SHAPES+INTERVISTA NICOLAPEGG

REGIA: NICOLAPEGG

ATTORI: MARTINA CARNIATO

REPERIBILITÀ: SI TROVA SU YOU TUBE

GENERE: HORROR PSICOLOGICO     ANNO: 2017

DISTRIBUZIONE ITALIANA: BLOOR PICTURES (INDIPENDENTE)

 

Questo corto del regista Nicolapegg è un’opera molto sperimentale e di non facile interpretazione, questa volta il regista fà del minimalismo e dell’introspezione le sue armi da battaglia, girando il tutto in un’elegante bianco e nero. L’opera si apre con un enigmatico interrogativo “che fine ha fatto la semplicità?” Subito dopo una ragazza si sveglia sul palcoscenico di un teatro deserto, un luogo molto inquietante fatto di luci ed ombre,  sul fondo della sala si aggira una figura inquietante, un’ombra malvagia che seguirà la protagonista in un percorso onirico/psicologico fra le mura del teatro deserto che si tramuta quasi in un luogo metafisico.

Che cos’è l’ombra minacciosa? Un alter ego della protagonista? La parte sconosciuta e nascosta di sè stessa? Un fantasma? Difficile dirlo… il regista preferisce lasciare molto spazio all’interpretazione dello spettatore, basandosi molto sull’atmosfera a su splendidi giochi di luce/ombra, il corto è privo di dialoghi e ciò contribuisce a creare un’atmosfera opprimente in cui la recitazione è tutta basata sull’espressività dell’unica attrice coinvolta. Un corto enigmatico, ben girato che ha quasi il sapore di una pièce teatrale.

Cari amici è arrivato il momento di parlarne un po’ direttamente col regista!

Dott.trash: “Shapes” sembra essere un’opera molto atipica e introspettiva, quasi sperimentale, come mai hai deciso di addentrarti in questi territori?

Nicolapegg: Shapes è un cortometraggio in qualche modo sperimentale, un’opera che in parte può avvicinarsi ad A Wistful Memory che per l’appunto assieme a Shapes ed a The Eternal Cycle of Illusion (in fase di produzione) formeranno la “Trilogia delle illusioni”. In questo cortometraggio quello che cambia rispetto alle precedenti opere è la struttura narrativa e la fotografia, ma in realtà il tema della “crisi/perdita d’identità” è un argomento che ho già affrontato in altri corti come: Life in a Dream, Qualcuno ci Chiama e Riflesso o Riflessi. Volevo realizzare un’opera “matura” e con una forte idea centrale, sviluppandola con una fotografia un po’ atipica ma molto ispirata, utilizzando una location che rappresentasse la “culla” del concetto che affronto.

Dott.trash: A mio parere la scelta di un elegante bianco e nero è stata molto azzeccata, a colori non sarebbe stata la stessa cosa, sarebbe radicalmente cambiato il risultato finale, concordi?

Nicolapegg: Lo credo anch’io, la scelta di realizzare Shapes in bianco e nero si è definita fin da subito con l’idea di messa in scena che avevo per esaltare l’aspetto psicologico del personaggio. Il bianco e nero di fatti è una tecnica usata spesso per dare già ad un primo sguardo un idea che l’opera si porterà a trattare un tema molto profondo che non si limita ad un livello solo di lettura. E come dire allo spettatore “vai oltre i colori e scoprirai cosa voglio esprimere”. Oltre che personalmente preferisco un buon bianco e nero studiato, con ombre marcate in stile “Espressionismo tedesco” e una escalation di sfumature grigie ad una palette colori desaturizzata, ovviamente sempre se ha una giustificazione narrativa.

Dott.trash: In “Shapes” abbiamo un ambiente interno (un teatro) che diventa quasi un dedalo in cui la protagonista si perde, mi interessa molto questa idea di labirinto che a mio parere emerge prepotentemente nell’opera, puoi dirci qualcosa riguardo a quest’aspetto?

Nicolapegg: Come detto precedentemente, la scelta di utilizzare come location un teatro era fondamentale per la richiesta narrativa dell’opera. Simbolo della finzione e della recitazione si sposa a pennello per la metafora dell’attore costretto ad inscenare molteplici parti in quello che è l’eterno palcoscenico della vita. Un teatro oscuro anche un po’ sinistro dove non si vedono i confini. Di fatti per tutta l’opera si ha una forte sensazione di smarrimento, dovuta all’oscurità che circonda il nostro personaggio che altro non è che l’ignoto di non sapere chi siamo veramente, sentendoci i soli nel mondo a voler cercare la nostra vera essenza, la nostra semplicità.

Dott.trash: Mi sembra che sul sonoro sia stato fatto un ottimo lavoro, quasi una sincronia fra effetto sonoro e immagine, concordi?

Nicolapegg: Sono molto soddisfatto del lavoro che ho intrapreso col montaggio sonoro. Mi sono imbattuto in una ricerca minuziosa per trovare le tracce sonore giuste e gli effetti audio adatti per ricreare l’atmosfera che avevo in mente per Shapes. Una nota a mio avviso interessante è quella dell’utilizzo di alcune sonorità tradotte dalle vibrazioni emanate da alcuni pianeti del sistema solare che la Nasa ha convertito e che ora sono di dominio pubblico. I suoni che ho utilizzato derivano dagli anelli di Urano e da Plutone. Ho voluto utilizzare questi suoni perché come i pianeti sono circondati dall’oscurità dello spazio anche la nostra protagonista è circondata dall’oscurità dell’ignoto.

Dott.trash: Cosa volevi esprimere con questo tuo lavoro? Che c’è una parte nascosta di noi che non conosciamo e che ci spaventa? (sostanziata a mio parere dallo spettro/ombra che segue la protagonista)

Nicolapegg: “Che fine ha fatto la semplicità? Sembriamo tutti messi su un palcoscenico e ci sentiamo in dovere di dare spettacolo.” Questa è la frase di Bukowski che si materializza prima dei titoli di coda e che di fatto rappresenta a parole quello che l’intera finzione scenica ha voluto rappresentare, ovvero la perdita della nostra identità. Il personaggio all’interno di questo universo teatrale che altro non è che un anfratto della sua mente, cerca disperatamente la sua vera identità, trovando però solo altre infinite copie di se stesso, con la consapevolezza finale che egli stesso è soltanto una sagoma della sua essenza, finendo così per accettare la dura realtà d’ogni giorno, fingere di essere chi non si è. L’idea appunto è quello di rappresentare la necessità di “indossare una maschera” per essere come la società e le altre persone vogliono che noi siamo, ma facendo così perdiamo la nostra vera identità, finendo per diventare a nostra volta una delle tante sagome di noi stessi.

Dott.trash: Ho saputo che questo corto è stato accolto molto bene, sei soddisfatto del risultato finale oppure c’è qualche dettaglio che cambieresti?

Nicolapegg: Fortunatamente Shapes sta avendo ed ha avuto delle buonissime critiche. Sono molto soddisfatto del risultato finale e sinceramente avrei pochi dettagli che mi piacerebbe aggiustare (magari una leggera nebbiolina a rasoterra non mi sarebbe dispiaciuta). Questo perché la pre-produzione è stata molto accurata, con molteplici prove di messa in scena, sia per testare il comparto fotografico, attoriale e gestionale dei movimenti dell’attore in rapporto allo spazio scenico.

Ringrazio Nicolapegg per la bella intervista che mi ha concesso.

 

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