FUNNY DICE+INTERVISTA NICOLAPEGG

 

REGIA: NICOLAPEGG

ATTORI: MARTINA CARNIATO

REPERIBILITÀ: SI TROVA SU YOU TUBE

GENERE: HORROR AMATORIALE

ANNO: 2017

DISTRIBUZIONE ITALIANA: CORTO AMATORIALE INDIPENDENTE

 

In questo corto di Nicolapegg, torna un personaggio ricorrente nell’immaginario horror: il clown, questa figura è stata trattata in molti modi nel corso degli anni; maniaci mascherati (La casa dei mille corpi), creature non umane (IT, Killer Klown from outer space),  assassini (Il clown assassino) e chi più ne ha più ne metta. Il regista si avvale ancora una volta (come ne caso di “Shapes”) del bianco e nero per quasi tutta la durata del corto che si rivela un’opera più profonda e introspettiva di quanto si possa pensare a prima vista.

Qui infatti emerge il tema della solitudine e della malattia, un universo in cui Francesca (Martina Carniato) è una ragazza sola la cui unica saltuaria compagnia è un dottore che viene a farle visita, poi un giorno trova una vecchia valigia di cianfrusaglie (fra le quali anche un cappello da clown…) contenente una macabra filastrocca scritta su un foglio che parla di un fantomatico “Funny dice” una sorta di spiritello cattivo vestito da clown che si può evocare tirando tre dadi e facendo uscire tre volte il numero 6, ovviamente Francesca avrà il suo bel da fare per sfuggire al malefico spirito. C’è anche il tema della crisi d’identità riscontrabile nel monologo davanti allo specchio in cui Francesca afferma di fingere di vivere, inoltre l’atmosfera di profonda solitudine è sottolineata da lunghe sequenze che ritraggono la protagonista a pranzo da sola.

Ovviamente il corto entra nel vivo dell’azione a partire dall’evocazione di “Funny dice“, regalandoci la sequenza dell’armadio, scena carica di tensione in cui c’è il classico gioco del gatto che caccia il topo. Il film sembra un po’ un tributo ad IT, infatti le due creature hanno in comune il fatto di riuscire a creare spaventose allucinazioni che nel corto in questione si sostanziano nella buona scena dei dadi nel piatto, sequenza terrificante in cui i dadi evocatori diventano oggetto allucinato di un macabro spuntino. Un corto sicuramente ispirato agli horror anni ’80 dove è possibile rintracciare anche una citazione di “Poltergeist” nella scena allucinante in cui il clown tormenta la protagonista attraverso lo schermo del televisore, è curioso poi l’arrivo improvviso del colore nei minuti finali, a sottolineare la fine di un’incubo e l’inizio di una vita più serena. Un corto ben girato da un regista che dimostra di conoscere la materia trattata e il linguaggio cinematografico.

E adesso cari amici eccovi una bella intervista col regista Nicolapegg:

 

DOTT.TRASH:PER FUNNY DICE HAI OPTATO PER IL BIANCO E NERO PER LA QUASI TOTALITà DELLA PELLICOLA, PUO DIRCI QUALCOSA RIGUARDO A QUESTA PARTICOLARE SCELTA?

NICOLAPEGG: All’inizio per la fotografia di Funny Dice l’intenzione era quella di utilizzare una palette di colori molto fredda, composta da toni chiari e poco saturi. La scelta del bianco e nero è stata decisa poche settimane prima delle riprese, di fatti per il clown avevamo anche procurato delle lenti a contatto rosse, con la convinzione di girare a colori. Improvvisamente però ho pensato: “Ma se girassimo in bianco e nero per sottolineare la psicologia del personaggio (l’aver perso la voglia di vivere, sentendosi di in un mondo privo di emozione e grigio) poi con la ribellione a questa sua condizione mentale e il ritorno a vivere la vita così da far “tornare” i colori?” Federico Allocca il nostro d.o.p inizialmente era scettico a questa proposta, preferiva una colorazione fredda, ma poi a risultato finale si è ricreduto, almeno credo.

DOTT.TRASH: IL COLORE CHE GIUNGE SOLO ALLA FINE SEMBRA QUASI SOTTOLINEARE LA FINE DELL’INCUBO E L’INIZIO DI UNA NUOVA VITA PER LA PROTAGONISTA

NICOLAPEGG: Certamente, infatti è proprio quando i colori appaiono che il bianco e nero acquisisce tutto il suo valore narrativo. L’incubo finisce, o per meglio dire, viene elaborato dalla protagonista e superato, anche se nell’inquadratura finale, Francesca si sofferma a guardare l’orizzonte, consapevole che ci potrà essere un’altra ricaduta nell’incubo, ma sa anche che si può e si deve convivere con queste realtà, che nella vita tutti noi affrontiamo.

DOTT.TRASH: FUNNY DICE A MIO PARERE OMAGGIA IT, PENSO CHE CI SIANO DEI PUNTI FORTI DI CONTATTO FRA IT E IL TUO PERSONAGGIO

NICOLAPEGG: La figura di Funny Dice in parte omaggia Pennywise. Tutti e due sono l’incubo del o dei protagonisti, ma a differenza di It in Funny Dice il clown non è una forma che maschera qualcosa di estraneo a noi umani. Funny Dice è la parte che si rifiuta di superare la perdita del fidanzato di Francesca, proprio perchè è lui stesso la raffigurazione del fidanzato. Un fidanzato che nella vita ha fatto il clown, infatti quando Francesca trova la valigia contenente il cilindro con i dadi non si stupisce dell’esistenza della valigia proprio perchè questa esiste davvero. Funny Dice non è altro che la parte di noi che nel momento in cui subiamo un grave lutto non ha la forza di andare oltre costringendoci a vivere in uno stato di totale apatia. Per concludere, Funny Dice fisicamente non esiste, è una barriera mentale che ha creato la protagonista incapace di elaborare il lutto del fidanzato, creando così il suo incubo.

DOTT.TRASH: É MOLTO INTERESSANTE QUEST’AURA DI MALATTIA E SOLITUDINE CHE REGNA ATTORNO ALLA PROTAGONISTA, É L’ASPETTO CHE MI HA INCURIOSITO PIÚ DI TUTTI, COME MAI LA SCELTA DI UN PERSONAGGIO COSÍ SOLITARIO E MALATO?

NICOLAPEGG: Funny Dice ha per protagonista un personaggio che per la sua incapacità di superare un lutto si ammala di depressione. La scelta di una protagonista così mi è venuta dalla volontà di creare un prodotto ibrido tra il drammatico e l’horror, che potesse far riflettere trattando un tema profondo ma anche intrattenere e spaventare con una sviluppo di trama più orrorifico. In qualche modo Funny Dice è un precursore di “Shapes” in quanto tenta di essere profondo mantenendo delle meccaniche ed un’atmosfera sinistre.

DOTT.TRASH: MARTINA CARNIATO è ANCORA UNA VOLTA LA PROTAGONISTA DI UN TUO CORTO,COM’È NATA QUESTA COLLABORAZIONE?

NICOLAPEGG: Martina l’ho conosciuta al primo anno di filmmaking presso l’accademia di cinema Mohole di Milano, in una delle tante lezioni con il corso di acting. Facemmo amicizia e successivamente la contattai per la nostra prima collaborazione in “Little Trouble in Big Eatery”. Martina è un’attrice molto versatile, riesce a calarsi in ruoli più solari e divertenti come in “Little Toruble..” ma anche in parti più difficili e profonde come è stato in “Shapes”.

Ringrazio Nicola per questa bella intervista.

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