SPECCHI INFRANTI BY R. RICCI CAP 1-2

SPECCHI INFRANTI

 

Capitolo 1

 

 

La strada a quell’ora della notte era deserta. La luna risplendeva alta nel cielo e le luci dei lampioni riflettevano di giallo le facciate dei palazzi. I passi dell’uomo risuonavano in tutto quel silenzio. La sua andatura era calma ed elegante. Un bel viso contornato da capelli castani di media lunghezza, su di un fisico asciutto e atletico. Indossava una polo bianca, sopra un paio di pantaloni blu. Passando avanti a un grande palazzo, udì strani rumori provenienti dal citofono del portone d’ingresso. Tornò indietro e avvicinò l’orecchio per ascoltare meglio. Degli strani colpi e un fastidioso ronzio. Nessuno parlava. “Mah…”, pensò fra se e se scuotendo la testa. Stava per allontanarsi, quando udì una voce di donna. “Aiuto… c’è qualcuno in ascolto?”. Ritornò rapidamente accanto al citofono. “Sì, la sento… mi dica.” “Sono ferita… la prego mi aiuti.” La voce era debole e sofferente. “Chi parla?”, domandò l’uomo. “Vuole uccidermi… è in casa… eccolo… aiuto.” “Ucciderla? Che cosa dice? Chi vuole ucciderla?” L’uomo si guardò intorno, sperando di vedere qualcuno che potesse dargli una mano per affrontare quell’assurda situazione. Non c’era anima viva nei paraggi. Dal citofono aperto udì ancora la donna lamentarsi. “Signora… apra il portone e mi dica come si chiama… la raggiungo di sopra.” All’improvviso un grido disperato. Adesso aveva davvero paura. Che cosa stava accadendo dentro quell’appartamento? “Senta… apra il portone, altrimenti non posso aiutarla! Ha capito?” Non ricevendo nessuna risposta, suonò ai vari campanelli. “Chi è?”, chiese una voce. Poi un’altra e un’altra ancora. “Per favore aprite il portone! Stanno uccidendo una donna… credetemi!” Cosa dice è impazzito?”, rispose una voce maschile. “Chi è lei?” In pochi secondi dal citofono, giunsero varie voci che si sovrapponevano una sull’altra. “Sentite… se non volete aprire il portone, chiamate almeno la polizia… io non ho il cellulare con me… credetemi una donna sta venendo uccisa in questo palazzo. Bisogna fare qualcosa e… “, non riuscì a terminare la frase, perché giunse improvviso un fragore di vetri, seguito da un grido terribile. Il corpo cadde con un tonfo sull’asfalto, a pochi metri dall’uomo, che fu raggiunto dagli schizzi di sangue. Alcune persone uscirono all’esterno, mentre un’auto della polizia annunciava con la sirena il suo arrivo, chiamata probabilmente da qualche condomino. Insanguinato e sotto shock, l’uomo restava immobile a fissare il corpo della donna con un’espressione attonita. Della materia grigia era fuoriuscita e faceva bella mostra di se, vicino alla cicca di una sigaretta, gettata sul marciapiede da qualcuno.

 

                                      Capitolo 2

 

 

