susseguirono furono tiratissimi. Non solo Simona recitò senza errori, ma come da copione gridava e correva con un realismo tale da procurarsi anche qualche livido, fino a morire accoltellata in una scena da brivido. Mentre raccoglieva l’applauso spontaneo di tutta la troupe, la giovane attrice si commosse. Era come se avesse vinto un oscar. Viola le andò incontrò, stringendola in un sincero abbraccio. Era felice di aver trovato la giusta chiave di lettura, riguardo l’apparente incapacità della collega. Aveva capito, che era soltanto preda di una forte ansia da prestazione data dal confronto con lei, e soprattutto, si era resa conto che Simona in realtà, sapeva recitare. “Grazie”, disse Lorenzo avvicinandosi a lei una volta lasciata la bionda collega. “Credevo la odiassi, e invece mi hai salvato.” “Diciamo che mi sono resa conto di essere io la causa principale della sua pessima prestazione, e sono corsa ai ripari.” “Sei una donna straordinaria. Lasciatelo dire.” “Dillo… dillo pure”, sorrise lei sorniona mentre si allontanava.

Poco dopo Lorenzo raggiunse Simona nel suo camerino. La bionda attrice si stava struccando con addosso ancora l’accappatoio. Il suo viso s’illuminò, quando aperta la porta, vide il regista. “Grazie… grazie per questa importante occasione… devo ringraziarti veramente… sai, non è che i registi facciano la fila per scritturarmi.” La sua disarmante sincerità la rendeva ancora più bella. “Devo anche ringraziare Viola”, continuò lei, “per l’aiuto che mi ha dato. Pensavo ce l’avesse con me e invece è stata carinissima… anzi, mi ha detto che mi farà avere un audizione presso la compagnia dove recita lei.” “Simona, il merito è stato solo tuo… hai saputo tirare fuori il tuo talento.” “Peccato che il mio lavoro su questo set sia già finito.” “Potrai venire quando vuoi… sei dei nostri”, disse Lorenzo accarezzandole dolcemente i capelli. “Lo farò senz’altro… tanto non ho tutti questi impegni di lavoro, a parte ospitate a convention o in discoteche”, rispose lei. “Questo film ti porterà fortuna… vedrai… sei bellissima”, aggiunse azzardando una carezza lungo il collo. Pochi attimi dopo le loro bocche si erano già unite in un caldo e appassionato bacio. L’accappatoio cadde a terra, lasciando il corpo nudo di Simona tra le braccia di Lorenzo al massimo dell’eccitazione. A poco a poco, le carezze iniziarono a farsi sempre più audaci… più intime, ma si ripresero quasi subito da quell’impeto di passione, rendendosi conto entrambi, che quello non era né il luogo, né il momento. Lorenzo la salutò controvoglia, dopo averle dato appuntamento per la sera. Sarebbe andato a prenderla alle otto, e dopo una cena in un ristorante molto elegante che lui conosceva, già pregustava la notte bollente che avrebbe trascorso con lei.

 

                                    Capitolo 6

 

Quando Simona aprì gli occhi, si accorse di aver dormito per quasi due ore. Dopo che Lorenzo se ne era andato, si era messa comoda sulla poltroncina del camerino a sfogliare una rivista, e probabilmente la stanchezza le aveva giocato un brutto tiro. Si rivestì in fretta, prese la borsa e uscì con l’accappatoio in mano, che sapeva di dover riconsegnare. In giro non c’era più nessuno. Forse l’avevano chiusa dentro. Due occhi malvagi intanto, seguivano ogni sua mossa. Quanto aveva atteso quel momento! Finalmente era giunto. Lei sarebbe stata la prima, a cadere nella sua ragnatela di sangue, tessuta con implacabile pazienza e dentro la quale alla fine, avrebbe imprigionato la preda più ambita: Lorenzo Torri. L’attrice affrettò il passo, attraversando il corridoio fino a giungere in sartoria. Aprì la porta e cercò l’interruttore della luce. Lo accese ed entrò nella stanza. Era piena di manichini con indosso vari abiti di scena. Si recò nel punto dove stavano quelli del set di Lorenzo e mise l’accappatoio al suo posto. Nel tornare indietro, si soffermò ad ammirare uno splendido costume ottocentesco, pensando a come sarebbe stato bello recitare in un film in costume. Mentre con la mente fantasticava, immaginandosi come una specie di principessa Sissi, la luce improvvisamente si spense. “Simona!”. Qualcuno, nascosto nel buio, pronunciò il suo nome. “Chi è? “, domandò? Nessuna risposta. Subito dopo un manichino, cadde rumorosamente in terra a pochi metri da lei, facendola sobbalzare. “Chi c’è?”, ripeté la domanda senza nascondere la sua paura. “Non può essere caduto da solo… per favore ditemi chi c’è. Viola… Lorenzo… siete voi?” “Simona!”. Ancora la voce che la chiamava, questa volta con un tono cattivo. Si portò le mani alla bocca per trattenere un grido, facendo cadere la borsa che si aprì, rovesciando il contenuto sul pavimento. Nel buio, si mise in ginocchio andando alla ricerca del cellulare, mentre la persona che si trovava nella stanza con lei, si lasciò andare a una risatina malvagia. Sembrava quella di una donna… addirittura quella di una bambina, ma probabilmente si trattava soltanto di un falsetto troppo caricato. Doveva chiamare aiuto. A tastoni, riconosceva i vari oggetti. Lo specchietto, il pacchetto dei fazzoletti, ma niente cellulare. Non riusciva a trovarlo. Una mano guantata di nero intanto, stringeva impaziente un coltello. Non vedeva l’ora di usarlo. Godeva nel sentire la paura, che si era impadronita di Simona. La donna intanto, accantonata l’idea di continuare a perdere tempo per cercare il cellulare, si stava lentamente dirigendo verso la porta d’uscita. Non era un’impresa facile nel buio e con tutti quei manichini, ma doveva uscire al più presto da quella stanza. All’esterno il temporale, fu annunciato da un fragoroso tuono. Simona gridò. Sentiva i battiti del suo cuore e il suo respiro. Dalla finestrella posta in alto non entrava luce. Il respiro era sempre più forte. Affannoso. Il terrore la paralizzò, quando si rese conto che non era il suo. Ancora una volta la voce, pronunciò il suo nome. Stavolta chiunque fosse, era accanto a lei. Un lampo improvviso, illuminò per un secondo la stanza, e Simona vide la figura in nero. Fece per gridare, ma la mano guantata le serrò la bocca. Subito dopo, un forte dolore sotto il petto. Non lo vedeva, ma quel bagnato che iniziava a sentire, immaginava fosse il suo sangue. Mentre arrancava a terra, alla ricerca di una via di fuga, giunse la seconda coltellata, ancora più violenta. Questa volta alla schiena. La giovane attrice, venne colpita con inaudita ferocia. “Perché?”, riuscì solamente a dire prima di morire.

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