“Stop! È stata perfetta! Fantastico Giacomo… e farei un applauso alle comparse. Grazie a tutti.” La figura seduta sulla sedia di fronte al monitor, si alzò sorridendo. Si trattava di Lorenzo Torri, famoso regista di film del terrore. Il suo debutto era avvenuto quattro anni prima. “L’assassino Sorride Mentre Uccide”, il suo primo film, era stato girato a basso costo e nonostante l’uscita quasi in sordina, aveva ottenuto un buon successo. La partecipazione a vari Festival del settore, le ottime recensioni ricevute e il passaparola del pubblico avevano fatto il miracolo. D’altronde Lorenzo, era sempre stato sin da ragazzo appassionato di quel cinema, soprattutto Italiano. Thriller ai confini dell’horror, con tanta paura, sangue a volontà e un pizzico di erotismo. Film che la critica considerava di serie b. Lorenzo, nella sua opera prima, aveva inserito tutte le influenze di quelle pellicole, riuscendo però a dargli una forte impronta personale. Il suo lavoro successivo “Gli Occhi Nel Labirinto”, lo realizzò un anno e mezzo dopo, con un grosso budget e una distribuzione eccellente, superando a pieni voti il temuto esame del secondo film. Grazie alle interviste promozionali che si era trovato a tenere, a differenza della prima volta, anche il suo viso era diventato noto al pubblico. Per la sua terza opera, si era voluto prendere tutto il tempo necessario, nonostante le insistenze del suo produttore, che voleva battere il chiodo finché era caldo. Finalmente per la sua gioia, Lorenzo annunciò l’inizio delle riprese di “Specchi Infranti”. Cast e storia erano rigorosamente segreti. Aveva imparato a essere un buon press agent di se stesso. Anche la sua vita privata era avvolta nel più completo mistero. Sui giornali uscivano articoli su di lui, solo in occasione dei suoi film. Quando i giornalisti tentavano di portare il discorso sul personale, Lorenzo era abilissimo a svicolare. Aveva quarantotto anni. Alto circa un metro e ottanta, capelli cortissimi color argento e un fisico che conservava ancora atletico e giovanile. Non bello in senso canonico, ma certamente affascinante e dotato di una forte personalità. Conduceva una vita molto tranquilla e riservata. Non frequentava feste e le sue amicizie, non facevano parte del mondo del cinema o dello spettacolo in generale. Non aveva nessuno al suo fianco, e questo aveva portato a far nascere chiacchiere su una sua presunta omo o bisessualità. Amava tantissimo la sua libertà, anche se a volte sentiva la mancanza di un figlio, ma colmava quei rari momenti di vuoto, dedicandosi anima e corpo al suo lavoro o a uno dei suoi tanti interessi. I suoi genitori erano morti quattordici anni prima in un terribile incidente stradale. Stavano tornando da una serata a teatro, quando una macchina invase la loro corsia, coinvogendoli in un frontale spaventoso. L’altro automobilista che si scoprì essere ubriaco, morì dopo una settimana. L’unica parente era sua cugina Anna, con la quale aveva un forte legame, dovuto soprattutto al dolore che li accomunava, poiché dentro l’auto quella notte, c’erano anche i suoi genitori, nonché zii di Lorenzo. Si volevano molto bene e pur vedendosi poco, il loro rapporto era strettissimo. Sapevano di poter contare in qualsiasi momento, uno dell’altro. Oltre ad Anna, accanto a Lorenzo stavano due carissimi amici: Corrado e Gianni. Il primo lo conosceva ormai da circa quindici anni, e in più di un’occasione gli aveva dato prova di una vera amicizia. Quasi si consideravano fratelli dal bene che si volevano. Come lui, amava essere libero da legami, e a parte una lunga storia alquanto sofferta con una ragazza di Firenze, non aveva mai avuto relazioni durature. Il secondo lo conosceva da circa tre anni. Glielo aveva presentato Corrado, dopo averlo conosciuto a una rassegna di film d’essai. Un ragazzo timido e con un passato doloroso alle spalle. Orfano a sei anni e senza parenti prossimi a prendersi cura di lui, era entrato in un istituto, per uscirne solo al compimento dei diciotto anni. Trovato lavoro, si era costruito una sua vita, incontrando anche una ragazza con la quale mettere su famiglia. Invece proprio lei, gli regalò un secondo grande dolore, lasciandolo pochi mesi prima delle nozze, per mettersi insieme a un caro amico comune. Il dispiacere lo fece cadere in un forte esaurimento nervoso, e dovette trascorrere diversi mesi in clinica prima di riprendere ancora una volta le redini della sua vita. L’unico segno che ancora portava come ricordo di quel periodo, era un disturbo, che si manifestava quando parlava in stato di nervosismo o agitazione. Pronunciava la lettera effe al posto della esse, creando a volte divertenti siparietti. Corrado soprattutto, essendo un tipo allegro e caciarone, spesso lo stuzzicava, innervosendolo fino a portarlo a quel punto. Gianni comunque non se la prendeva mai. Voleva un mondo di bene a quei due uomini, che lo avevano portato a credere nuovamente al valore sacro dell’amicizia. Erano un trio affiatatissimo, nonostante gli anni di differenza e il tipo di lavoro praticato. Lorenzo regista quarantottenne era il più grande, poi Corrado quarantenne ragioniere presso un commercialista, e infine Gianni ventinovenne traduttore per varie case editrici. L’unico dei tre, che si poteva permettere di lavorare a casa.

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